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I capolavori delle impareggiabili penne sororali – Review Party

Bentrovati miei cari Sognalettori,
qualche giorno fa è iniziato il Review Party dedicato a una delle prossime uscite della Mondadori Oscar Vault, ovvero  SORELLE BRONTE I capolavori delle impareggiabili penne sororali, una raccolta di romanzi che contiene al suo interno:
Agnes Grey di Anne Brontë
Cime Tempestose di Emily Brontë
Jane Eyre di Charlotte Brontë. 

Oggi continuo questo splendido viaggio alla scoperta delle sorelle Brontë, parlandovi di Jane Eyre, ma prima voglio ringraziare l’organizzatrice Milena, di Timeless Hopeful Reader e la Mondadori, che come sempre ha creato un volume favoloso e curato nei minimi dettagli.
Il romanzo uscirà nelle librerie il 25 agosto.

 

Titolo:I capolavori delle impareggiabili penne sororali: Cime tempestose-Jane Eyre-Agnes Grey

Autore: Emily Brontë, Charlotte Brontë e Anne Brontë 

Editore: Mondadori

Collana: Oscar Draghi

N.Pagine: 780

Genere: Romanzo gotico – Tragedia –  Letteratura vittoriana – Narrativa

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Da Cime Tempestose, a Jane Eyre, passando per Agnes Grey, fino ai meno noti L’angelo della tempesta, La Signora di Wildfell Hall e Shirley, le tre sorelle Bronte ci hanno lasciato romanzi immortali, capolavori della narrativa ottocentesca pieni di pathos e emozione, ciascuna con la propria voce. A questi romanzi si aggiungono i sublimi versi nei quali rivive tutto il fascino della natura selvaggia delle brughiere dello Yorkshire, tra distese d’erica, roccia e foschia. Questo volume offre l’occasione per riscoprire tre voci femminili originalissime nel panorama letterario, tra incanto, disperazione, e il desiderio insopprimibile di affermare la propria identità.


Trama

– Jane Eyre –

Dopo un’infanzia difficile, di povertà e di privazioni, la giovane Jane trova la via del riscatto: si procura un lavoro come istitutrice presso la casa di un ricco gentiluomo, il signor Rochester. I due iniziano a conoscersi, si parlano, si confrontano e imparano a rispettarsi. Dal rispetto nasce l’amore e la possibilità per Jane di una vita serena. Ma proprio quando un futuro meraviglioso appare vicino, viene alla luce una terribile verità, quasi a dimostrare che Jane non può essere felice, non può avere l’amore, non può sfuggire al suo destino. Rochester sembra celare un tremendo segreto: una presenza minacciosa si aggira infatti nelle soffitte del suo tetro palazzo.


Cosa ne penso

Era il 1848, l’editore George Smith non lo sapeva, ma stava per incontrare l’autore più famoso del periodo: Currer Bell, autore di Jane Eyre, era lo scrittore più ricercato e misterioso del mondo; perfino Smith, che aveva curato e pubblicato il libro, non aveva mai incontrato l’enigmatico autore che, nonostante fosse al suo primo romanzo, aveva comunque rifiutato i suoi esperti consigli per la revisione del libro, ringraziandolo per i suggerimenti, ma ignorandolo totalmente.
Ovviamente Bell aveva fatto bene a non considerare i pareri dell’editore, infatti il suo romanzo è diventato uno dei classici più amati e famosi di ogni tempo. L’uscita del libro destò molto scalpore, e l’alone di mistero che circondava l’ignoto autore era al centro dei discorsi e dei pettegolezzi londinesi. E ora, una donna piccola e minuta stava davanti a Smith, stringendo in mano una delle sue lettere scritte a Currer Bell: era Charlotte Brontë, la vera autrice di Jane Eyre.

Charlotte Brontë

(CHE DONNA!!!)

