Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Presentazione

Quando il mondo era giovane – Presentazione

Buongiorno cari lettori,
pochi giorni fa è uscito il nuovo e attesissimo romanzo di Carmen Korn, intitolato Quando il mondo era giovane, edito Fazi Editore.

Carmen Korn è stata definita la Elena Ferrante della Germania, e nel nostro paese è già famosa per la “Trilogia del secolo” (pubblicata sempre da Fazi).

Trama


1 gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. La casa di Gerda e Heinrich Aldenhoven a Colonia è stata distrutta e la galleria d’arte di Heinrich non basta per sfamare tutti. Ad Amburgo, invece, l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt hanno meno preoccupazioni economiche: come manager pubblicitario di una cassa di risparmio, Kurt riesce a sostenere la sua famiglia; anche qui, però, i problemi non mancano: il genero Joachim non è ancora tornato dalla guerra. E infine Margarethe, nata Aldenhoven, si è trasferita da Colonia a Sanremo. La vita al fianco del marito italiano sembra spensierata, ma la presenza della suocera è molto ingombrante… Ognuno festeggia il capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?


Per festeggiare l’inizio di questa nuova saga in due volumi, la Fazi ha deciso di regalare il taccuino ispirato al romanzo

PER RICEVERE IL TACCUINO

• Acquista “Quando il mondo era giovane” nel corso della prima settimana

• Scatta una foto alla tua copia cartacea e condividila su Facebook e/o Instagram e/o Twitter, taggando il profilo social di Fazi Editore

• Ricorda di utilizzare l’hashtag #QuandoIlMondoEraGiovane

• Invia, all’indirizzo email web@fazieditore.it (con oggetto “Taccuino”), lo screenshot del post condiviso, indicando il tuo indirizzo per la spedizione

(promozione valida dal 3 al 10 giugno, fino ad esaurimento scorte)

Grazie alla Fazi Editore (in particolare a Cristina) per la copia 🖤

Carmen Korn nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. Fazi Editore ha pubblicato Figlie di una nuova era (2018), È tempo di ricominciare (2019) e Aria di novità (2020), che compongono una trilogia dall’enorme successo.

Pubblicato in: Fanucci, Libri, Review Party

La Regina delle Sirene – Review Party

Buongiorno cari lettori,
dopo una breve pausa torno prontamente a parlarvi dell’uscita di uno dei libri Young Adult più attesi dell’anno: La Regina delle Sirene di Alexandra Christo.

La Regina delle Sirene, il cui titolo originale è To Kill a Kingdom, esce oggi, giovedì 27 maggio, in tutte le librerie ed è stato portato in Italia da Fanucci Editore.

Il romanzo, che è stato un grandissimo successo all’estero, è il classico esempio di “enemies to lovers” nonché una lettura imperdibile per tutti gli amanti di Leigh Bardugo e Sarah J. Maas.

Voglio subito ringraziare l’organizzatrice dell’evento, Sabrina di @sabrinanelpaesedellemeraviglie e la Fanucci, che mi hanno permesso di leggere questo romanzo in anteprima.

Titolo: La Regina delle Sirene

Autore: Alexandra Christo

Editore: Fanucci

Collana: Young Adult

N.Pagine: 348

Genere: Fantasy

Trama


La principessa Lira è una sirena regale e la più letale di tutte; con i cuori di diciassette principi nella sua collezione, è venerata in tutto il mare. Fino a quando uno scherzo del destino la costringe a uccidere un suo simile. Per punire sua figlia, la regina dei Mari trasforma Lira nell’unica cosa che detesta di più: un essere umano. Derubata del suo canto, Lira ha tempo fino al prossimo solstizio per consegnare il cuore del principe Elian a sua madre o rimarrà un’umana per sempre.

L’oceano è l’unico posto che il principe Elian chiama casa, anche se è l’erede del regno più potente del mondo. La caccia alle sirene è più di un hobby per lui: è la sua unica passione. Quando salva una donna che sta annegando nell’oceano, lei in cambio promette di aiutarlo a trovare la chiave per eliminare per sempre tutta la specie delle sirene. Ma può fidarsi di lei? E quanti accordi dovrà negoziare per annientare il più grande nemico dell’umanità? .


La Fanucci porta in Italia una storia fantasy, romance e dark, che parla di una sirena con il gusto del sangue reale e di un principe, che ha giurato di distruggerla per sempre.

Cosa ne penso

La regina delle sirene è un bellissimo retelling della Sirenetta in versione dark, solo che al posto dell’allegra e curiosa Ariel della versione disneyana, abbiamo Lira, una spietata e coraggiosa sirena, famosa in tutti i regni per gli omicidi di diciassette principi, tutti futuri eredi al trono.

Personalmente adoro i retelling ed è stata una vera gioia quando la Fanucci ha annunciato la pubblicazione della versione italiana di To Kill a Kingdom! Bookstagram è pieno di recensioni positive di questo romanzo, che invogliano a leggerlo e rileggerlo e, se non fosse stato tradotto nella nostra lingua, probabilmente nei prossimi mesi lo avrei acquistato e letto in inglese; perché ammettiamolo, l’estate è la stagione perfetta per iniziare un romanzo che parla di mare e sirene.

Sono cresciuta adorando il film Disney “La Sirenetta” e questa mia preferenza mi ha portato a sviluppare un grande interesse per il mare e per ogni storia riguardante le sirene, quindi non vedevo l’ora di poter leggere il romanzo. Devo ammettere però, che le aspettative spesso aumentano troppo l’hype, rischiando di rovinare la lettura, ma fortunatamente questo non è successo con il libro della Christo.

La regina delle sirene è una miscela tra la fiaba che tutti conosciamo, in cui la sirena protagonista viene mandata sulla terraferma e privata della voce, mescolata con alcune caratteristiche delle sirene mitologiche; gli elementi di base restano gli stessi del cartone ma vengono proposti in versione inquietante e tenebrosa. Abbiamo una sirena giovane e di sangue reale, un bellissimo principe, una scadenza pericolosa e una cattivissima strega del mare, ma abbiamo anche le sirene che ingannano gli esseri umani con il loro canto ammaliatore, pirati che cacciano e ammazzano brutalmente le creature marine e molto altro. La sensazione è la stessa del deja-vu, perché conosci alcune scene e ti sembra di averle già viste ma, alla fine, ti accorgi che sono diverse e più intense da come le ricordavi.

Un elemento che ho apprezzato moltissimo è che, l’autrice, creando un retelling in chiave oscura, sia riuscita ad eliminare alcuni banali cliché legati ai personaggi, che si riscontrano spesso in questo genere.

Lira è la figlia della potente e pericolosa Regina dei Mari e ogni anno deve presentare a sua madre il cuore di un principe. A dire il vero, ogni sirena colleziona cuori umani, perché portano potere e prestigio, ma soltanto Lira detiene il nome di Flagello dei Principi, colei che uccide soltanto i futuri re degli uomini. Per tradizione, la giovane dovrà impossessarsi di un solo cuore all’anno, nel giorno del suo compleanno, fino a quando non prenderà il posto di sua madre sul trono.

Ma la principessa è avventata e disobbedisce alla Regina, che la condanna ad una punizione esemplare: Lira viene trasformata in un essere umano e privata del suo bellissimo canto, potrà parlare ma non usare i particolari vocalizzi delle sirene. L’unica possibilità che la giovane ha di ritornare nella sua forma natale, è quella di prendere il cuore del principe Elian, famoso cacciatore di sirene, entro il prossimo solstizio.

In superficie, conosciamo l’affascinante e brillante Principe Elian, chiamato anche il Cacciatore di Sirene o il Principe Pirata. Elian, infatti, non è soltanto l’erede al trono di Midas (il regno d’oro) ma è anche il capitano della Saad. Il suo equipaggio lo ama, lo rispetta e darebbe la vita per difendere i suoi ideali; viaggiano insieme da anni, setacciando il mare a caccia delle mostruose sirene, e ora sono sulle tracce della giovane Principessa dei Mari, nella speranza di porre fine alle uccisioni dei principi umani.

I destini dei due protagonisti si incroceranno per caso, dopo la punizione di Lira, e la loro storia potrebbe cambiare sia il destino del mondo acquatico che di quello terrestre. Inizia così una lunga avventura per il mare dai cento regni fatta di patti, negoziati, doppi giochi, paure e combattimenti.

Ma cosa possono avere in comune una principessa ammazza principi e un principe pirata sterminatore di sirene? Entrambi sono due giovani alla ricerca della loro vera identità, due facce della stessa medaglia, che danno vita ad una storia oscura ma affascinante.

Inizialmente i protagonisti sono uniti dall’odio e dalla vendetta, ma col tempo svilupperanno un rapporto intenso, ma mai forzato. Il loro legame non è il centro della storia, come per la fiaba, ma è l’avventura ad essere la vera protagonista, caratteristica che ho apprezzato molto. I personaggi sono imperfetti e reali, mai idealizzati e stereotipati: non sono principi e principesse dai modi gentili e garbati, ma assassini subdoli e cacciatori spietati.

