Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Recensione

Il mare senza stelle

C’è un pirata nel sotterraneo.

(Il pirata è una metafora, ma anche una persona).

(Il sotterraneo potrebbe essere considerato, a buon diritto, una prigione).

Inizia così Il mare senza stelle di Erin Morgenstern, un fantasy young adult, uno di quei libri che tengono incollati alle pagine fino alla fine, anche in piena notte perché, ad un certo punto, diventa impossibile lasciarlo andare.

Bisogna innanzitutto dire che la scrittura di Erin Morgenstern è decisamente particolare, caratterizzata da frasi brevi e a tratti ripetitive, ma rimanendo comunque scorrevole e piacevole. Ho apprezzato molto la struttura del libro nel libro, il mondo che è riuscita a creare e che invoglia a visitare, oltre che ad immaginare.

E’ un libro che narra di porte e castelli, di cuori, piume, spade, chiavi e corone, di gufi, topi e gatti, della luna e delle stelle, di Fato e Tempo. Ed è veramente difficile parlarne senza fare spoiler, perché tutto quello che accade lo si ritroverà alla fine. E’ un libro che richiede molta attenzione durante la sua lettura, dal momento che ci sono diversi salti temporali che sono fondamentali al fine ultimo della storia (o delle storie?). Tutto ruota intorno all’allegoria: avete presente i tarocchi che Fazi Editore regalava ai primi cento che avrebbero effettuato l’acquisto del libro? Ecco, allora state attenti, perché la scelta non è affatto casuale.

Tutto inizia con il ritrovamento di un libro da parte dello studente di Nuovi Media Zachary Ezra Rawlins nella biblioteca della sua università. Il libro in questione si intitola Dolci Rimpianti e la sua particolarità è quello di non avere un autore e alcun tipo di informazione sulla sua pubblicazione. Niente di niente. Tant’è che non è neanche registrato all’interno del sistema informatico bibliotecario.

Zachary riesce comunque a prendere in prestito il libro e fa subito una scoperta sconcertante: l’ultima parte del libro parla di un episodio della sua infanzia, che ancora ricorda, mentre vede una porta disegnata su un muro che vorrebbe aprire, ma che non apre e dove viene chiamato Il figlio della Veggente (sua mamma è proprio una veggente, di quelle che leggono i tarocchi). Da questo momento decide di saperne – o forse capirne – di più e inizia tutta una serie di ricerche che hanno inizio con tre simboli, tre indizi, che vede disegnati sulla copertina del libro: un’ape, una chiave e una spada. Dopo aver trovato una foto su internet di una ragazza mascherata che aveva una collana con proprio questi tre simboli come ciondoli, decide di partire per New York, dove ogni anno si tiene la festa in maschera dove c’era proprio la ragazza nella foto, nella speranza di incontrarla e cercare spiegazioni.

Per coloro che provano nostalgia verso un luogo dove non sono mai stati.

Coloro che cercano anche se non sanno cosa (o dove) sia ciò che stanno cercando.

Coloro che cercano, troveranno.

Le loro porte li stanno aspettando.

Comincia quindi l’indagine di Zachary, che lo porterà prima al Club dei Collezionisti e poi riuscirà finalmente ad aprire la famosa porta che lo condurrà nel Cuore, dove incontra il Custode, un uomo con lunghe trecce in cui sono incastonate delle perle, una per ogni anno in cui ha vissuto lì. L’avventura di Zachary è accompagnata da un uomo avvenente di circa mezz’età che si fa chiamare Dorian e da una ragazza con i capelli rosa, Mirabel. Quest’ultima in particolare sarà la conduttrice del “gioco”, che indirizzerà Zachary verso le scelte migliori (se per lei stessa o per il protagonista… non sono tenuta a specificarlo).

Dopo una serie di vicissitudini e incontri, di storie e fiabe (alcune bellissime, sotto ne riporterò un pezzo che considero una piccola poesia d’amore), di persone sparite e ritrovate, di conigli e di api, Zachary riesce infine a mettere i tasselli al loro posto e a trovare sia l’amore che il tanto famigerato mare senza stelle.

“Dovrò andarmene domani mattina”, ripeté la donna. Una lacrima le scivolò sulla guancia.

“Con questo tempo, chi riesce a capire quando è mattina?”, disse il locandiere, e la donna sorrise.

Si alzò dalla sedia vicino al fuoco e prese il locandiere per mano e lo portò nella sua stanza, nel suo letto, il vento ululò intorno alla locanda, piangendo per l’amore trovato e rimpiangendo l’amore perduto.

Perché nessun mortale può amare la luna. Non per molto.

