Pubblicato in: Libri, Recensione, Rizzoli

L’albero di mandarini – Recensione

Buongiorno cari lettori 🖤
Oggi, martedì 13 aprile, esce per Rizzoli il nuovo romanzo di Maria Rosaria Selo.
 L’albero di mandarini è una saga famigliare dal ritmo travolgente, ambientata tra Napoli e Rio De Janeiro, con al centro una protagonista femminile indimenticabile.

Titolo: L’albero di mandarini

Autore:  Maria Rosaria Selo

Editore: Rizzoli

Collana: Narrativa italiana

N.Pagine: 348

Genere: Saga familiare, Romanzo storico

Trama


Maria Imparato è cresciuta in una casa piccola e affollata, con un albero di mandarini proprio al centro del cortile. Ha mani da sarta, una massa di capelli scuri, il corpo sottile di chi ha conosciuto la fame e il calore di Napoli che le scorre nelle vene. Quando incontra Tonino Balestrieri, la guerra è finita da poco e sognare sembra di nuovo possibile: quel ragazzo di buona famiglia, bello ed elegante, non ha occhi che per lei. Per diventare sua moglie, Maria dovrà sfidare l’ignoranza della gente dei vicoli e il pregiudizio dei quartieri alti, e infine emigrare in Brasile, con un oceano a separarla da tutto ciò che ama. Ma la miseria torna sempre a galla, come la schiuma del mare. A Rio de Janeiro, insieme a Tonino, la aspetta Severina, elegantissima e spietata, una suocera dagli occhi di serpente disposta a tutto pur di scacciarla via. Maria sa che il futuro si affronta senza paura, e per la sua libertà è disposta a lottare. «Se tieni delle ferite devi guardarci dentro» si dice, «perché è là che ci trovi la bellezza.» Sarà il suo passato a darle la forza per andare avanti, per sfidare il destino e ripartire ancora una volta. La sua storia attraversa il Novecento come un’onda ribelle e tenace, e ci racconta una vita eccezionale, fatta di sogni, di fatica e di passione.


Cosa ne penso

Negli ultimi anni ho sviluppato una grande passione per le saghe familiari, soprattutto se ambientate in determinati periodi storici. Intrighi, tradizioni, amori, segreti e rivalità: le saghe familiari sono storie intense e reali, che hanno la capacità di trasportare il lettore all’interno delle loro pagine, facendolo sentire parte integrante del romanzo. L’albero di mandarini è un romanzo familiare che segue la vita di Maria Imparato, accompagnata della vicende della sua famiglia e dei suoi conoscenti.

Napoli è sempre presente: il mare, le piazze, le vie e i palazzi dominano la scena, rendendo ogni pensiero e azione dei protagonisti come uno spiraglio temporale, da cui possiamo sbirciare e seguire lo sviluppo e i problemi della città di quegli anni. Il romanzo di Maria Rosaria Selo non è soltanto una saga familiare ma è anche un romanzo storico, la cui trama si basa su fatti realmente accaduti, rispettando date e avvenimenti storici, propri del periodo in cui il libro è ambientato.

Sta tutto scritto
sta tutto signato.
Chi pe’ na mano
chi pe’ n’ata mano…
Chello pe’ cchesto
e chesto pe’ chell’ato…
Sta tutto scritto
sta tutto signato.
-EDUARDO DE FILIPPO, Ca si fosse…

Conosciamo Maria durante una partenza dolorosa, un difficile addio alla sua amata Napoli e ai suoi cari. Presto scopriremo che la giovane sta lasciando tutto e tutti per raggiungere l’amore della sua vita in Brasile. Quello che ancora non sappiamo, però, è che il dolore e il senso d’angoscia non abbandoneranno mai del tutto la protagonista e gli altri personaggi.

Dopo un brevissimo scorcio sul suo futuro, torniamo indietro, negli anni ’40, dove conosciamo i bassifondi di Napoli. A quei tempi Maria ha soltanto 9 anni ed è una bambina sveglia e piena di vita, che ama scorrazzare per il suo quartiere e nascondersi tra le fronde del suo albero di mandarini, che è piantato nel giardino di casa. La sua spensieratezza durerà pochissimo perché presto arriveranno la guerra, le malattie e i primi lutti.