Il worldbuilding è davvero ben pensato, la Christo mescola le culture e le mitologie del passato, creando luoghi fortemente ispirati all’antica Grecia, alla maestosa Roma e al lontano e misterioso Nord: vediamo Midas, la città dorata, in cui gli edifici dorati proiettano i loro riflessi sull’acqua, in modo che anche il mare sembri dorato. Troviamo Eidyllio, una terra ricoperta di fiori, in cui gli abitanti celebrano l’amore e le emozioni. Conosciamo Kleftes il regno dei ladri, dominato dai pirati e dagli schiavisti. Non dimentichiamo il Regno del Mare, che non viene raccontato fisicamente ma descritto in termini di politica, classi sociali, violenza e famiglia.

Altro punto a favore del libro sono gli abitanti del mare: le Sirene come Lira non sono le uniche creature marine descritte nel romanzo. La Christo ha inserito la razza delle Ondine: esseri orrendi, dalla pelle blu, che hanno arti al posto dei capelli. Sono esseri privi della mascella e possono inghiottire anche squali interi e, a differenza delle Sirene, sono ossessionate e affascinate dagli uomini e dai loro tesori. Oltre alle Ondine, conosciamo una nuova versione dei Tritoni, i guerrieri marini più forti e brutali, destinati a servire e proteggere la Regina dei Mari. I Tritoni vengono descritti come creature malvagie e letali, prive di ogni sentimento. Non sono metà umani e metà pesci, come le Sirene, ma sono fatti solo di oceano e odio, e sono le uniche creature con cui le Sirene possono accoppiarsi (mmmh…che fortuna!).

Lo stile dell’autrice è scorrevole, evocativo, descrittivo e in alcuni punti riesce ad emozionare il lettore. La narrazione è in prima persona e i capitoli si alternano con i punti di vista di Lira e Elian.

Mi è dispiaciuto non trovare una mappa all’interno del libro, con la rappresentazione dei posti che visitiamo tra le pagine. Allo stesso modo, mi sarebbe piaciuta, per comodità, una distinzione grafica o scritta, che differenziasse i due punti di vista a inizio capitolo.

Tutto quello che vi ho presentato è descritto in meno di 350 pagine e molti particolari potevano essere approfonditi maggiormente. Sarebbero bastate 200 pagine in più per sfruttare completamente il potenziale di quest’opera. La Christo è giovane e in alcuni punti si vede che nel libro manca un po’ di esperienza.

La regina delle sirene è un libro bellissimo, seppur con qualche difetto, e lo consiglio agli amanti del genere fantasy Young Adult e a tutti coloro che questa estate vogliono leggere un libro fresco, che parla di mare, amore, cuori, pirati e sirene.

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Sabrina nel paese delle meraviglie

La biblioteca di Zosma

La libreria di Ophelia

Love Reading & More

Chiaramente lettrice

Sfumature e Sogni d’Inchiostro

Alexandra Christo ha deciso di scrivere libri quando aveva quattro anni e la sua insegnante le disse che non poteva essere una fata. Quando non è impegnata a inventare storie, la si può trovare a organizzare tour gastronomici per Londra o a divorarsi drammi coreani in TV. Ha una laurea in scrittura creativa e attualmente vive in Inghilterra con un’abbondanza di cactus (perché sono le uniche piante che può mantenere in vita).

Pubblicato in: Libri, Nord, Recensione

I Leoni di Sicilia – Recensione

Cari lettori, finalmente sta per arrivare il grande giorno!
Da domani, lunedì 24 maggio, sarà disponibile in tutte le librerie il secondo volume della saga dei Florio, intitolato L’ inverno dei Leoni.

Ma andiamo con ordine

Vi è mai capitato di amare così tanto un libro da volerlo acquistare una seconda volta, soltanto per avere anche la versione illustrata? A me è successo con I Leoni di Sicilia di Stefania Auci, edito nel 2019 da Editrice Nord.

“L’ inverno dei Leoni”, il seguito de “I Leoni di Sicilia”, è uno dei libri più attesi dell’anno e io non vedo l’ora di continuare questa meravigliosa storia.

C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. 
Una famiglia che ha conquistato tutto.
Una famiglia che è diventata leggenda.
Questa è la sua storia.

Titolo: I Leoni di Sicilia

Autore: Stefania Auci

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

N.Pagine: 437

Genere: Saga familiare, Romanzo storico

Trama


 Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile. Intrecciando il percorso dell’ascesa commerciale e sociale dei Florio con le loro tumultuose vicende private, sullo sfondo degli anni più inquieti della Storia italiana – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia – Stefania Auci dipana una saga familiare d’incredibile forza, così viva e pulsante da sembrare contemporanea.


Con oltre 700mila copie vendute e più di 35 edizioni, si conferma il titolo più venduto in Italia dall’uscita ad oggi negli ultimi anni. Già pubblicato negli Stati Uniti, in Olanda e in Spagna, il romanzo è in corso di traduzione in 31 Paesi. A distanza di quasi due anni il romanzo di Stefania Auci è ancora intesta alla classifica dei libri più venduti. RAI Fiction ha annunciato una serie tratta da I leoni di Sicilia tra i progetti più ambiziosi in via di sviluppo.

Cosa ne penso

“I Leoni di Sicilia” è il primo volume di una saga famigliare che ha come protagonisti i Florio: una delle più ricche e imponenti famiglie di imprenditori italiani, vissuta a Palermo fra il XIX e il XX secolo. Quella dei Florio è una storia grandiosa, appassionante e drammatica, che inizia dal nulla per poi sbocciare in qualcosa di magnifico.

Inizialmente, i Florio sono una delle innumerevoli famiglie di origini umili che, per ambizione o necessità, provano a migrare in un altro luogo, con la speranza di ricominciare da capo una seconda vita. Tutto comincia con il terremoto del 16 ottobre 1799: ci troviamo a Bagnara Calabra, in piena notte, quando la casa dei fratelli Paolo e Ignazio Florio inizia a tremare ( i due, nel 1783 avevano perso entrambi i genitori per un’altra violentissima scossa, in cui Bagnara venne quasi rasa al suolo).

Paolo Florio è un uomo ambizioso, stufo di vivere in una terra piegata dalla miseria e priva di opportunità così, dopo l’ennesimo terremoto, decide di andare via dalla Calabria. I due fratelli, seguiti dalla nipotina Vittoria e da Giuseppina e Vincenzo (moglie e figlio di Paolo), scelgono di sbarcare sulle coste siciliane, dove entreranno a far parte dei commercianti della caotica e ricca Palermo dei primi anni dell’Ottocento.

Presto però, Paolo e Ignazio inizieranno a fare i conti con una terra che non accoglie calorosamente i nuovi arrivati ma, spinti da una grande ambizione, continueranno a mirare sempre più in alto e col tempo si trasformeranno da semplici facchini (termine dispregiativo usato dai palermitani) ai potenti e invidiati Leoni di Sicilia.  

Il romanzo copre oltre sessant’anni e segue il percorso di tre generazioni di casa Florio. Alla morte prematura di Paolo, il fratello Ignazio prenderà in mano la gestione degli affari di famiglia, provvedendo anche a mantenere Giuseppina e a crescere il piccolo Vincenzo, di soli 8 anni. Con Ignazio gli affari iniziano a espandersi e a fiorire e, parallelamente alla crescita economica dei Florio, seguiamo anche il percorso del piccolo Vincenzo: vedremo i suoi primi amori, le delusioni e la sua formazione, divisa tra Italia e Inghilterra. Il piccolo di casa Florio cresce con un carattere forte e orgoglioso, che si scontrerà spesso con l’aristocrazia di Palermo.

Vincenzo Florio (seduto) accanto alla moglie Giulia Portalupi, insieme al figlio Ignazio e la nuora Giovanna D’Ondes

Alla morte di Ignazio, Vincenzo ha 29 anni e i Florio sono già una delle più potenti famiglie palermitane. La fortuna della prima generazione di casa Florio furono le spezie e gli aromi, in particolare la corteccia di china, usata come cura per la malaria, l’influenza, i crampi e i dolori muscolari e i disturbi gastrici. Con Vincenzo, che aveva appreso le tecniche industriali inglesi, la produzione di casa Florio decolla, espandendosi sempre di più.

Il giovane, riesce a diversificare gli affari dalle tonnare (con l’innovativo metodo di conservazione del tonno sott’olio) alle compravendite di merci, dalle produzioni vinicole fino alle flotte di navi per gestire i trasporti.

Con grande sorpresa ho trovato una storia terribilmente attuale: conosciamo una famiglia che, nonostante l’impegno e la forza di volontà, non verrà mai accettata completamente dai palermitani, che continueranno a screditarli e a considerarli come stranieri. Per decenni, i Florio saranno vittime di pregiudizi, invidie e malumori, non solo per la loro provenienza geografica, ma anche per l’approccio imprenditoriale troppo moderno nei confronti di un’economia ancora poco sviluppata.