La locanda alla fine del mondo
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Ho terminato la lettura la settimana scorsa, ma ho dovuto assimilare il libro per bene prima di riuscire a scrivere qualcosa in merito. È veramente un piccolo capolavoro, che va gustato pagina per pagina, mai banale, mai noioso.

Spero di avervi incuriositi e ringrazio Fazi Editore per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima!

Buona giornata, Sognalettori!

Ringrazio Fazi Editore per avermi inviato, oltre al libro, la shopper e i tarocchi!

Qualche dettaglio sul libro

Titolo: Il mare senza stelle

Titolo originale: The starless sea

Autrice: Erin Morgenstern

Editore: Fazi

Collana: Lainya (n. 23)

Pagine: 618

L’autrice

Erin Morgenstern, classe 1978, è un’artista multimediale americana. Nata in Massachusetts, vive a New York. Il mare senza stelle è il suo secondo romanzo.

Pubblicato in: Libri, Mondadori, Recensione, Review Party

Middlegame – Review Party

Ma buongiorno miei carissimi Sognalettori,
oggi sono davvero entusiasta perché posso finalmente parlarvi di una nuova pubblicazione, nonché di un vero e proprio gioiello del fantasy internazionale.

Middlegame è l’ultimo romanzo di Seanan McGuire ed è stato portato in Italia dalla Mondadori che, grazie a questo evento, mi ha permesso di leggerlo in anteprima.

L’autrice è riuscita a creare un romanzo stupefacente, in grado di miscelare fantascienza e fantasy in parti uguali, creando una corsa selvaggia dall’inizio alla fine (o dalla fine all’inizio?).

Prima di cominciare voglio ringraziare Miriam Giorgi per avermi coinvolta nell’evento, e la Mondadori per avermi donato una copia digitale del romanzo.

Titolo: Middlegame

Autore: Seanan McGuire

Editore: Mondadori

Collana: Oscar Fantastica

N.Pagine: 528

Genere: Fantasy – Fantascienza

Trama


Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo. 
Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica.
I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora. 
E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare “dei in Terra” è una cosa possibile.
Pregate soltanto che non accada.



Cosa ne penso

Strana premessa, sì. Onestamente, non credo di aver letto niente del genere, ed è ciò che rende questo libro così straordinario. La McGuire trasporta costantemente il lettore in un giro vorticoso di varie linee temporali, obbligandolo a pensare a tutte le variabili possibili della propria esistenza, che potrebbero essere modificate o migliorate, creando centinaia di opzioni e conclusioni differenti; infatti, il titolo Middlegame, in italiano Mediogioco, prende spunto dal termine utilizzato negli scacchi per indicare la fase di una partita successiva all’apertura, ma precedente al finale. È difficile stabilirne esattamente l’inizio e la fine, ma sappiamo che è legato al gioco finale. Questo concetto è il sunto perfetto del romanzo.


Vi ho confusi vero?
Più o meno così
? ⬇️

Ok. Scusate, cercherò di essere più chiara..

In Middlegame di Seanan McGuire, l’alchimia e la scienza si fondono per creare un nuovo ordine mondiale.


Un alchimista americano, nonché il nostro creatore cattivo e burattinaio, di nome John Reed (egli stesso creato dalla geniale alchimista Asphodel Baker), si prefigge di ottenere il massimo potere, incarnando i principi alchemici in due persone. Il piano è di dividere i principi di controllo dell’universo in due metà che, mentre separate, sono relativamente quiescenti, ma quando messe insieme otterranno il potere supremo, noto come Dottrina dell’Ethos.
Detto in parole povere, Reed vuole controllare il mondo e dimostrare a tutti che l’alchimia e la scienza possono essere unite per modificare il meccanismo regolatore dell’universo. Il suo scopo è quello di aprire le porte della Città impossibile e riportare la magia nel mondo; così, inizia a condurre vari esperimenti e ad usare i bambini come cavie, il che ci porta ai gemelli:

  • Roger è un bambino precoce ma tranquillo e socievole, che ama le parole, la loro forma, adora il linguaggio e la lettura.
  • Dodger è ugualmente precoce ma più problematica, complessa e meno socievole, con un dono per l’aritmetica e la scienza. Inoltre, la ragazza, ama la difficoltà dei numeri e li conosce come se sé stessa.

Due metà perfette che si completano a vicenda.