La prima volta che ho conosciuto Jane Eyre ero in quarta superiore, ma già ai tempi ero rimasta affascinata dalla grinta e dalla abile mente moderna di Charlotte Brontë. È bellissimo rivisitare un classico con occhi nuovi, più adulti e pensare a tutte le generazioni di lettori che, attraverso i secoli, hanno vissuto il romanzo in modo diverso, ma pur continuando a trovare i suoi temi rilevanti e la sua storia affascinante.

Negli ultimi 173 anni, il libro è diventato una pietra miliare della letteratura classica mondiale e spero che leggere l’ennesima opinione su Jane Eyre non risulti per voi ridondante.

Come tutti sappiamo, Jane Eyre è un romanzo autobiografico: Charlotte è la stessa Jane e per capire il personaggio dobbiamo conoscere l’indole anticonformista e il coraggio rivoluzionario della scrittrice, che si è fatta avanti in un mondo in cui le donne erano viste come esseri inferiori, utili solo a cucire, cucinare e procreare.

Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà

In questa citazione di Charlotte c’è la perfetta sintesi del suo pensiero e dei suoi ideali, che ha trasmesso in Jane Eyre attraverso la protagonista.

È interessante leggere un libro scritto molto tempo fa, ma con una protagonista femminile opposta alla figura della donna sottomessa, che era spesso rappresentata nella società del tempo. L’autrice crea una storia che segue la giovane Jane attraverso le sue esperienze a scuola, poi come istitutrice e infine come donna indipendente.

Jane è un personaggio intelligente e acuto, sensibile ma ribelle, coraggioso ma fragile, amante dei libri e dell’arte, con una grande voglia di riscattarsi per trovare il suo posto nel mondo; una donna fuori dal suo tempo, totalmente libera, autonoma e innovativa, con una forte passione amorosa, che è controllata da sani principi morali legati alla sua persona e al suo benessere. Queste caratteristiche compongono una protagonista imperfetta, che piace proprio perchè reale.

Per tutto il romanzo è direttamente Jane che ci parla, ci racconta la sua storia, narra la sua vita, esprime le sue emozioni, descrive il rapporto e i sentimenti con gli altri personaggi, che sembrano quasi persone reali. Attraverso i suoi pensieri e alle sue parole, il lettore si sente sempre più partecipe e coinvolto nella sua vita e, attraverso le pagine, impara a conoscerla, apprezzarla e poi ad amarla.

Possiamo suddividere la storia di Jane in alcune fasi, tutte caratterizzate da luoghi precisi:

  • Gateshead: dove troviamo Jane bambina, come ospite indesiderata di sua zia Mrs Reed e dei suoi terribili figli. Già dall’inizio, la Brontë stabilisce un determinato umore che porta avanti per tutto il romanzo.
  • Lowood: qui Jane è in una scuola inospitale, dove vive un’esistenza di stenti e, nonostante la sua intelligenza e il suo talento, viene vista semplicemente come un peso agli occhi della società, perché povera.
  • Thornfield: dove Jane viene assunta come istitutrice. In questa ambientazione si svolgerà la maggior parte della sua storia, e sboccerà l’amore tra lei e Mr. Rochester, il misterioso e affascinante padrone di casa.

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Ho apprezzato tantissimo il fatto che il romanzo enfatizzi il sé interiore delle persone, soprattutto di Jane, della quale emergono le qualità interiori e non l’aspetto fisico; quasi per dire al lettore di non fermarsi alle sole apparenze, di non giudicare una persona per l’aspetto, perché per Jane la bellezza non è esteriore ma è la sua anima.
Questa caratteristica rappresenta una fondamentale e importante differenza con gli scrittori del tempo, che descrivevano i personaggi femminili come dotati di grande bellezza e di ottime doti casalinghe, quasi con lo scopo di voler dare lezioni morali alle donne dell’epoca.