Ogni capitolo inizia con un proverbio siciliano e con brevi inquadramenti storici del periodo narrato, che consentono al lettore di collegare le vicende storiche e sociali con gli avvenimenti della famiglia Florio.

Stefania Auci, infatti, non ci mostra soltanto la crescita dei Florio ma segue anche lo sviluppo di Palermo stessa, dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia. L’autrice è stata davvero abilissima ad intrecciare la storia della città con le vicende private di una famiglia che ha segnato un’epoca.

Gli episodi famigliari e amorosi, anche se molto romanzati, sono perfetti per rendere leggera la narrazione e non appesantire troppo la trama.

Lo stile dell’autrice è scorrevole ma ricco, con descrizioni di luoghi e personaggi che riescono a impreziosire il racconto, facendo respirare al lettore le atmosfere siciliane di quel periodo. Inoltre, ho apprezzato tantissimo l’inserimento di alcune frasi in dialetto siciliano, che hanno reso ancora più veritiera la narrazione.

Man mano che procedevo con la lettura, mi sentivo sempre più vicina ai personaggi del libro, soprattutto a Vincenzo e Ignazio e mi sembrava di essere insieme ai protagonisti nel loro negozio di spezie, circondata dai profumi provenienti da tutto il mondo. Le descrizioni della Auci sono minuziose e vivide, e hanno convinto una mia amica a fare un tour della Sicilia per visitare i luoghi in cui i Florio hanno vissuto (tour che vorrei fare anche io a fine pandemia).

La saga dei Florio di Stefania Auci resterà per sempre una delle migliori saghe famigliari italiane di tutti i tempi e consiglio la lettura agli amanti del genere e a ogni italiano che vuole conoscere un pezzetto di storia del proprio paese.

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Vi ricordo che il secondo volume della saga dei Florio uscirà DOMANI!
Ecco la TRAMA:

Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme. E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai, fino all’ultimo… Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato? Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele. Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un’isola e di una città. Unici e indimenticabili.

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Stefania Auci è nata a Trapani, ma vive da tempo a Palermo, dove lavora come insegnante di sostegno. Con I Leoni di Sicilia, che ha avuto uno straordinario successo – più di cento settimane in classifica, in corso di traduzione in 32 Paesi –, ha narrato le vicende dei Florio fino alla metà dell’Ottocento, conquistando i lettori per la passione con cui ha saputo rivelare la contraddittoria, trascinante vitalità di questa famiglia. Una passione che attraversa anche L’inverno dei Leoni, seconda e conclusiva parte della saga, e che ci spalanca le porte del mito dei Florio, facendoci rivivere un’epoca, un mondo e un destino senza pari.

Pubblicato in: Autori Emergenti, Review Party

Le Isole di Smeraldo – Review Party

Buongiorno lettori, dopo qualche giorno di assenza torno con il Review Party del nuovo romanzo di Daniela Maccarrone alias Dama Berkana.

Qualche mese fa vi avevo parlato del suo primo libro La Ruota d’Argento e oggi sono felicissima di potervi presentare il suo secondo romanzo fantasy Le Isole di Smeraldo.

Titolo:  Le Isole di Smeraldo

Autore: Dama Berkana

Editore: Self Publishing

N.Pagine: 318

Genere: Fantasy

Trama


“«Tanti sono i segreti che lo Smeraldo nasconde. Non occulti nell’ombra, ma brillanti alla luce.»”
La fanciullezza del mondo è da poco iniziata. Cinque Smeraldi rifulgono di pace e perfezione. Sono le Isole in cui la progenie mortale della Dea Dana vive beata, giungendo nell’oltretomba solo in età senile. Mantenere integro un tale paradiso, però, non è semplice. Lugh, Dio del Sole, si serve dei pochi poteri ancora in suo possesso per preservare la serenità nello Smeraldo. Giorno dopo giorno, scende giù dal suo astro e si assicura che nulla sia cambiato. Né nel popolo, né tra i quattro tesori sacri custoditi nei Templi. Grazie all’attenzione posta dalle divinità, dagli Scudi e dalle Druidesse, non una macchia insozza le Isole. O almeno così sembra. I segreti nascosti nello Smeraldo, in realtà, sono molti. Alcuni magici, altri oscuri. E, ben presto, emergeranno tutti. Lugh scoverà in tempo l’origine di quei misteri o sarà costretto ad assistere alla più terribile delle tragedie
?


 

Cosa ne penso

Le Isole di Smeraldo appartiene alla Saga dei Túatha ed è il prequel de “La Ruota d’Argento”, ma entrambi i romanzi possono essere letti indipendentemente.

Come ci anticipa il titolo, l’ambientazione del libro sono le meravigliose Isole di Smeraldo, un arcipelago composto complessivamente da cinque isole, che prendono il nome dall’omonima pietra preziosa a cui assomigliano sia per la forma che per il colore verde brillante. Nelle isole la natura è magnifica, con panorami coloratissimi, ricchi di dettagli e pietre preziose; sono a tutti gli effetti un paradiso terrestre, che l’autrice ha creato e descritto in maniera eccellente. Avevo adorato le ambientazioni già ne “La Ruota d’Argento” e devo ammettere che la Dama Berkana si è dimostrata una grande conferma nel delineare e caratterizzare luoghi fantastici.

Le cinque isole sono popolate e curate da esseri mortali puri chiamati i Túatha De Danann, che non conoscono peccati e malattie, ma periscono soltanto di vecchiaia o a causa di incidenti naturali. I Túatha sono figli della Dea Dana e, al momento della loro creazione, gli dei hanno deciso di dotarli di alcune capacità speciali: maggiore affinità con la terra, maneggiare il fuoco e padroneggiare aria e acqua; in cambio della loro vita speciale e delle loro abilità, gli abitanti hanno il compito di curare le Isole e di mantenere intatta la loro bellezza.

Ovviamente, i mortali non bastano per preservare la magnificenza delle Isole e, a contribuire al loro sviluppo, ci pensano alcune divinità come Lugh, Dio Sole e fratello di Arianrhod, che avevamo conosciuto ne “La Ruota d’Argento”.

Giorno e Notte, luce e buio, inizio e fine: Lugh e Arianrhod si alternano ogni volta per dare equilibrio al mondo e, in questo romanzo, seguiremo la storia di Lugh, il dio solare chiamato anche Stella Estiva. Lugh è una divinità buona, premurosa e gentile, che ogni giorno compie un viaggio sulle Isole di Smeraldo nel tentativo di migliorare la vita dei Túatha De Danann e nella speranza di mantenere un equilibrio nel delicato ecosistema delle Isole. Ma può il paradiso restare perfetto in eterno? È possibile proteggere i mortali tenendoli sotto ad una bolla di vetro perfetta? Per quanto tempo ancora i Túatha vivranno senza la possibilità di compiere scelte personali? Qualcosa, o qualcuno brama nell’ombra e presto arriverà un’oscura minaccia a rovinare l’armonia e la pace presente sulle Isole.

Esattamente come per “La Ruota d’Argento” ogni particolare è ben studiato e ricercato e la Dama Berkana riesce a trasmettere al lettore la sua grande passione per la mitologia gallese e nordica; infatti, in entrambi i casi, mi ha affascinata talmente tanto da spingermi a compiere ricerche online sulle divinità e sui luoghi presi in considerazione nei suoi romanzi. Non è mai facile prendere spunto dalla mitologia per creare una propria storia, ma l’autrice è talmente esperta in materia da riuscire a plasmare divinità antiche e posti reali, dando origine ad un mondo tutto suo.

Lo stile dell’autrice è migliorato notevolmente, è più maturo e deciso rispetto al suo primo libro, restando comunque scorrevole e leggero. Trovo bellissimo seguire il lavoro di un autore emergente anche per vedere i suoi progressi personali.

I tre punti di forza de “Le Isole di Smeraldo” sono le ambientazioni, lo studio dietro alla mitologia celtica e i personaggi.

I personaggi che incontriamo lungo la trama sono molti e ben caratterizzati, ognuno ha un proprio carattere e una personalità distintiva, e anche in questo ambito ho notato un’ottima crescita descrittiva rispetto al primo volume.

Piccola curiosità: nelle copertina dei due primi volumi della Saga dei Túatha troviamo due animali, un cervo per La Ruota d’Argento e un aquila per Le Isole di Smeraldo:

Copertine a cura di Laura Maccarrone

 il Cervo è legato alla Dea Dana, mentre l’Aquila appartiene al Dio del Sole e lo aiuta a raggiungere le Isole di Smeraldo ogni giorno.

Consiglio questo romanzo a tutti gli amanti del fantasy, in particolare a coloro che sono appassionati della mitologia celtica.