I gemelli sono stati separati alla nascita da Reed e per poter sviluppare il loro potenziale, non avrebbero dovuto conoscersi né incontrarsi, non fino al momento giusto, e per questo vengono adottati da due famiglie che abitano ai lati opposti del paese. Eppure, nonostante i due vivano in città lontanissime, riescono a conoscersi all’età di 7 anni, tramite una connessione telepatica. Presto diventano amici e iniziano ad aiutarsi a vicenda con i compiti e a scuola, perché oltre a poter comunicare possono vedere con gli occhi dell’altro. I due protagonisti danno così inizio a un processo che nessuno dei due poteva immaginare. Ma se fosse troppo presto? Non sanno cosa li aspetta una volta cresciuti, non sanno a cosa può portare la loro connessione e non sanno per cosa sono stati realmente creati. Il tempo ha iniziato a ticchettare fin dall’istante in cui sono nati e la loro strada è già stata programmata da chi ha un piano prestabilito. Le vere domande sono:
la percorreranno e andranno nella giusta direzione?
è possibile riscrivere la propria storia?

L’autrice è fantastica nel descrivere la condizione della psiche e dei sentimenti umani. Incontriamo i gemelli da bambini, che frequentano le elementari, li vediamo da adolescenti e da giovani adulti. In ogni fascia d’età, le descrizioni e le caratteristiche dei loro pensieri, sentimenti, desideri e insicurezze sono perfettamente calibrati e adatti ai loro anni biologici:
Sentiamo la confusione e il dolore che i bambini ottengono quando vengono respinti.
Sentiamo il desiderio di accettazione proprio di ogni adolescente.
Sentiamo il potere del legame tra i giovani adulti.
La McGuire non ci mette soltanto nelle menti di Roger e Dodger, ma nei loro cuori e addirittura all’interno delle loro anime.
Il loro rapporto è un qualcosa di unico e mi ha sciolto il cuoricino.

Ma non fatevi ingannare, Middlegame può avere come protagonisti bambini e adolescenti, ma è un romanzo per adulti. Al suo interno troviamo temi come il bullismo, violenza, suicidio e tortura, e alcune scene potrebbero dar fastidio alle persone più sensibili (tipo questa ⬇️).

Siete curiosi di sapere perché c’è una mano-candela sulla copertina del libro, vero? Beh, anche io lo ero… ma dovrete scoprirlo per conto vostro, leggendo il libro!!!

Ho adorato i personaggi e la parte introduttiva del romanzo, in cui ci vengono presentati i protagonisti e impariamo a conoscerli. La parte iniziale è stata coinvolgente e piacevole, soprattutto leggendo i primi contatti tra i due bimbi e i vari momenti di quotidianità e di affetto. Nella seconda parte c’è più azione e suspense, soprattutto verso al fine.

La traduzione è ottima e l’editing impeccabile, merito della Mondadori che sta facendo un lavoro magistrale con le sue nuove uscite.

Una delle abilità maggiori dell’autrice è quella di catturare l’attenzione del lettore fin dalla prima pagina e non lasciarla mai andare.
Middlegame inizia con un finale ed è un libro raccontato con una prosa quasi cinematografica:
L’inizio è presentato con “Libro VII: La Fine”, contenente un singolo capitolo intitolato “Fallimento”, che si svolge -cinque minuti troppo tardi, trenta secondi alla fine del mondo-.
Prima ancora di leggere la prima riga del romanzo ero già curiosa e tesa. Il primo capitolo dura soltanto due pagine, ma la McGuire ne trae il massimo perchè ci mostra la posta in gioco della storia e ci da un piccolo assaggio dei protagonisti e delle loro particolari doti.
Subito dopo riavvolge il tempo e ci mostra la genesi della storia, più di 100 anni prima, intitolandolo ”Libro 0: L’inizio”.
Già dai primi capitoli, l’autrice ci fa porre moltissime domande, a cui risponderà durante la trama del romanzo.

Lo stile è originale, complesso, coinvolgente, nuovo e mai banale, infatti mi ha conquistata fin da subito. I dialoghi sono fantastici, con il giusto umorismo e sarcasmo, ma si trasformano e danno il giusto peso nelle situazioni più difficili.

Il libro uscirà domani, martedì 21 luglio e non vedo l’ora di avere la mia copia cartacea.

Consiglio la lettura di Middlegame ai grandi appassionati del genere Fantasy (se non sono deboli di cuore) e a coloro che cercano una storia ricca di dettagli.

Pochi giorni fa l’autrice ha annunciato che il sequel di Middlegame sarà pubblicato nella primavera del 2022.

Voi siete pronti a conoscere Roger e Dodger?
…e a scoprire cos’è successo alla povera mano in copertina?

Vi lascio i link delle ragazze che partecipano all’evento insieme a me 💜

Seanan McGuire (Martinez, California, 1978), scrittrice di urban fantasy e thriller fantascientifici, nonché musicista, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio John W. Campbell per la miglior sceneggiatura alla World Science Fiction Convention 2010, il Nebula, l’Hugo e il Locus per il miglior romanzo breve con Every Heart a Doorway.