L’incontro con Tonino Balestrieri sembra dettato dal destino, il ragazzo è bello, intelligente, elegante, romantico e non ha occhi che per lei. I due si innamorano quasi al primo sguardo e per stare insieme andranno contro tutto e tutti. Il loro amore non sarà mai una cosa semplice: i due sono separati dall’oceano e Maria, per sposarlo, deve andare in Brasile, dove troverà Severina, una suocera sadica e senza scrupoli, disposta a tutto pur di allontanarla dal suo unico figlio maschio.

La vita di Maria Imparato è un viaggio attraverso le avversità del Novecento, tra la miseria e la fame, la guerra e le ingiustizie, le rinunce e le difficoltà: una storia profonda e reale, che ho adorato dall’inizio alla fine.

Il fulcro di ogni saga familiare sono i personaggi profondi e la loro evoluzione.
All’interno de “L’albero di mandarini” i protagonisti sembrano persone vere; l’autrice, infatti, è riuscita ad inserirli in maniera reale nel loro contesto storico, rispettando usi, tradizioni e pregiudizi della loro epoca. La Selo è stata abile ad intrecciare le vicende storiche con la vita privata dei suoi personaggi, riuscendo a portare completamente la mente del lettore all’interno di una storia ricca di vita, dolore e inquietudine.

Una riflessione sulla condizione femminile del tempo è d’obbligo. L’autrice ci propone principalmente personaggi femminili con una personalità forte e con caratteri molto disparati, ma ben costruiti, che hanno un’unica peculiarità: essere donne in un’epoca dominata esclusivamente da uomini. La parità dei sessi era solo un miraggio e ogni protagonista femminile del romanzo, in quanto donna, è costretta a compiere delle rinunce o ad agire all’ombra del marito.
La Selo ci mostrerà il vissuto di ogni personaggio, analizzando le conseguenze che le loro esperienze hanno avuto sul carattere di ciascuno.

Maria è la primogenita degli Imparato, una famiglia povera che vive nella periferia di Napoli. Ci viene presentata come una bambina dalla carnagione chiara come il latte, i capelli neri e gli occhi azzurri. A nove anni si dimostra molto diversa dalle altre bimbe della zona: Maria è intelligente, buona, determinata, ed è un’eterna sognatrice; pagina dopo pagina la vedremo sbocciare in una donna forte, intraprendente e coraggiosa. Il suo carattere, diverso e moderno, entra spesso in contrasto con la mentalità chiusa della madre e con il carattere schietto della sorella minore, con le quali ha sviluppato un rapporto conflittuale. Le uniche figure a donarle conforto durante l’infanzia sono il padre, spesso assente a causa del lavoro; Pupella, una giovane donna che ama e rispetta come se fosse sua madre, e l’albero di mandarini, suo compagno di crescita e di vita. Le misere condizioni in cui vive da bambina la spronano a sognare una vita migliore e un ceto sociale più agiato, ma le sue ambizioni la porteranno nella morsa di Severina, l’antagonista della sua vita. Gli strascichi della guerra, il bullismo e il problematico rapporto con la madre, sono soltanto i primi ostacoli della sua difficile vita. Quella di Maria, infatti, non è una storia semplice, il dolore la seguirà sempre, come un velo invisibile, ma lei non si piegherà mai ad esso.