L’evento non finisce oggi e vi lascio il banner con tutti i blog delle ragazze che partecipano al Review Party insieme a me:

12 maggioThe Mad Otter
13 maggio Inchiostro e parole
14 maggio Winnie the book
15 maggioSfumature e Sogni d’Inchiostro
16 maggioI libri di mezzanotte
17 maggioUn cuore tra i libri

Daniela Maccarrone, alias Dama Berkana, nasce a Catania il 2 Agosto 1996.
Con la testa fra le nuvole sin dall’infanzia, cresce immaginando mondi fantastici e avventure entusiasmanti. Sono proprio queste fantasie che la spingono a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Catania nel 2015, sicura che la sua strada sia proprio quella artistica. È con la sua tesi triennale che, difatti, dà vita al cortometraggio d’animazione “Legend of Samhain”, base grezza da cui poi sviluppa la storia del suo primo romanzo “La Ruota d’Argento”, pubblicato con Amazon Publishing nel 2020.Nel 2019 partecipa al concorso letterario “Sicilia Dime Novels” con la storia breve “I Fatuzzi superbi”, inserita all’interno di una raccolta pubblicata nel 2020 a cura Algra Editore. Decisa a esplorare miti e leggende delle antiche civiltà per dar vita a racconti fantasy, ha già in mente nuove idee per futuri libri.

Pubblicato in: Fanucci, Libri, Recensione

L’ombra del tempo passato – Recensione

Oggi parliamo del primo volume di una trilogia fantasy che sta facendo impazzire tutti gli amanti del genere: L’ombra del tempo passato é il primo romanzo della Licanius Trilogy Series ed è stata paragonata alle opere di Sanderson e Rothfuss.

L’autore è il brillante James Islington, che inizialmente aveva pubblicato la sua opera in self publishing, per poi essere notato dalla casa editrice inglese Orbit. In Italia, la sua serie è stata tradotta e pubblicata dalla Fanucci, che ringrazio per avermi omaggiata con la copia del primo volume (in particolare, ci tengo a ringraziare Rosa).

“L’ombra del tempo passato” ci introduce in un nuovo mondo magico descritto alla perfezione ed è davvero difficile pensare che questo romanzo sia un esordio.

Titolo: L’ombra del tempo passato

Autore:  James Islington

Editore: Fanucci

Collana: Fantasy

N.Pagine: 660

Genere: Fantasy

Trama


Sono passati vent’anni da quando gli Augurs, considerati alla stregua di divinità, sono stati spodestati e uccisi. Ora, chi una volta li serviva – i Talenti – sono stati risparmiati solo perché hanno accettato i Quattro Canoni della ribellione, limitando enormemente i propri poteri. Come giovane Talento, Davian soffre le conseguenze di una guerra persa prima che nascesse. Lui e i suoi amici sono disprezzati dai più al di fuori delle mura della scuola per i magici poteri che non possono più esercitare… poteri che Davian, anche con i migliori sforzi, non riesce a controllare. Peggio ancora, con l’avvicinarsi del test finale e delle gravose conseguenze nel caso dovesse fallire, il tempo per superare le sua paure si sta esaurendo rapidamente. Quando però scopre di essere in grado di gestire i poteri proibiti degli Augurs, mette in moto involontariamente una catena di eventi che cambieranno la sua vita e scuoteranno il mondo per sempre…


Cosa ne penso

La storia è ambientata in una terra fantastica dove vent’anni prima si è conclusa una sanguinosa guerra tra i potentissimi Auguri e i Lealisti. Il conflitto è stato vinto dai secondi e ha creato profonde spaccature nella popolazione. I Talenti, ossia coloro che sono capaci di manipolare l’Essenza, (magia invisibile in grado di influenzare le cose fisicamente) sono stati risparmiati soltanto perché hanno accettato di vivere sotto quattro canoni inviolabili, che limitano il loro potere. Prima, i Talenti assistevano gli Auguri, mentre ora sono costretti a vivere sotto pesantissime restrizioni emanate dai potenti del regno e vengono spesso presi di mira dalla popolazione.

In questo scenario complicato e spiacevole conosciamo Davian, ragazzo che studia in una prestigiosa scuola che addestra e istruisce i giovani Talenti. Davian e i suoi amici, Wirr e Asha, si stanno preparando ad affrontare delle prove che valuteranno la loro capacità di utilizzare l’Essenza; coloro che falliranno gli esami diverranno Ombre (Talenti infranti), scarti della società disprezzati da tutti.

A differenza dei suoi amici, Davian non riesce ad evocare e manipolare l’Essenza e rischia seriamente di diventare un’Ombra. All’improvviso però, qualcosa di misterioso e potente risveglia in lui una forza antica e pericolosa: la magia proibita degli Auguri. Questo inaspettato potere mette in moto una catena di eventi che cambieranno la sua vita e sconvolgeranno il mondo intero.

Intanto, a nord, un antico nemico a lungo creduto sconfitto comincia a destarsi, mentre a ovest un giovane, il cui destino è intrecciato con quello di Davian, si sveglia nella foresta, coperto di sangue e senza alcun ricordo di chi sia…

Tra leggende, viaggi nel tempo, amicizie e amori, riusciranno i protagonisti a salvare il loro mondo?

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Già dai primi capitoli, l’autore, mette moltissima carne al fuoco e sono rimasta decisamente spiazzata dalla mole di informazioni che ho dovuto immagazzinare nella mia mente, ma vi assicuro che, lungo la lettura, i termini diventano più famigliari e facili da capire. Quindi, se decidete di leggere “L’ombra del tempo passato” non lasciatevi intimorire dall’inizio.

Il worldbuilding è davvero ben articolato e descritto minuziosamente, l’autore si prende molto spazio per presentare il suo mondo, sia sul fronte fisico che burocratico. Mi è piaciuta molto la spiegazione dei meccanismi politici e governativi e ho apprezzato davvero tantissimo la parte della discriminazione al rovescio: di solito nei fantasy gli oppressori sono coloro dotati di poteri magici che, credendosi superiori rispetto ai comuni mortali, decidono di governare la popolazione, sfruttando i vantaggi della loro magia. Islington, nella sua opera, crea una società al contrario, in cui i possessori di magia vivono ai margini della società, discriminati e odiati dalle persone normali, che limitano i loro poteri tramite dei canoni.

Mappa del libro

Ho adorato la nuova idea di magia, vista come un’energia posseduta da ogni essere vivente, ma che solo alcuni individui riescono a manipolare.

Il vero punto di forza del romanzo, però, sono i personaggi giovani, quasi per sottolineare che sono le nuove generazioni a portare grandi cambiamenti nel mondo.

I ragazzi che popolano il libro sono molti e hanno tutti una loro personalità, un proprio viaggio e una evoluzione personale, dettata dagli eventi che sono costretti ad affrontare.

L’autore segue i quattro personaggi principali a 360°, alternando i capitoli del libro con i punti di vista di Davian, Asha, Wirr e Caeden; anche questa volta, Islington, si è preso il tempo necessario per presentarli al lettore, delineando ogni sfumatura del carattere. Non ci sono buoni e cattivi al 100% ma ogni protagonista ha dei lati chiari e scuri e spetta al lettore scegliere da che punto di vista interpretare la storia. Tutti i personaggi sono caratterizzati con precisione e maestria e, ancora una volta, mi stupisce che questo libro sia un esordio. L’alternanza dei punti di vista permette al lettore di allargare i vari scenari, di immaginare le varie ambientazioni e di fare ipotesi per svelare i molti misteri presenti nel romanzo.

L’evolversi della trama mi ha lasciata a bocca aperta e non avevo mai letto un fantasy con mondi paralleli e viaggi temporali.

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L’ombra del tempo passato è la dimostrazione di come si possa partire da elementi classici per creare qualcosa di unico e appassionante e non vedo l’ora di continuare questo favoloso viaggio.

Consiglio il romanzo a tutti coloro che amano i fantasy, in particolare le opere di Tolkien, Martin, Sanderson e Rothfuss.

James Islington è nato e cresciuto nel Sud di Victoria, in Australia. Avido lettore per molti anni di autori come Robert Jordan e Raymond E. Feist, è stato solo quando ha letto la serie Mistborn di Brandon Sanderson e Il nome del vento di Patrick Rothfuss che si è sentito ispirato a scrivere qualcosa di suo ed è nata la Licanius Trilogy così composta: L’ombra del tempo passato (#1), L’eco del tempo futuro (#2), La luce del tempo presente (#3), tutti disponibili in questa collana. Ora vive con la moglie e i figli nella Mornington Peninsula in Victoria e sta lavorando al suo nuovo romanzo, il primo di una nuova serie, The Will of the Many (Hierarchy #1).

Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Presentazione

Scrittori e Amanti – Presentazione

Buongiorno cari lettori, oggi voglio presentarvi la nuova uscita di Fazi Editore.

Esce oggi Scrittori e Amanti di Lily King, un romanzo molto amato negli Stati Uniti, che ora, grazie alla Fazi, possiamo apprezzare anche nel nostro paese.

Con un tocco leggero ed elegante, Lily King ha dato vita a un personaggio indimenticabile che rappresenta una generazione e uno stato d’animo: quello di chi cerca il proprio posto nel mondo. Scrittori e amanti ha messo d’accordo pubblico e critica: sostenuto da un ritmo travolgente e punteggiato di un umorismo fine, è un romanzo di rara intensità in cui ciascun lettore sarà in grado di rintracciare una parte della propria esperienza.