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La Ruota d’Argento – Blog Tour: Ambientazione

Buongiorno Sognalettori 💜

e Benvenuti alla primissima tappa del Blog Tour dedicato a La Ruota d’Argento, romanzo fantasy e di avventura, nato dall’immaginazione di Daniela Maccarrone, alias Dama Berkana.

Il Tour durerà dall’ 8 al 29 luglio e sarò diviso in 4 Tappe.
Ogni mercoledì, io e altre tagazze, vi accompagneremo alla scoperta di una particolare tematica riguardante il romanzo:

Voglio subito ringraziare Daniela, che mi ha scelta per leggere il suo primo romanzo in anteprima, dandomi la possibilità di compiere un fantastico viaggio dentro a magiche foreste, suggestive isole, regni nascosti, ma anche all’interno del misterioso e profondo aldilà.

Trama


«Sappiamo che ci sono tre notti durante l’anno in cui (…) tutto sembra diverso e nelle quali la natura sembra esserci ancora più vicina del solito…e la prima di queste notti coincide con la diciassettesima del mese di Samon. La notte in cui tu e tuo padre Irven scampaste a morte certa…»

Ogni anno, durante tre magiche notti, fenomeni inspiegabili avvengono nella mitica terra di Iperborea. Fuochi fatui e strane manifestazioni prendono vita, inquietando e affascinando gli abitanti del regno. Re Ailim, attratto e incuriosito da quegli avvenimenti speciali, sente che qualcosa lo sta chiamando e che i segreti della rigogliosa foresta di Aramo non attendono che la sua venuta. Contrariamente, il suo migliore amico, nonché Primo Cavaliere, Cahal non si lascia abbindolare da ciò che ritiene essere una mera suggestione degli Iperborei sui misteri della loro grande isola. Tuttavia, né Ailim né Cahal avrebbero mai potuto immaginare quanto ciò che si celava dietro le speciali notti del mese di Samon avrebbe cambiato per sempre non solo le loro vite, ma quelle dell’intero Cosmo… 


Ambientazione

Nell’ultimo articolo vi ho parlato delle magiche ambientazioni arabe e della mitologia islamica, ora voglio prendervi per mano e trasportarvi all’estremo Nord, in un luogo altrettanto magico e suggestivo, legato alla mitologia celtica.

L’ambientazione, o meglio, le ambientazioni sono state una vera scoperta e mi hanno fatto conoscere un mondo e una cultura a cui non mi ero mai avvicinata. Le atmosfere celtiche impregnano ogni pagina e, con i loro culti, i loro villaggi e i loro miti, insieme al velo di magia e mistero che coprono tutto il romanzo, mi hanno trasportata subito nell’isola di Iperborea.
Come vi ho anticipato all’inizio, la fantastica isola non è la sola ambientazione del romanzo e, a poco a poco, vi accompagnerò anche nell’oltretomba, ma andiamo con ordine:

Iperborea


Per il nome, l’autrice prende spunto dalla leggendaria terra di Iperborea, un paese perfetto che, secondo le antiche credenze, era situato a nord della Grecia. In molti l’hanno addirittura identificata con la mitologica Atlantide.
Nel romanzo è un’isola situata ai margini del mondo, sopra la Groenlandia.

Iperborea è un’isola vasta, prevalentemente pianeggiante e molto fertile. La maggior parte del suo territorio è ricoperto da Aramo, una foresta accogliente e misteriosa, talmente vasta che i nostri protagonisti ci mettono anni per esplorarla come si deve. È posta vicina all’oceano, così tanto che l’odore della brezza marina si mischia con l’intenso profumo di pino; nelle stagioni calde, il sole bacia una ad una le diverse e coloratissime piante, creando un’atmosfera suggestiva e incantata, merito anche dei vari canti degli animali, che vivono in armonia al suo interno. Gli Iperborei (chiamati anche Tuatha De Danann) sono un popolo amante e rispettoso della natura, tanto da scegliere di non abbattere gli alberi per creare nuovi centri abitati, o per ingrandire quelli già esistenti. Gli insediamenti umani dell’isola sono composti da villaggi e cittadine, di solito di piccole dimensioni. La città più popolata e ricca, è la capitale Ohn, composta da molte abitazioni e botteghe; ma quando qualcuno si trovava nei pressi della capitale, non può non rimanere ammaliato dal magnifico castello del Re che, situato in punta dell’unico promontorio dell’isola, spicca sulla pianura e sull’oceano, dando una buona vista anche su Aramo e sulle colline più all’orizzonte. Il castello è una delle ambientazioni interne più frequenti, è formato da enormi blocchi di pietra che, in alcune stanze, sono state accuratamente levigate e rese lucenti. Tramite gli occhi di Ailim possiamo ammirare l’alba dal castello, con il sole che bacia l’oceano, creando giochi di colori e di luci meravigliosi.