L’autrice stessa era considerata bruttina, minuta, gracile, piccola e pallida, per questo sapeva quanto la società giudicasse ingiustamente una persona, soprattutto se donna, in base alle caratteristiche fisiche, e usa il suo libro come strumento di denuncia. La cosa che fa riflettere è che dalla pubblicazione del libro sono passati quasi due secoli, ma queste discriminazioni fisiche sono ancora tremendamente attuali in molti ambiti e ambienti.

Charlotte, all’interno del suo romanzo, ha inserito tutto quello che un lettore potrebbe desiderare: sentimenti come amore, passione travolgente, gelosia, amicizia.
Elementi come mistero, colpi di scena e differenza sociali.
Denunce alla società della sua epoca, legate soprattutto alla visione della donna e alle differenze sociali.
Morali di fondo, come non giudicare dall’aspetto esteriore e di rivalutare le persone con il tempo.

La tematica più famosa dal romanzo è il rapporto fra Jane e Mr. Rochester.

«Qualche volta», disse, «ho nei suoi confronti una sensazione curiosa, specialmente quando mi è vicina, come ora. Mi sembra di avere una corda nella parte sinistra nel mio petto strettamente legata a una corda analoga posta nella parte corrispondente della sua personcina. E se mare e terra si frapporranno fra noi, temo che quella congiunzione andrà spezzata, e ho la convinzione che comincerò a sanguinare dentro…»

Mr. Rochester è un tipo meditabondo, difficile da affrontare e testardo, però è anche gentile, premuroso e con un grande senso del dovere. Un uomo diviso tra alcuni segreti inconfessabili e un profondo amore per Jane, la donna che è riuscita a sciogliere il suo cuore indurito da un passato difficile, mettendolo davanti ad una realtà fatta di amore e sincerità.

Tra i due inizierà un amore appassionante, intenso e sempre più complesso, che terrà il lettore sulle spine per tutto il tempo. Quello che ho apprezzato maggiormente di Jane è che non permette mai al suo cuore di dominare sulla sua testa, anche quando significa perdere l’uomo che ama. Perché, nonostante l’amore profondo che la lega a Mr. Rochester, lei decide di lasciarlo, ed è qui che si nota il suo carattere di donna forte e indipendente, capace di plasmare da sola il suo futuro. Un qualcosa che non si era mai visto prima, e che è stato definito da molti come il primo romanzo femminista della storia.

Le donne sentono come gli uomini e come loro hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, hanno bisogno d’un campo per i loro sforzi. Soffrono esattamente come gli uomini d’essere costrette entro limiti angusti, di condurre un’esistenza troppo monotona e stagnante


Ovviamente non è soltanto un libro d’amore, ma una storia di crescita e maturazione di una donna tenace, buona, intelligente, divisa tra l’emancipazione e la paura di essere sottomessa, tra l’amore e la libertà d’animo.

Jane Eyre è un classico favoloso, che emoziona e parla di tematiche ancora attuali da cui si possono tratte insegnamenti. Uno di quei libri da leggere almeno una volta nella vita. Un romanzo scritto da una grande donna che, ancora oggi, con le sue parole, riesce ad arricchire e a scaldare il cuore dei lettori di tutto il mondo.

E il signor Rochester…era ancora brutto ai miei occhi? No, mio caro lettore. La gratitudine, insieme ai molti ricordi, tutti piacevoli e sereni, resero il suo viso l’unico oggetto che amavo contemplare. La sua presenza in una stanza portava più luce di un fuoco immenso.

Se non avete ancora letto Jane Eyre, vi consiglio di comprare il volume della Mondadori per conoscere e leggere anche le storie scritte dalle sue talentuose sorelle.