Titolo: Scrittori e Amanti

Autore: Lily King

Editore: Fazi Editore

Collana: Le Strade

N.Pagine: 331

Genere: Narrativa letteraria

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La protagonista è Casey Peabody, ha 30 anni e non sa cosa desidera nella vita, il suo unico sogno nel cassetto è quello di diventare una scrittrice. Conosciamo la protagonista in uno sfortunato momento della sua vita: sua madre è morta da poco e la sua mancanza è incolmabile; inoltre, Casey è sfortunata in amore ed è costretta a fare il doppio turno come cameriera per pagare l’affitto del piccolo capanno in cui vive.

Rimane però aggrappata al sogno che quasi tutti i suoi vecchi amici hanno ormai abbandonato e, con ostinata determinazione, ogni mattina continua a scrivere. Casey sa che la vita non sta andando come sperava, ma è convinta che prima o poi qualcosa cambierà.

Una domenica, durante un brunch all’Harvard Social Club, Casey incontra due scrittori che cambieranno le cose: da una parte c’è Silas, giovane poeta gentile e sognatore spiantato quanto lei, dall’altra Oscar, maturo padre di famiglia, autore affermato e prigioniero del proprio talento. La storia della protagonista sarebbe stata troppo semplice se ci fosse stato un solo uomo nella sua vita…

È impossibile non entrare in empatia con Casey e con la sua voglia di riscatto, perché in alcuni momenti della vita ognuno di noi si è trovato in una situazione simile alla sua. Lily King ci descrive una protagonista reale, con preoccupazioni e sogni, gioie e dolori, e lo fa in maniera moderna e spumeggiante.

L’autrice riesce a trattare tematiche serie mantenendo una certa freschezza e sono sicura che Casey farà breccia nel cuore di moltissimi lettori.

Voglio ringraziare la Fazi (in particolare Cristina) per la copia e per il bellissimo planner abbinato al romanzo.

Siete ancora indecisi se leggere il romanzo? Vi ricordo che sul sito della Fazi potete leggere gratuitamente il primo capitolo del libro (oppure cliccate QUI).

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Lily King: nata nel 1963 e cresciuta nel Massachusetts, dopo aver ottenuto una specializzazione in Scrittura creativa Lily King comincia a insegnare in diverse università statunitensi coltivando al contempo la passione per la letteratura. Sebbene il suo primo romanzo risalga al 1999, è solo nel 2014 con Euforia – ispirato alla giovinezza dell’antropologa Margaret Mead – che Lily King raggiunge l’intensità stilistica che le permette di ottenere il plauso della critica e il favore dei lettori. Con Scrittori e amanti, il suo ultimo libro, Lily King conferma appieno il proprio talento e mostra il completo conseguimento di un’incontestabile maturità narrativa.

Pubblicato in: Libri, Recensione, Rizzoli

L’albero di mandarini – Recensione

Buongiorno cari lettori 🖤
Oggi, martedì 13 aprile, esce per Rizzoli il nuovo romanzo di Maria Rosaria Selo.
 L’albero di mandarini è una saga famigliare dal ritmo travolgente, ambientata tra Napoli e Rio De Janeiro, con al centro una protagonista femminile indimenticabile.

Titolo: L’albero di mandarini

Autore:  Maria Rosaria Selo

Editore: Rizzoli

Collana: Narrativa italiana

N.Pagine: 348

Genere: Saga familiare, Romanzo storico

Trama


Maria Imparato è cresciuta in una casa piccola e affollata, con un albero di mandarini proprio al centro del cortile. Ha mani da sarta, una massa di capelli scuri, il corpo sottile di chi ha conosciuto la fame e il calore di Napoli che le scorre nelle vene. Quando incontra Tonino Balestrieri, la guerra è finita da poco e sognare sembra di nuovo possibile: quel ragazzo di buona famiglia, bello ed elegante, non ha occhi che per lei. Per diventare sua moglie, Maria dovrà sfidare l’ignoranza della gente dei vicoli e il pregiudizio dei quartieri alti, e infine emigrare in Brasile, con un oceano a separarla da tutto ciò che ama. Ma la miseria torna sempre a galla, come la schiuma del mare. A Rio de Janeiro, insieme a Tonino, la aspetta Severina, elegantissima e spietata, una suocera dagli occhi di serpente disposta a tutto pur di scacciarla via. Maria sa che il futuro si affronta senza paura, e per la sua libertà è disposta a lottare. «Se tieni delle ferite devi guardarci dentro» si dice, «perché è là che ci trovi la bellezza.» Sarà il suo passato a darle la forza per andare avanti, per sfidare il destino e ripartire ancora una volta. La sua storia attraversa il Novecento come un’onda ribelle e tenace, e ci racconta una vita eccezionale, fatta di sogni, di fatica e di passione.


Cosa ne penso

Negli ultimi anni ho sviluppato una grande passione per le saghe familiari, soprattutto se ambientate in determinati periodi storici. Intrighi, tradizioni, amori, segreti e rivalità: le saghe familiari sono storie intense e reali, che hanno la capacità di trasportare il lettore all’interno delle loro pagine, facendolo sentire parte integrante del romanzo. L’albero di mandarini è un romanzo familiare che segue la vita di Maria Imparato, accompagnata della vicende della sua famiglia e dei suoi conoscenti.

Napoli è sempre presente: il mare, le piazze, le vie e i palazzi dominano la scena, rendendo ogni pensiero e azione dei protagonisti come uno spiraglio temporale, da cui possiamo sbirciare e seguire lo sviluppo e i problemi della città di quegli anni. Il romanzo di Maria Rosaria Selo non è soltanto una saga familiare ma è anche un romanzo storico, la cui trama si basa su fatti realmente accaduti, rispettando date e avvenimenti storici, propri del periodo in cui il libro è ambientato.

Sta tutto scritto
sta tutto signato.
Chi pe’ na mano
chi pe’ n’ata mano…
Chello pe’ cchesto
e chesto pe’ chell’ato…
Sta tutto scritto
sta tutto signato.
-EDUARDO DE FILIPPO, Ca si fosse…

Conosciamo Maria durante una partenza dolorosa, un difficile addio alla sua amata Napoli e ai suoi cari. Presto scopriremo che la giovane sta lasciando tutto e tutti per raggiungere l’amore della sua vita in Brasile. Quello che ancora non sappiamo, però, è che il dolore e il senso d’angoscia non abbandoneranno mai del tutto la protagonista e gli altri personaggi.

Dopo un brevissimo scorcio sul suo futuro, torniamo indietro, negli anni ’40, dove conosciamo i bassifondi di Napoli. A quei tempi Maria ha soltanto 9 anni ed è una bambina sveglia e piena di vita, che ama scorrazzare per il suo quartiere e nascondersi tra le fronde del suo albero di mandarini, che è piantato nel giardino di casa. La sua spensieratezza durerà pochissimo perché presto arriveranno la guerra, le malattie e i primi lutti.

L’incontro con Tonino Balestrieri sembra dettato dal destino, il ragazzo è bello, intelligente, elegante, romantico e non ha occhi che per lei. I due si innamorano quasi al primo sguardo e per stare insieme andranno contro tutto e tutti. Il loro amore non sarà mai una cosa semplice: i due sono separati dall’oceano e Maria, per sposarlo, deve andare in Brasile, dove troverà Severina, una suocera sadica e senza scrupoli, disposta a tutto pur di allontanarla dal suo unico figlio maschio.

La vita di Maria Imparato è un viaggio attraverso le avversità del Novecento, tra la miseria e la fame, la guerra e le ingiustizie, le rinunce e le difficoltà: una storia profonda e reale, che ho adorato dall’inizio alla fine.

Il fulcro di ogni saga familiare sono i personaggi profondi e la loro evoluzione.
All’interno de “L’albero di mandarini” i protagonisti sembrano persone vere; l’autrice, infatti, è riuscita ad inserirli in maniera reale nel loro contesto storico, rispettando usi, tradizioni e pregiudizi della loro epoca. La Selo è stata abile ad intrecciare le vicende storiche con la vita privata dei suoi personaggi, riuscendo a portare completamente la mente del lettore all’interno di una storia ricca di vita, dolore e inquietudine.

Una riflessione sulla condizione femminile del tempo è d’obbligo. L’autrice ci propone principalmente personaggi femminili con una personalità forte e con caratteri molto disparati, ma ben costruiti, che hanno un’unica peculiarità: essere donne in un’epoca dominata esclusivamente da uomini. La parità dei sessi era solo un miraggio e ogni protagonista femminile del romanzo, in quanto donna, è costretta a compiere delle rinunce o ad agire all’ombra del marito.
La Selo ci mostrerà il vissuto di ogni personaggio, analizzando le conseguenze che le loro esperienze hanno avuto sul carattere di ciascuno.