Tra i villaggi più importanti dell’isola troviamo:

  • Ronat: situato a Nord, è il villaggio natale di Draucus. La gente del posto è particolarmente bigotta e ignorante, e per questo gli estranei preferiscono evitare di avere contatti con loro.
  • Birte: il suo nome significa ”splendida”, infatti è uno dei villaggi più floridi e produttivi dell’isola. A differenza di Ronat, è un posto accogliente, che emana benessere e serenità.
  • Duir: è il villaggio dei sapienti Druidi, che purtroppo viene distrutto all’inizio del romanzo da un disastroso incendio.
  • Mada: una cittadina poco più a nord di Birte.

La vegetazione di Aramo è colorata, rigogliosa e armoniosa, ma ha una sola macchia nera, nei pressi del Lago Selma, in cui la vegetazione è secca o appassita. Il Lago si trova in prossimità di Ronat ed è una zona putrida e grigia, che tutti gli esseri viventi evitano.

Nel cuore di Aramo, nascosto dagli occhi dei comuni mortali, troviamo il Nemeton: un albero sacro, il cui un custode può connettersi con la Dea e gli altri popoli. Il Nemeton degli uomini è una quercia secolare, che può essere presidiata soltanto da un custode Druido: un essere puro, con le conoscenze necessarie per comprendere il linguaggio degli Dei, della natura e del Cosmo. La Quercia sacra, insieme a una porzione del bosco a lei circostante, viene nascosta dagli occhi dei comuni mortali, sia per preservarla dal contatto con esseri non degni, che per nasconderla dagli occhi delle forze oscure, infatti, è un’area sacra tanto potente quanto fragile.

Le descrizioni sono piacevolmente vivide, ogni cosa, luogo, o persona ha un nome con un significato ben preciso, spiegato durante la lettura, o specificato nel ricco glossario a fine libro.
Ho adorato perdermi tra gli alberi di Aramo, immaginare i suoi misteri, sentire i suoi profumi nelle varie stagioni e ascoltare la melodia della natura; ad un certo punto ho anche messo una musica rilassante per ricreare l’atmosfera.

L’autrice è abile nel descrivere i luoghi in maniera dettagliata e incantevole, infatti sembrano ambientazioni vive, con una personalità e con un’anima (soprattutto Aramo). Queste caratteristiche ti fanno affezionare ai posti quasi quanto ai protagonisti e, andando avanti con la lettura capirete il motivo; infatti, come in ogni romanzo fantasy che si rispetti, esistono elementi oscuri e malvagi, che cambieranno le carte in tavola, stravolgendo gli equilibri umani e naturali.

La natura, per i Celti, rappresentava una grande importanza culturale e religiosa, sopratutto gli alberi erano fonte di divinazione, adorazione e culto:

  • Gli alberi sempreverdi, che non perdevano le foglie, erano visti come simbolo di eternità e richiamavano all’immortalità dell’anima.
  • Gli alberi caducifoglie, che perdevano le foglie, erano visti come il simbolo universale della vita. Le foglie che cadono ciclicamente e diventano nutrimento del terreno, per poi ricrescere nel susseguirsi delle stagioni, simboleggiavano l’eterna rinascita.

Le radici che sprofondano nel terreno erano il collegamento con l’Oltretomba, il fusto rappresentava il mondo in cui viviamo e i rami, che si allungano verso il cielo, erano un legame con l’Aldilà.

Nel libro, come nella cultura celtica, la vita umana è strettamente legata alla natura e ai quattro elementi e, con l’arrivo delle forze oscure, anche le ambientazioni ne risentiranno. In particolare, Aramo diventerà marcia, spoglia, priva di animali e di quella magia iniziale che mi aveva tanto conquistata, lasciando solo tristezza e un senso di vuoto, tanto che avrei voluto essere insieme ai personaggi per risolvere la situazione al più presto.