Il Review Party non finisce qua, vi lascio le date e i link per gli altri Blog:

Sorelle Brontë: Charlotte (1816-1855), Emily (1818-1848) e Anne (1820-1849), erano le figlie del pastore anglicano di origini irlandesi, Patrick Brontë. Nel 1812 sposò una donna di salute cagionevole, che gli diede sei figli prima di morire nel 1821. 
A quel tempo il Reverendo Brontë era il rettore della parrocchia di Haworth, nello Yorkshire, e chiese alla cognata, Elizabeth Branwell, una donna severa e austera, di aiutarlo ad allevare i figli. La donna accettò, ma i bambini erano abbandonati a loro stessi, inoltre il reverendo trascorreva la maggior parte del suo tempo a studiare. 
Nel 1824 quattro delle sue cinque figlie, Maria, Elizabeth, Charlotte ed Emily, per decisione del padre, andarono a studiare a Cowan Bridge, un pensionato per figlie di pastori poveri, dove il cibo era scarso e la disciplina molto severa. Le prime due figlie furono stroncate probabilmente dalla tubercolosi e dopo la loro tragica morte, Charlotte ed Emily fecero ritorno a casa.
Le sorelle Brontë avevano un’intelligenza piuttosto precoce e trascorrevano il tempo studiando, leggendo, dipingendo e facendo lunghe passeggiate per la desolata e selvaggia brughiera dello Yorkshire; avevano uno spirito molto indipendente, non sentivano il bisogno di stringere amicizia con gli altri, né amavano le costrizioni e le restrizioni di alcun genere. Di qui il bisogno di crearsi un mondo di fantasia, molto più importante di quello reale; in particolare Emily e Anne crearono il mondo immaginario di Gondal, in cui ambientarono poesie e racconti, scritti sin dalla tenera età. 
L’amore che le Brontë nutrivano per la cultura è da ricercarsi anche nel fatto che vivevano isolate dal mondo esterno, infatti, il padre evitava la compagnia della gente, non vedeva mai nessuno eccetto i suoi parrocchiani.
Nel 1842 Charlotte ed Emily andarono a studiare a Bruxelles per imparare il francese ma Emily, insofferente verso la vita e la disciplina scolastica, tornò a casa dopo solo sei mesi e decise di non allontanarsene mai più, tanta era la nostalgia che provava ogni volta che doveva allontanarsi dai suoi cari. Invece Charlotte ritornò a Bruxelles una seconda volta per lavorare come insegnante. 
Anne e Charlotte lavorarono come istitutrici per un periodo, e Charlotte ed Emily provarono anche ad aprire una scuola a Haworth nel 1844, ma non riuscirono a trovare alunni. Durante la loro vita le Brontë non avevano mai smesso di scrivere poesie e racconti, e nel 1846 raccolsero alcune delle loro poesie in un volume intitolato Poems, che pubblicarono senza successo a loro spese con gli pseudonimi di Currer (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell.
Scelsero di proposito nomi che potevano essere sia maschili sia femminili per nascondere la loro vera identità contro possibili pregiudizi nei confronti delle donne che intraprendevano la carriera di scrittrici ed erano attaccate duramente perché affrontavano argomenti che, secondo l’opinione pubblica non rientravano nelle loro competenze, come le questioni religiose, sociali e politiche.
Tuttavia, poiché le tre sorelle avevano usato degli pseudonimi, l’interesse dei critici, più che essere rivolto alle loro opere, fu mirato a risolvere l’enigma della loro identità, fino a quando Charlotte decise di svelare la verità, recandosi con Anne dai suoi editori.
Tutti i fratelli Brontë ebbero un tragico destino: Anne morì di tubercolosi all’età di ventinove anni; l’unico fratello, Patrick Branwell, un pittore di talento, morì nel 1848 dopo aver condotto una vita dissoluta dedita all’alcool e all’oppio; Emily, profondamente addolorata dalla morte del fratello, e afflitta dalla tubercolosi, sin dai tempi in cui studiava a Cowan Bridge, si abbandonò completamente al suo dolore e alla sua malattia e morì qualche mese dopo; Charlotte, che nel 1854 aveva sposato un curato, Arthur Bell Nichols, morì di parto nel 1855.

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