Maria è la primogenita degli Imparato, una famiglia povera che vive nella periferia di Napoli. Ci viene presentata come una bambina dalla carnagione chiara come il latte, i capelli neri e gli occhi azzurri. A nove anni si dimostra molto diversa dalle altre bimbe della zona: Maria è intelligente, buona, determinata, ed è un’eterna sognatrice; pagina dopo pagina la vedremo sbocciare in una donna forte, intraprendente e coraggiosa. Il suo carattere, diverso e moderno, entra spesso in contrasto con la mentalità chiusa della madre e con il carattere schietto della sorella minore, con le quali ha sviluppato un rapporto conflittuale. Le uniche figure a donarle conforto durante l’infanzia sono il padre, spesso assente a causa del lavoro; Pupella, una giovane donna che ama e rispetta come se fosse sua madre, e l’albero di mandarini, suo compagno di crescita e di vita. Le misere condizioni in cui vive da bambina la spronano a sognare una vita migliore e un ceto sociale più agiato, ma le sue ambizioni la porteranno nella morsa di Severina, l’antagonista della sua vita. Gli strascichi della guerra, il bullismo e il problematico rapporto con la madre, sono soltanto i primi ostacoli della sua difficile vita. Quella di Maria, infatti, non è una storia semplice, il dolore la seguirà sempre, come un velo invisibile, ma lei non si piegherà mai ad esso.

Pupella è una donna bellissima e intelligente, che crea desiderio negli uomini e invidia tra le donne. La sua vita è stata rovinata da un ragazzo ricco che, dopo averle promesso mari e monti e aver ottenuto la sua innocenza, la abbandona come se fosse un rifiuto qualsiasi. Pupella diventa, secondo i pregiudizi e le credenze dell’epoca, una donna guasta, rovinata e segnata a vita; nessun uomo l’avrebbe più sposata, costringendola a guadagnarsi da vivere a modo suo. Soltanto gli occhi puri e innocenti di una bambina come Maria la vedono per quello che è veramente. Le due si conoscono per caso ma il loro legame diventa indissolubile: Maria vede in lei la madre dei suoi sogni, gentile, disponibile e affettuosa, mentre Pupella, grazie alla piccola, conosce un amore che non aveva mai provato prima. Pupella è un personaggio ammirevole, è una donna forte, intelligente, emancipata e disinteressata alle cattiverie che dicono sul suo conto ma, soprattutto, è un personaggio che ha imparato a costruirsi la felicità, nonostante il mondo grigio che la circonda.

Abbracciò la bambina, e fra i suoi capelli
disse: «Se non conosci a fondo il male, non potrai mai capire il
bene. Ricordatelo sempre, piccere’».
Maria avvertì una morsa al cuore, come se il dolore, ora,
fosse suo.
«Lo so che la vita è complicata.»
Pupella le prese il viso e la fissò dolce.
«Mari’, la cosa importante è che non ti devi mettere paura
a vivere. Se vuoi piangere piangi, e se tieni delle ferite guardaci
dentro, ché è là che ci trovi la bellezza.»

Maria e Pupella trasmettono una forza positiva immensa, perché più volte la vita ha cercato di piegarle, ma loro sono sempre andate avanti e alla fine riescono a lasciare al lettore un messaggio di speranza: l’idea di non arrendersi mai e di provare a scavare più a fondo per trovare nuove soluzioni ai problemi.

Nunzia è la madre di Maria, una leonessa dal carattere di ferro e la lingua irrefrenabile, placata soltanto dal marito e dalle moine dalla sua secondogenita. I tre figli che sono nati dal matrimonio con Giuseppe Imparato non sono gli unici bambini che ha allevato perché, rimasta orfana da ragazzina, è stata costretta a crescere i suoi fratellini. Ha vissuto entrambe le Grandi Guerre ed è una donna dura e concreta, con i piedi per terra, abituata a lavorare sodo; non comprende le ambizioni di Maria e cerca di proteggerla a modo suo: scoraggiandola e sminuendola, nella speranza che non si illuda troppo e che non resti delusa quando non riuscirà a realizzare i suoi intangibili sogni. Secondo Nunzia, se nasci nel fango morirai nel fango ed è inutile studiare o provare a cambiare in meglio. È la tipica madre di un tempo, che ama i suoi figli ma che si sente in dovere di manovrare la loro giovinezza, credendo di compiere il loro bene.

Severina è un personaggio con innumerevoli caratteristiche negative e da quando ci viene presentata, fino al termine del romanzo, non ha un solo momento positivo. Nemmeno suo marito Raffaele conosce la storia del suo passato: Severina viene dal nulla, esattamente come Maria. Quando era ragazzina curava mucche e galline, la pelle delle sue mani era rovinata e piena di graffi. Ha vissuto nella miseria più totale, fino alla sera in cui suo padre tornò a casa con una vincita del bancolotto. Da quel momento in poi la sua vita passerà letteralmente dalle stalle alle stelle e, in un battito di ciglia, la giovane Severina si abituerà soltanto più al lusso, cancellando quel passato doloroso e umiliante. Per questo Maria la ripugna: in lei rivede il riflesso di sé stessa e di come sarebbe stata la sua vita senza la fortunata vincita di soldi.
Nessuno riesce a tenerle testa, nonostante gli sforzi. Le sue parole sono manipolatorie e le sue battute talmente velenose da lasciare tutti senza parole. È una donna intelligente e spregevole, sadica ma brillante; lei si definisce un individuo con la mente da uomo in un corpo da donna, carico di charme e classe. Comanda tutta la famiglia e opera all’ombra del marito.

Queste quattro donne sono personaggi poliedrici che l’autrice ha saputo descrivere nella loro enorme complessità e all’interno di un periodo storico tortuoso. La Selo è riuscita a proiettarmi in mondi lontani e tra personaggi estremamente reali, tantoché il loro percorso potrebbe tranquillamente rappresentare la storia di una delle nostre nonne o bisnonne.

Ci sono decine di altri personaggi nel romanzo che sono ben caratterizzati e che riescono a lasciare il segno ma, per non dilungarmi troppo e per non fare spoiler, ho preferito parlarvi di queste quattro donne, che secondo me rappresentano l’anima del libro.

I mandarini sono considerati da tempo dei portafortuna. La forma tonda è simbolo di eternità e di buon auspicio per una lunga vita.

L’albero di mandarini è una presenza costante nel libro, fino a diventare quasi un personaggio vero e proprio. Per Maria l’albero rappresenta un porto sicuro, un amico, una via di fuga e un compagno di vita: le permette di nascondersi tra i suoi rami e sognare ad occhi aperti, di scappare fuori dalla finestra quando Nunzia le grida contro, di trovare conforto tra le sue fronde quando è triste. In ogni momento della vita e in ogni luogo, il profumo dei mandarini le ricorderà sempre la sua casa.

Nei momenti bui, l’albero diventerà la sua cosa più preziosa, un posto fisico e astratto in cui rifugiarsi fisicamente e metaforicamente, un luogo felice della sua mente che nessuno potrà mai toglierle. Nel bene o nel male, l’albero parteciperà ad ogni momento della vita di Maria, condividerà la sua miseria durante la guerra, sarà con lei nel momento del suo sviluppo, sarà al fianco di Tonino la prima volta che andrà a cercarla sotto casa, e riuscirà anche ad accompagnarla all’altare, perché i suoi fiori saranno parte del bouquet nuziale.

Ho adorato lo stile di scrittura dell’autrice, ogni parola sembra ponderata per donare alla frase una determinata intensità e carica emotiva. Durante la lettura pareva quasi di essere tra le vie di Napoli o di Rio con i personaggi e di provare i loro sentimenti del momento. “L’albero di mandarini” è un romanzo che sa emozionare, infatti, già dalle prime pagine si riscontra una grande capacità descrittiva, sia dei luoghi che degli stati d’animo.

Ogni tanto ci sono alcuni dialoghi in dialetto napoletano, fortunatamente sono di facile comprensione anche per coloro che non sono del luogo e aiutano a rendere più reali le ambientazioni e a marcare lo stato sociale dei personaggi, facendo assaporare la parlata del luogo senza rallentare la lettura.

L’autrice fa trasparire moltissimo il senso di appartenenza alla sua terra e alla sua cultura, e questo è davvero molto apprezzabile. Si sente l’amore per Napoli, per le sue tradizioni, per la sua storia e per il mare. Non sottolinea soltanto i lati positivi della città ma mostra anche la miseria e i lati più oscuri, mettendola spesso a confronto con Rio De Janeiro.

La lontananza da Napoli ha qualcosa di misterioso,
ti fa sentire straniero in ogni altra terra,
ti strugge, è una città che nasconde la bellezza nel dolore, c’è
qualcosa in lei che non c’è in alcun luogo.
Chi nasce a Napoli, a Napoli vuole morire.

Consiglio “L’albero di mandarini” a chi ama i romanzi storici e le saghe familiari (questo romanzo appartiene ad entrambi i generi) e a tutti coloro che fanno il tifo le donne forti, sognatrici e coraggiose, come Maria Imparato.

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Voglio ringraziare la Rizzoli per avermi concesso di leggere questo meraviglioso romanzo in anteprima.

Maria Rosaria Selo (Napoli, 1961) è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Ha pubblicato: iosonodolore (Kairòs 2013), La logica del gambero (CentoAutori 2015), Le due lune e la raccolta contro il femminicidio Non una di più (Guida Editori). Con la raccolta di racconti La donna immaginaria ha vinto il premio Anna Maria Ortese.