La Valle dei Nascosti

Il Popolo Nascosto, chiamato anche Sidhe, è composto da varie stirpi, tra cui Elfi, Fate, Nani e Gnomi. Tutte le creature sono state maledette da Arawn, Dio Guardiano dell’oltretomba, e per questo vivono esiliate e nascoste agli occhi di tutti, infatti soltanto i Guardiani dei Nemeton sanno della loro esistenza. La loro Terra è il riflesso esatto di Iperborea, ogni fiume, albero e cascata si specchia nel doppione fittizio dell’isola. Un luogo apparentemente perfetto ma effimero, in cui viene riflesso e migliorato soltanto l’aspetto fisico dell’ambiente, ma in cui non trapassano suoni e profumi, creando una triste sensazione di assoluto e vuoto silenzio. Unicamente i Sidhe stessi possono creare rumori, con i loro passi, respiri e parole. La Terra dei Nascosti migliora le imperfezioni di Iperborea: il Lago Selma appare magico e brillante, ma è solo una visione artefatta e inutile, perché gli abitanti non riescono nemmeno a sentire il calore dei raggi del Sole sulla pelle. Una perfezione finta e bugiarda, per una condanna destinata a durare per sempre; inoltre, come se non bastasse, la maledizione consente ai Sidhe di vedere la vera Iperborea e la vita che la popola. Soltanto il custode Elfo del Nemeton può lasciare momentaneamente la Valle dei Nascosti, per consultarsi con gli altri guardiani.
Con il passare del tempo, tutte le creature hanno smesso di guardare la vera Iperborea, e nei secoli si sono dimenticati com’era la vita al di fuori del riflesso.

Nel folklore irlandese e scozzese sono un popolo fatato. Nelle leggende non erano altro che Tuatha De Danann, cacciati nelle profondità della Terra dopo aver perso una guerra e, costretti a vivere in spazi ridotti, divennero sempre più minuti, fino a diventare ciò che noi conosciamo come Fate e Gnomi.

Annwn

Quasi parallelamente alle avventure su Iperborea, assistiamo a un viaggio epico nell’oltretomba, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, in cui vivono gli spiriti dei defunti. Nel libro, come nella mitologia gallese, l’aldilà prende il nome di Annwn e non è un luogo di tormento e di dolore, ma un posto in cui vivono le anime dei morti, nell’attesa di rigenerarsi per rinascere e compiere nuovi cicli vitali.
È governato da Arawn ed è composto da tre cerchi a spirale:

  • Abred: è il cerchio, in cui l’anima viene giudicata tramite i Cristalli del Giudizio, che brillano di colore diverso a seconda del destino dell’anima, basandosi anche sulla tipologia di vita che lo spirito ha condotto sulla Terra.
    La luce Blu indica che l’anima può proseguire il ciclo di reincarnazione e andare nel secondo cerchio.
    La luce Rossa indica le anime che hanno compiuto in vita azioni disonorevoli e non potranno più reincarnarsi, per questo soffriranno eternamente nella voragine del Primo Cerchio, chiamata l’Abisso.
    La luce Verde indica le anime che sono ancora legate alla Terra e non riescono a liberarsi della loro componente umana. Queste non continueranno il ciclo ma torneranno in vita sotto forma di animali.
    La luce Oro indica che l’anima ha finito i cicli di rinascita e può andare in uno dei Regni Beati.
    Il suolo del primo cerchio è roccioso, irregolare e colmo di crepe, al cui interno scorre un liquido luminescente che illumina tutto l’Abred. Il terreno è ricoperto da foglie di betulla, e dal suolo emergono alcuni rami che si intrecciano indicando due sentieri: il primo conduce direttamente all’unica zona sopraelevata, dove troviamo i brillanti Cristalli del Giudizio, il secondo indirizza direttamente nell’Abisso, un’immensa e profonda voragine dove risiedono le anime dei dannati e in cui è imprigionato il nemico principale di tutta l’umanità: Aodhan, l’unico essere vivente in tutto il regno dei defunti.
    Gli animali custodi del cerchio sono i Falchi, mentre quelli guida sono i Cervi della Dea Dana.
  • Gwynfyd: è il secondo cerchio dell’Annwn, ed è il luogo dove gli spiriti aspettano di rinascere per tornare sulla Terra. Ha la forma di un’immensa foresta, in cui ci si sente minuscoli e si vede tutto dal basso, come se fossimo formichine. Dal suolo fuoriescono gigantesche radici che appartengono all’Albero della Conoscenza, che sostiene il Cielo e la Terra.
    La guardiana del cerchio è Cessair. Gli animali custodi sono le Volpi, che possono fondersi con la corteccia di Yggdrasil.
  • Ceuhant: è il terzo cerchio, nonché il più interno dell’Annwn, dov’è possibile apprendere la conoscenza e i misteri dell’Universo. È un luogo accessibile soltanto alle anime più pure, destinate a reincarnarsi come Druidi.
    Il Custode è un Serpente, che vive tra le fronde di Yggdrasil.