Pupella è una donna bellissima e intelligente, che crea desiderio negli uomini e invidia tra le donne. La sua vita è stata rovinata da un ragazzo ricco che, dopo averle promesso mari e monti e aver ottenuto la sua innocenza, la abbandona come se fosse un rifiuto qualsiasi. Pupella diventa, secondo i pregiudizi e le credenze dell’epoca, una donna guasta, rovinata e segnata a vita; nessun uomo l’avrebbe più sposata, costringendola a guadagnarsi da vivere a modo suo. Soltanto gli occhi puri e innocenti di una bambina come Maria la vedono per quello che è veramente. Le due si conoscono per caso ma il loro legame diventa indissolubile: Maria vede in lei la madre dei suoi sogni, gentile, disponibile e affettuosa, mentre Pupella, grazie alla piccola, conosce un amore che non aveva mai provato prima. Pupella è un personaggio ammirevole, è una donna forte, intelligente, emancipata e disinteressata alle cattiverie che dicono sul suo conto ma, soprattutto, è un personaggio che ha imparato a costruirsi la felicità, nonostante il mondo grigio che la circonda.

Abbracciò la bambina, e fra i suoi capelli
disse: «Se non conosci a fondo il male, non potrai mai capire il
bene. Ricordatelo sempre, piccere’».
Maria avvertì una morsa al cuore, come se il dolore, ora,
fosse suo.
«Lo so che la vita è complicata.»
Pupella le prese il viso e la fissò dolce.
«Mari’, la cosa importante è che non ti devi mettere paura
a vivere. Se vuoi piangere piangi, e se tieni delle ferite guardaci
dentro, ché è là che ci trovi la bellezza.»

Maria e Pupella trasmettono una forza positiva immensa, perché più volte la vita ha cercato di piegarle, ma loro sono sempre andate avanti e alla fine riescono a lasciare al lettore un messaggio di speranza: l’idea di non arrendersi mai e di provare a scavare più a fondo per trovare nuove soluzioni ai problemi.

Nunzia è la madre di Maria, una leonessa dal carattere di ferro e la lingua irrefrenabile, placata soltanto dal marito e dalle moine dalla sua secondogenita. I tre figli che sono nati dal matrimonio con Giuseppe Imparato non sono gli unici bambini che ha allevato perché, rimasta orfana da ragazzina, è stata costretta a crescere i suoi fratellini. Ha vissuto entrambe le Grandi Guerre ed è una donna dura e concreta, con i piedi per terra, abituata a lavorare sodo; non comprende le ambizioni di Maria e cerca di proteggerla a modo suo: scoraggiandola e sminuendola, nella speranza che non si illuda troppo e che non resti delusa quando non riuscirà a realizzare i suoi intangibili sogni. Secondo Nunzia, se nasci nel fango morirai nel fango ed è inutile studiare o provare a cambiare in meglio. È la tipica madre di un tempo, che ama i suoi figli ma che si sente in dovere di manovrare la loro giovinezza, credendo di compiere il loro bene.

Severina è un personaggio con innumerevoli caratteristiche negative e da quando ci viene presentata, fino al termine del romanzo, non ha un solo momento positivo. Nemmeno suo marito Raffaele conosce la storia del suo passato: Severina viene dal nulla, esattamente come Maria. Quando era ragazzina curava mucche e galline, la pelle delle sue mani era rovinata e piena di graffi. Ha vissuto nella miseria più totale, fino alla sera in cui suo padre tornò a casa con una vincita del bancolotto. Da quel momento in poi la sua vita passerà letteralmente dalle stalle alle stelle e, in un battito di ciglia, la giovane Severina si abituerà soltanto più al lusso, cancellando quel passato doloroso e umiliante. Per questo Maria la ripugna: in lei rivede il riflesso di sé stessa e di come sarebbe stata la sua vita senza la fortunata vincita di soldi.
Nessuno riesce a tenerle testa, nonostante gli sforzi. Le sue parole sono manipolatorie e le sue battute talmente velenose da lasciare tutti senza parole. È una donna intelligente e spregevole, sadica ma brillante; lei si definisce un individuo con la mente da uomo in un corpo da donna, carico di charme e classe. Comanda tutta la famiglia e opera all’ombra del marito.

Queste quattro donne sono personaggi poliedrici che l’autrice ha saputo descrivere nella loro enorme complessità e all’interno di un periodo storico tortuoso. La Selo è riuscita a proiettarmi in mondi lontani e tra personaggi estremamente reali, tantoché il loro percorso potrebbe tranquillamente rappresentare la storia di una delle nostre nonne o bisnonne.