Pubblicato in: E/O, Presentazione

Parlami di battaglie, di re e di elefanti – Presentazione

Buongiorno cari lettori, oggi voglio presentarvi una delle nuove uscite di
Edizioni E/O.

Parlami di battaglie, di re e di elefanti” di Mathias Énard, in uscita oggi giovedì 8 aprile, è un romanzo che rimane sempre in bilico tra invenzione e ricostruzione storica ed è il racconto di un sogno: quello dell’incontro – possibile e mancato – fra il genio del Rinascimento e la magia dell’Oriente.

Titolo: Parlami di battaglie, di re e di elefanti

Autore: Mathias Énard

Editore: Edizioni E/O

Collana: Dal Mondo

N.Pagine: 143

Genere: Narrativa letteraria

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È il 13 maggio 1506 quando il trentunenne Michelangelo Buonarroti sbarca al porto di Costantinopoli, la capitale dell’Impero turco. Michelangelo ha lasciato Roma per assecondare il progetto del Sultano Bayazid II, che ha in mente un’idea colossale: disegnare un ponte che unisca le rive del Bosforo, collegando così le due sponde di Costantinopoli. Il giovane, però, è andato via anche perché in collera con Papa Giulio II, che preferisce ingaggiare altri artisti come Raffaello, del quale il protagonista si sente superiore.

Il Sultano Bayazid II era soprannominato il Santo, il Pio, il Giusto. Nel libro viene descritto come un uomo saggio che apprezza la poesia, le arti, la scienza e il buon vino. Riconosce in Michelangelo un immenso talento, lo considera il più grande artista del loro tempo e per questo lo sceglie per la realizzazione del suo progetto monumentale. Il vanitoso artista è contento che il suo talento venga riconosciuto da un uomo così influente, ma accetta soprattutto perché vent’anni prima lo stesso progetto era stato affidato a Leonardo da Vinci, che aveva fallito, e Michelangelo trova irresistibile l’idea di superare il rivale, al quale viene spesso paragonato. A solleticare il senso di sfida dell’artista, c’è anche la speranza di provocare Papa Giulio II, che non l’ha trattato in maniera rispettosa.

Il fascino della città d’oro e di spezie lo avvolge e lo ammalia fin da subito: e tra paggi, schiavi, soldati, elefanti, scimmie, taverne oscure e freschi cortili si fanno avanti due figure ambigue e incantevoli che avvincono l’artista con il potere della danza, del canto, della poesia.

Mathias Énard crea un romanzo breve ma intenso, ricco di fascino e intrighi, a cui fa da sfondo una incantevole Costantinopoli .

Ho apprezzato moltissimo lo stile dell’autore, non avevo mai letto un libro strutturato in maniera così particolare, in cui ogni singola parola è impregnata di magia e ricca di valore.

Mathias Enard è nato nel 1972. Dopo essersi formato in storia dell’arte all’École du Louvre, ha studiato arabo e persiano. Dopo lunghi soggiorni in Medio Oriente, nel 2000 si stabilisce a Barcellona, dove collabora a diverse riviste culturali. All’attività di professore di arabo all’università autonoma di Barcellona affianca quella di traduttore. Fra le sue opere ricordiamo Breviario per Aspiranti terroristi (Nutrimenti), Zona (Rizzoli), Via dei ladri (Rizzoli), L’alcol e la nostalgia e La perfezione del tiro (Edizioni E/O). Con Bussola (Edizioni E/O 2016) ha vinto il premio Goncourt, il Von Rezzori, ed è stato finalista al Man Booker International Prize e al Premio Strega Europeo. Nel 2020 ha pubblicato Ultimo discorso alla società proustiana di Barcellona (Edizioni E/O).

Pubblicato in: Autori Emergenti, Libri

Le anime di Leggendra – Recensione

Buongiorno lettori 🖤

Oggi voglio parlarvi del libro con cui è iniziato il mio 2021!
Le anime di Leggendra – I cimeli ancestrali è il primo volume di una saga fantasy, che prevede la pubblicazione di quattro romanzi. L’autrice è la giovanissima Melania Fusconi, con cui ho avuto il piacere di parlare e posso assicurarvi che è una persona dolcissima ed è stato un vero piacere leggere il suo primo romanzo.

Il secondo volume della saga Le anime di Leggendra – La viaggiatrice è uscito da pochissime settimane.
Ecco entrambe le copertine della saga, che sono state disegnate dall’autrice:

Titolo:  Le anime di Leggendra – I cimeli ancestrali

Autore:  Melania Fusconi

Editore: Tabula Fati

N.Pagine: 256

Genere: Fantasy

Trama


Protetto da una barriera magica all’interno della foresta di Evergreen, il Villaggio Celato di fatto separa i suoi abitanti dal resto del regno, tenendoli all’oscuro tanto delle brutture, che l’impero non risparmia, che delle bellezze di Leggendra e delle sue caleidoscopiche città. Il desiderio di attraversare quelle terre e di conoscere chi ci vive diventa la massima aspirazione dei giovani villici, in particolare di qualcuno, animato da sentimenti di amor patrio e di vendetta e da una smisurata sete di giustizia. Alhena, la diciassettenne pupilla di mastro Haber Krono, una delle massime autorità del villaggio, insegue e persegue l’ideale di lotta che fu di sua madre, in aperto contrasto con un futuro che sembrerebbe già deciso, se non fosse per quella smania che sente dentro e che a volte si manifesta con delle strane crisi nelle quali rivive situazioni che non le appartengono. Muovendosi fra Nog e Gifter e sempre difendendo a spada tratta i più deboli dalle grinfie dell’impero, ben presto scoprirà che la magia è un dono che cresce, un potere che riempie o svuota, a seconda dell’uso che ne farà chi ne è dotato.


Cosa ne penso

Ci troviamo a Leggendra, all’interno del Villaggio Celato, un luogo che, grazie a una barriera magica, è nascosto da occhi indiscreti. A creare contrasto con i verdi paesaggi di Leggendra, c’è l’oscurità delle Bestie Infernali, che stanno creando scompiglio nei villaggi vicini e che si stanno espandendo sempre di più, soprattutto nella foresta di Evergreen.

La protagonista è Alhena, un’orfana che ha perso i suoi genitori troppo presto. Quando la storia inizia ha diciassette anni ed è stata allevata da Mastro Haber che, però, si è rivelato più un insegnante che un padre, decidendo anche il suo destino: Alhena deve diventare una Curatrice. La giovane, però, tormentata dalla continua ricerca di libertà, si sente soffocare tra le mura del Villaggio Celato e vorrebbe vivere senza le regole imposte dal suo tutore, magari riuscendo a realizzare il suo sogno: diventare una guardia reale. Sua mamma era una guerriera e Alhena sente l’arte del combattimento scorrerle nelle vene, cosa anticonvenzionale e vista in maniera negativa da Haber e dal resto del Consiglio.

A pesare ulteriormente, c’è la regola che vieta alla popolazione di oltrepassare il velo magico e di uscire dal Villaggio, norma che è in contrasto con l’indole indipendente della ragazza, ma che fa vivere tranquilli tutti gli altri villici.

Questa barriera ci proteggerà certamente dalla guerra nel mondo esterno, ma ci ha reso schiavi di questa gabbia.

Una sera, pero, Alhena riesce a superare la barriera per soccorrere un ragazzo che è stato aggredito dalle Bestie Infernali: conosce le conseguenze della sua scelta, sa che verrà punita, ma il suo coraggio e il suo senso di trasgressione prevalgono e ben presto capirà che il suo gesto sarà il primo passo verso una nuova vita. Perché il giovane a cui ha salvato la vita è uno studioso imbranato di nome Valdrigue, che sta cercando i Cimeli Ancestrali: oggetti magici che dovrebbero salvare le loro terre dalle terribili minacce che sono alle porte. Insieme, i due ragazzi, partiranno per un pericoloso viaggio che, al termine del romanzo, si rivelerà essere soltanto l’inizio della vera avventura.

Come vi ho già anticipato, Alhena Blanc, è una giovane determinata e intelligente, molto più matura delle sue coetanee. La sua impulsività e la continua ricerca della libertà sono due tratti caratteristici dell’adolescenza, che abbiamo sperimentato tutti, ma la caratteristica che più mi ha colpito della protagonista è stata la sua forza. Melania ha creato una protagonista tenace e intensa e sono davvero curiosa di conoscere la sua evoluzione nei prossimi romanzi. Ovviamente non è un personaggio perfetto e durante il suo viaggio farà degli errori, che ci sveleranno alcune fragilità. Ad Alhena invidio la forza e la determinazione ma non sono gelosa della sua capacità di cacciarsi nei guai. Le situazioni difficili sembrano correrle dietro ed è un bene che abbia continuato ad allenarsi con la spada, trascurando la volontà del suo tutore.