Quando le anime hanno finito i cicli di rinascita possono accedere ai Regni Beati, rappresentati come fluttuanti nel Cosmo, attorno alle fronde di Yggdrasil. I Regni Beati sono:

  • Hy – Brasil, in cui risiedono le anime dei Druidi.
    L’animale Custode è il Cigno.
  • Mag Mell, dove si trovano le anime delle persone che hanno svolto nella loro ultima vita dei mestieri legati alla Terra, come cuochi, pastori e pescatori.
    Il Custode del Regno è il Salmone.
  • a Tir na nog si trovano le anime degli artisti.
    I Custodi del Regno sono le Api.
  • Avalon, in cui si trovano le anime dei guerrieri e politi.
    L’animale Custode è l’Orso.
  • Hi – Many è situata sulla superficie lunare, è presidiata da Arianrhod e ospita le anime dei bambini.
    I Custodi sono i Gatti lunari, Ardra e Arela.


    L’ultima tappa di questa fantastica avventura ci porta sulla Luna, uno dei luoghi più magici e misteriosi, che affascina l’umanità da sempre.
    La Dea lunare si chiama Arianrhod (nelle credenze Celtiche era colei che governava il destino delle anime): Arian significa argento e Rhod significa ruota e da qui nasce il titolo del romanzo ”La Ruota d’Argento” cioè la Luna.


La superficie lunare viene descritta come un luogo brillante, con insenature e dossi, che sembrano pieni di argento vivo e pietre preziose. Le rocce presenti sono trasparenti e, al tatto, la loro superficie appare fredda come il ghiaccio. La struttura che spicca di più in assoluto è il raffinatissimo Castello della Dea, che poggia le sue fondamenta su un fiume dai colori verde – azzurro, che continua a scorrere fino sulla Terra, creando il fenomeno dell’aurora boreale; nonostante la magnificenza della dimora della Dea, le stelle sono l’elemento che rubano la scena, riflettendo le loro luci e i loro colori su tutta Hi – Many.


Le tre notti magiche, da cui tutto avrà inizio, rappresentano l’unico periodo in cui il Velo si abbassa e le anime dei defunti possono incontrarsi con i vivi (corrispondono al nostro Halloween).

L’ambientazione di questo romanzo è molto complessa, ma ben spiegata. L’autrice ha fatto un ottimo lavoro di descrizione e mi è difficile pensare che sia il suo primo romanzo.

Cari amici, siamo giunti alla fine anche di questo viaggio magico, che mi ha permesso di conoscere le basi della cultura Celtica.
Presto pubblicherò anche un articolo con la recensione e vi farò conoscere le altre sfaccettature del romanzo, ma per ora non posso far altro che consigliarvi questo fantasy dalle note nordiche, che vi porterà lontano (e al fresco 😜).

Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Recensione

Tornare a casa

Buona sera amici lettori!

Nel mese che si è da poco concluso ho avuto l’opportunità d leggere in anteprima questo bellissimo romanzo della scrittrice tedesca Dörte Hansen intitolato Tornare a casa, edito Fazi Editore, uscito in tutte le librerie il 25 giugno.

La storia è quella di Ingwer Feddersen, figlio di Marret, una ragazza madre diciassettenne e ritardata, e nipote di Sönke ed Elle. Ripercorriamo la sua vita fin da quando è piccolo, che si svolge  in un paesino rurale della Germania del nord, Brinkebüll. Il destino di Ingwer sembra già deciso: negli anni ’60 se sei nato in una famiglia contadina, la via è segnata. Non a caso Sönke gli insegna come arare e concimare, oltre che a spillare birra per i clienti della sua osteria. L’osteria è il fulcro di questo villaggio: qui avvengono feste, riunioni e gli incontri del post lavoro.

Ma succede poi qualcosa di straordinario a Brinkebüll: Ingwer inizia le elementari e, come constata anche il maestro Steensen – che di giovani ne ha visti! – è molto bravo e intelligente e lo incita quindi a continuare gli studi, prima il ginnasio e poi l’università, perché una mente come la sua non può rimanere chiusa in un piccolo villaggio. E così succederà: il figlio di una ritardata, con stupore di tutti gli abitanti, diventa addirittura professore universitario.

Ingwer Feddersen di Brinkebüll, che aveva rifiutato la sua vita ereditata. Che aveva detto no a una locanda sul Geest, ai quindici ettari di terreno, alla casa e alla fattoria. No a tutto quello che Sönke Fedderson, il vecchio, voleva dargli. No alla moglie e ai figli. Semplicemente no, grazie mille. Ma a cosa aveva detto sì? Se Brinkebüll non faceva per lui e neanche la casa condivisa a Kiel, qual era la sua strada?