Ci sono decine di altri personaggi nel romanzo che sono ben caratterizzati e che riescono a lasciare il segno ma, per non dilungarmi troppo e per non fare spoiler, ho preferito parlarvi di queste quattro donne, che secondo me rappresentano l’anima del libro.

I mandarini sono considerati da tempo dei portafortuna. La forma tonda è simbolo di eternità e di buon auspicio per una lunga vita.

L’albero di mandarini è una presenza costante nel libro, fino a diventare quasi un personaggio vero e proprio. Per Maria l’albero rappresenta un porto sicuro, un amico, una via di fuga e un compagno di vita: le permette di nascondersi tra i suoi rami e sognare ad occhi aperti, di scappare fuori dalla finestra quando Nunzia le grida contro, di trovare conforto tra le sue fronde quando è triste. In ogni momento della vita e in ogni luogo, il profumo dei mandarini le ricorderà sempre la sua casa.

Nei momenti bui, l’albero diventerà la sua cosa più preziosa, un posto fisico e astratto in cui rifugiarsi fisicamente e metaforicamente, un luogo felice della sua mente che nessuno potrà mai toglierle. Nel bene o nel male, l’albero parteciperà ad ogni momento della vita di Maria, condividerà la sua miseria durante la guerra, sarà con lei nel momento del suo sviluppo, sarà al fianco di Tonino la prima volta che andrà a cercarla sotto casa, e riuscirà anche ad accompagnarla all’altare, perché i suoi fiori saranno parte del bouquet nuziale.

Ho adorato lo stile di scrittura dell’autrice, ogni parola sembra ponderata per donare alla frase una determinata intensità e carica emotiva. Durante la lettura pareva quasi di essere tra le vie di Napoli o di Rio con i personaggi e di provare i loro sentimenti del momento. “L’albero di mandarini” è un romanzo che sa emozionare, infatti, già dalle prime pagine si riscontra una grande capacità descrittiva, sia dei luoghi che degli stati d’animo.

Ogni tanto ci sono alcuni dialoghi in dialetto napoletano, fortunatamente sono di facile comprensione anche per coloro che non sono del luogo e aiutano a rendere più reali le ambientazioni e a marcare lo stato sociale dei personaggi, facendo assaporare la parlata del luogo senza rallentare la lettura.

L’autrice fa trasparire moltissimo il senso di appartenenza alla sua terra e alla sua cultura, e questo è davvero molto apprezzabile. Si sente l’amore per Napoli, per le sue tradizioni, per la sua storia e per il mare. Non sottolinea soltanto i lati positivi della città ma mostra anche la miseria e i lati più oscuri, mettendola spesso a confronto con Rio De Janeiro.

La lontananza da Napoli ha qualcosa di misterioso,
ti fa sentire straniero in ogni altra terra,
ti strugge, è una città che nasconde la bellezza nel dolore, c’è
qualcosa in lei che non c’è in alcun luogo.
Chi nasce a Napoli, a Napoli vuole morire.

Consiglio “L’albero di mandarini” a chi ama i romanzi storici e le saghe familiari (questo romanzo appartiene ad entrambi i generi) e a tutti coloro che fanno il tifo le donne forti, sognatrici e coraggiose, come Maria Imparato.

✧༺★༻✧

Voglio ringraziare la Rizzoli per avermi concesso di leggere questo meraviglioso romanzo in anteprima.

Maria Rosaria Selo (Napoli, 1961) è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Ha pubblicato: iosonodolore (Kairòs 2013), La logica del gambero (CentoAutori 2015), Le due lune e la raccolta contro il femminicidio Non una di più (Guida Editori). Con la raccolta di racconti La donna immaginaria ha vinto il premio Anna Maria Ortese.

Un pensiero riguardo “L’albero di mandarini – Recensione

  1. Amo napoli fin da bambina e quando autrici come lei ne descrivono così bene ogni sua parte mi sembra di sentirne il profumo! Ed è un ottimo spiraglio per questo periodo di chiusure. Grazie della segnalazione!!

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