Valdrigue è uno studioso con la S maiuscola, e la sua intelligenza si rivelerà una risorsa davvero fondamentale. È un compagno di viaggio interessante ma che non ho compreso fino in fondo.

Hayden è sicuramente il mio personaggio maschile preferito, anche se (per ora) ha trovato poco posto all’interno della storia. Sono certa, però, che tornerà nei prossimi volumi, perché Melania l’ha caratterizzato troppo bene per rilegarlo al ruolo di comparsa secondaria. Spero che la sua apparizione nel primo libro sia stata una presentazione del suo personaggio e sono curiosissima di conoscere il suo vero ruolo all’interno della storia.

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Lo stile dell’autrice è molto fluido e le pagine scorrono una dopo l’altra, merito anche degli avvenimenti della trama, che non lasciano spazio alla noia. Melania ha una grande capacità descrittiva ed è riuscita a creare dei luoghi fantastici facilmente immaginabili dal lettore. La narrazione è in terza persona ma segue solo ed esclusivamente le vicende di Alhena. I primi capitoli, molti densi di nozioni e di descrizioni, potrebbero risultare un po’ lenti, ma sono molto introduttivi e servono per immergerci in un nuovo mondo magico.

Il worldbuilding è ben costruito, ed ho apprezzato molto i luoghi dalle sfumature medioevali, creati dalla penna dell’autrice. Il regno è davvero vasto e mi sono immersa in svariati scenari, molti dei quali immersi dalla paura creata dalle Bestie Infernali, che sbucano quando meno te lo aspetti.

Ho apprezzato moltissimo il tema dell’emancipazione e della voglia di contrastare gli ideali e le rigide convenzioni imposte dalla società, che sono stati trattati in maniera perfetta anche per lettori più giovani. Alhena è un’eroina che innalza la bandiera del girl power, sfidando ogni uomo e ostacolo che trova nel suo percorso.

Un altro elemento che riscontriamo spesso è il tema del destino, sempre pronto ad indicare una direzione alla protagonista, ma è lei a scegliere la sua strada, o è il fato ad influenzare la sua vita?

Il romanzo pone moltissime domande e non tutte troveranno una risposta nel primo volume, che come vi ho già anticipato, è soltanto l’inizio di un’avventura fantasy.

Ringrazio nuovamente Melania per avermi dato la possibilità di entrare nel suo mondo🖤

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Melania Fusconi nasce a Ravenna il 17 Maggio del 1985, e si può dire che sia nata con la matita in mano. Dalla fervida fantasia ha frequentato il Liceo Artistico P.L. Nervi di Ravenna, dove la storia di Alhena prende forma per la realizzazione di un fumetto che avrebbe disegnato personalmente.
Terminato un anno di Accademia di Belle Arti a Rimini, Melania inizia a lavorare nel campo dell’informatica e il fumetto viene chiuso nel cassetto dei sogni. Ha lavorato qualche anno per una stilista di abiti di alta moda e negli ultimi anni ha sperimentato l’arte della computer grafica, partendo sempre da una base a amano libera.
Inizia a leggere libri di genere fantasy nel 2008 e nel 2013 decide di riprendere la storia del fumetto per farne un libro.
Le anime di Leggendra – I Cimeli Ancestrali è il primo di una serie di libri.

Pubblicato in: Fandango, Libri, Presentazione

Laura Conti – Nuove uscite

Da oggi, giovedì 18 marzo, trovate in libreria due novità editoriali per Fandango Libri riguardanti una figura femminile molto importante del 1900 che, però, il nostro paese ha ingiustamente dimenticato: Laura Conti.
Oltre ad essere stata una narratrice, saggista e politica italiana, era anche medico, partigiana e ambientalista, ed è tuttora considerata come la madre dell’ecologismo italiano.

I TITOLI IN USCITA SONO:

Laura non c’è

In cui le autrici Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi descrivono Laura come una donna pungente, divertente e con ancora tante cose da dire al mondo. Nonostante la Conti sia scomparsa, le sue parole, il suo pensiero e le sue riflessioni sono ancora qui, a disposizione di tutte e tutti.

Titolo:  Laura non c’è. Dialoghi possibili con Laura Conti

Autore:  Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi

Editore:  Fandango Libri

Collana: Documenti

N.Pagine: 128


Trama


Laura Conti non c’è. È morta il 25 maggio 1993, ma se fosse ancora viva avrebbe 100
anni, ed è così che la immaginano le autrici Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi. Una
donna pungente, divertente e con ancora tante cose da dire al mondo. Perché nonostante
Laura Conti sia scomparsa dai grandi discorsi ambientalisti ed ecologisti della sinistra
italiana degli ultimi trent’anni, le sue parole, il suo pensiero e le sue riflessioni sono ancora
qui, a disposizione di tutte e tutti. Un libro fatto di dialoghi impossibili che diventano reali
grazie alla forza della narrativa e dell’immaginazione. Sette incontri con altrettante donne
con le quali affrontare i temi a lei cari: la pandemia e il lavoro, i disastri ambientali, la vita
e la salute delle donne, l’ecologia, la caccia e l’aborto. Un libro che ci permette di
conoscere una delle pensatrici più importanti del nostro paese, considerata a ragione la
fondatrice dell’ambientalismo scientifico in Italia che per ragioni incomprensibili non ha
trovato posto nei libri di storia e nel nostro patrimonio culturale.


Una lepre con la faccia di bambina

Uscito per la prima volta nel 1978, racconta il primo disastro ambientale in Italia, che resta tra i peggiori della storia: il disastro di Seveso. In quel periodo, Laura Conti era medico e segretaria della Commissione sanità ed ecologia del Consiglio regionale lombardo e ha seguito giorno per giorno lo sviluppo della crisi. Il romanzo è nato da quell’esperienza.


“Una lepre con la faccia di bambina” è un romanzo terribilmente attuale, che descrive un disastro realmente accaduto, raccontando le reazioni della gente comune che è stata improvvisamente sbalzata dentro ad un incubo in cui ha perso tutto.

Titolo:  Una lepre con la faccia di bambina

Autore:  Laura Conti

Editore:  Fandango Libri

Collana: Fandango Libri

N.Pagine: 144

Genere: Narrativa

Trama


Alle 12.40 del 10 luglio 1976 da una fabbrica dell’hinterland milanese si alza una nube
carica di diossina che investe una vasta area e provoca una catastrofe ambientale che
sconvolgerà la vita degli abitanti di Seveso. Laura Conti, medico e segretaria della
Commissione sanità ed ecologia del Consiglio regionale lombardo, segue giorno per giorno
lo sviluppo di quella crisi. Il romanzo, pubblicato nel 1978, nasce da quell’esperienza. Si
sviluppa sul filo dei ricordi di Marco, dodicenne figlio di un artigiano di Seveso, e dei suoi
dialoghi con la combattiva coetanea Sara, figlia di immigrati meridionali che abitano vicino
alla fabbrica. Poco dopo l’incidente Sara affida a Marco la sua gatta, per salvarla
dall’abbattimento degli animali nella Zona A, la più inquinata; ma la gatta sta troppo male
e muore. Assistiamo, intanto, alle prime reazioni di paura, rifiuto e confusione da parte
della popolazione e degli amministratori locali. Tra i bambini si manifesta una misteriosa
malattia della pelle e tra le donne incinte cresce il timore di malformazioni. Nel giro di
poche settimane centinaia di abitanti della Zona A e poi anche della Zona B, dove vive
Marco, devono abbandonare le loro case e trasferirsi in un grande albergo. Qui i due
giovani protagonisti si trovano ad affrontare contemporaneamente i turbamenti della
pubertà e la crisi della loro comunità, che svela le menzogne e le fragilità degli adulti. E
mentre si consolida la relazione tra Sara e Marco, matura un dramma che cambierà il corso
delle loro vite. In tempi di pandemia e cambiamento climatico, una lettura quanto mai
attuale.


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Laura Conti (Udine 1921-Milano 1993). Dall’età di sei anni vive con la famiglia a Milano. Iscritta alla facoltà di Medicina, partecipa alla Resistenza. Arrestata e incarcerata, viene deportata nel lager nazista di Bolzano. Dopo la Liberazione si laurea in medicina, specializzandosi in ortopedia. All’attività professionale affianca un intenso impegno politico, prima nel Partito socialista e dal 1951 nel Partito comunista, che rappresenta come consigliera provinciale a Milano e poi come consigliera della Regione Lombardia; nel 1987 è eletta alla Camera dei deputati. Dall’inizio degli anni Settanta si concentra soprattutto sulle tematiche ambientali: nel 1980 è tra i fondatori della Lega per l’Ambiente, di cui presiede a lungo il comitato scientifico. Scrittrice di riconosciuto talento, è autrice di tre romanzi che Fandango Libri sta riproponendo: Cecilia e le streghe (1963, Premio Pozzale), La condizione sperimentale (1965), Una lepre con la faccia di bambina (1978, 1982, 2021). Ha inoltre pubblicato importanti saggi sulla questione ambientale, sull’assistenza sociale, sull’educazione sessuale e sulla storia della Resistenza, oltre a numerose opere di divulgazione scientifica.

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