Alla soglia dei cinquant’anni, però, come si intuisce anche dalla citazione, Ingwer capisce che qualcosa non va come dovrebbe nella sua vita, a partire dalla convivenza decisamente equivoca con Ragnhild e Claudius a Kiel, luogo in cui lavora. Sente che c’è ancora qualcosa da capire, qualcosa di non detto, rimasto a Brinkebüll. Per questo motivo decide di tornare a casa e di prendersi cura dei nonni, ormai novantenni, con problemi di deambulazione l’uno e con demenza senile l’altra.

In questo frangente, ci si accorge di tutti i cambiamenti che il tempo ha inevitabilmente portato con sé e che è, secondo me, una delle parti più belle ed emozionanti del romanzo. Assistiamo al cambiamento di Brinkebüll, da villaggio rurale a villaggio e basta. I “vecchi” abitanti del villaggio sono ormai anziani, i figli hanno preso le loro strade (i giovani non pensano più in cerchio, ma in avanti), il cemento sta prendendo il posto della natura, la scuola elementare ha chiuso, da Berlino arrivano delle persone che si insediano in un mulino ormai in disuso, ci sono lavatrici, supermercati e impianti fotovoltaici:

Da un giorno all’altro tutto era possibile: raddrizzare i fiumi, ampliare i campi, via gli stagni, le siepi e le erbacce, resa più alta, mucche migliori, bambini più intelligenti. Volevano cemento e vetro adesso, luci nelle case, grandi finestre di plastica che non richiedevano nessun tipo di manutenzione. Eternit sui tetti per sempre, via la paglia, che ogni trent’anni si sciupava, Era come se si stessero vendicando di quello che avevano subito in passato, estirpando tutto ciò che volesse crescere, verdeggiare, fiorire e consumare inutilmente. Via tutto ciò che era storto, logoro e misero, da contadino, da bifolco. Si liberavano dalla natura come schiavi dai loro padroni, per tanto tempo erano stati sballottati e logorati, oppressi da forti venti, malnutriti da quella terra. Avevano vissuto come ciuffi di erica, come omuncoli miserabili. Quei tempi erano ormai finiti.

Ho particolarmente apprezzato i racconti relativi alla vita di Marret (su cui vi lascio una citazione e basta, altrimenti rovino tutto!) e come vengono tratteggiati i personaggi, sia principali che secondari, come la bottegaia, l’amico d’infanzia o il prete: sembrano infatti persone che tutti abbiamo incontrato, almeno una volta nella vita.

Ma un altro doveva averlo visto. Seta color blu notte, buonasera, signorina. Uno bravo a fare stime, misurazioni e calcoli. Era tutto perfetto: la luna e le stelle, una notte d’estate, una ragazza che sapeva nascondersi e scomparire. Bella signorina. Niente di straordinario, una storia banale, vecchia come il mondo, solo che Marret ancora non la conosceva.

La sensazione che era nata nelle prime pagine del libro – un mix di malinconia e ilarità, ma uniti alla perfezione – si è confermata alla fine della lettura.

Menzione speciale va anche alla traduttrice di questo libro, Teresa Ciuffoletti, perché si vede che c’è stato un nutrito lavoro da parte sua. Non conosco il tedesco (è una delle poche lingue che manca all’appello!), ma per rendere in italiano alcuni elementi, come per esempio la parlata contadina in contrapposizione a quella più colta, la ricerca deve essere stata molto, molto difficile e particolareggiata.

Tornare a casa è un romanzo intenso con una scrittura fluida, mai banale, mai stancante. Lo consiglio vivamente, in sole 300 pagine sarete catapultati in un paesino completamente sconosciuto della Germania, ma che non potrete non amare, così come i suoi protagonisti. Rimarrete incollati fino all’ultima riga perché durante la lettura vi farete più e più volte una precisa domanda e aspetterete con impazienza la risposta.

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Qualche dettaglio tecnico sul libro

Titolo: Tornare a casa

Titolo originale: Mittagsstunde

Autrice: Dörte Hansen

Editore: Fazi Editore

Collana: Le strade (n. 439)

Pagine: 310

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L’autrice

È nata nel 1964 in un paese vicino a Husum, nella Frisia settentrionale, e ha frequentato l’Università di Amburgo. Ha studiato svariate lingue, tra cui il gaelico, il finlandese e il basco, e ha conseguito un dottorato in Linguistica. In seguito ha lavorato come autrice per la radio e la stampa. Tornare a casa, il suo secondo romanzo, è stato promosso a bestseller dell’anno da «Der Spiegel» e dai librai tedeschi. Ha vinto il Grimmelshausen-Preis e il Rheingau Literatur Preis.