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Kilmeny del frutteto – Recensione

Ciao amici lettori,
scusate la mia assenza ma ogni tanto la cefalea mi tiene in ostaggio per qualche giorno. Nonostante il mal di testa, sono riuscita a leggere un romanzo classico, che è stato capace di portarmi indietro nel tempo, quando la natura era ancora incontaminata e gli esseri umani erano semplici e liberi dai vizi materiali odierni.

Kilmeny del frutteto è uno dei primi romanzi di Lucy Maud Montgomery, l’autrice di Anne di Tetti Verdi, ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1910, vantando un grande successo tra il pubblico dell’epoca; oggi è stato portato in Italia dalla Caravaggio Editore e da Enrico De Luca.

Voglio subito ringraziare l’ufficio stampa della Caravaggio per avermi donato una copia dell’opera.

Titolo: Kilmeny del Frutteto

Autore: Lucy Maud Montgomerty

Editore: Caravaggio Editore

Collana: I Classici Ritrovati

N.Pagine: 256

Genere: Romanzo d’amore

Trama


Kilmeny del frutteto (Kilmeny of the Orchard) è un romanzo diverso dai due precedenti di Montgomery (Anne di Tetti Verdi e Anne di Avonlea), tanto che l’autrice stessa temeva che il pubblico non lo avrebbe gradito; ma si sbagliava: la sua uscita nel maggio del 1910 fu accolta da recensioni entusiastiche, nelle quali venivano esaltati sia lo stile dell’autrice sia la piacevolezza della trama e dei personaggi, in particolare della protagonista, Kilmeny, che porta il nome della celebre eroina del folclore scozzese e, come lei, è dotata di notevole bellezza. Kilmeny del frutteto è un romantico idillio poetico che riporterà i lettori, che hanno amato la  saga di Anne Shirley, sull’Isola del Principe Edoardo.


Kilmeny del frutteto è stata una lettura semplice ma estremamente gradevole: l’autrice, ancora una volta, è riuscita a valorizzare la purezza dell’essere umano, confermandosi una della mie scrittrici preferite.

La bellezza della collana I classici ritrovati della Caravaggio Editore è proprio quella di riportare alla luce i romanzi classici inediti o poco conosciuti in Italia, facendo scoprire e apprezzare a 360° i grandi autori associati esclusivamente a determinate opere.

Con Lucy Maud Montgomery, grazie ad Anne di Tetti Verdi, è stato amore a prima vista (in questo caso a prima lettura), infatti sono entrata subito in sintonia con il suo stile di scrittura, capace di rendere poesia ogni singola parola.
Impronta stilistica, che sono stata felicissima di riscontrare anche in Kilmeny del frutteto:

Si trovò a guardare verso un frutteto; un vecchio frutteto con tutta evidenza trascurato da lungo tempo e abbandonato. Ma un frutteto fatica a morire; e questo, che un tempo doveva essere stato un luogo incantevole, lo era tutt’ora, non di meno per l’aria di dolce malinconia che sembrava pervaderlo, quella malinconia che investe tutti i posti che sono stati un tempo lo scenario di gioia, piacere e giovinezza, e ora non lo sono più; luoghi dove cuori hanno sobbalzato, e polsi hanno tremato, e occhi si sono illuminati, e voci allegre hanno riecheggiato. I fantasmi di tutte queste cose sembrano trattenersi nei loro antichi posti nel corso di tanti anni vuoti.

Protagonista assoluto dell’opera è l’amore dolcissimo, travolgente e senza tempo tra Eric Marshall e Kilmeny Gordon, ma andiamo con ordine:

Eric è un giovane ragazzo fortunato, dotato di bell’aspetto, che proviene da una famiglia abbiente e che si è appena laureato. Il suo futuro sembra roseo e pieno di brillanti possibilità, ma prima di aiutare il padre nell’azienda di famiglia, decide di fare un favore ad un amico, sostituendolo come supplente in una scuola sull’Isola del Principe Edoardo, luogo che lo cambierà sempre.

Veniamo trasportati nell’accogliente villaggio di Lindsay, dove Eric, tra una passeggiata nella natura e i compiti da correggere, non fatica ad inserirsi tra gli abitanti del luogo. Una sera il nostro protagonista decide di esplorare una nuova stradina e si ritrova davanti ad un affascinante frutteto abbandonato, che una volta doveva essere stato rigoglioso e incantevole. Ad aggiungere pathos all’atmosfera c’è una deliziosa musica, che si libera nell’aria come magia pura ed irresistibile.

Giungeva una melodia di musica deliziosa, così bella e irreale che Eric trattenne il fiato per lo stupore e il piacere. Stava sognando? No, si trattava di musica reale. Era una melodia sfuggente, ossessionante, stranamente adatta al momento e al luogo; aveva in sé il sospiro del vento nei boschi, il misterioso sussurro delle erbe al posarsi della rugiada, i candidi pensieri dei gigli di giugno; l’anima di tutte le vecchie risate e delle canzoni, delle lacrime, della felicità e dei singhiozzi che il frutteto aveva conosciuto negli anni perduti; e, oltre a questo, c’era in essa un grido pietoso e lamentoso, come di un essere imprigionato che chiedesse libertà e possibilità di esprimersi.

La musica lo guida attraverso la natura incontaminata, fino ad arrivare ad una vecchia panca di legno, su cui siede e suona Kilmeny, una ragazza con lunghissimi e lucenti capelli neri, raccolti in trecce, e due occhi azzurri come il mare calmo, che valorizzano maggiormente un viso perfetto, il più bello che Eric abbia mai visto.
La ragazza è circondata da un alone di mistero, non è mai stata vista da nessuno a Lindsay e scappa appena si accorge di essere osservata da Eric.

Tavola della prima pubblicazione (1910) riportata nell’edizione della Caravaggio

Presto scopriremo che Kilmeny non può parlare perché è muta, ma riesce a trasmettere la sua felicità ed ogni sua emozione attraverso la musica. Essenzialmente, la melodia diventa la sua voce e la sua libertà di espressione.

L’incontro tra i due segna l’inizio di parecchi avvenimenti che cambierà nel profondo entrambi i protagonisti.

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Non voglio dirvi altro sulla trama perché è un romanzo da leggere e da assaporare, senza troppi spoiler, vi basti sapere che ho amato l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, fino a sbocciare in una deliziosa e dolcissima storia d’amore. Il romanzo è di altri tempi e lo si vede per il rispetto, la delicatezza e l’innocenza di alcuni pensieri intimi, ma la storia d’amore tra Kilmeny ed Eric è senza tempo e appassionerà i lettori per altre generazioni.

L’autrice ha una capacità descrittiva molto poetica e concisa, soprattutto nel delineare i paesaggi bucolici e idilliaci della natura canadese, tantoché riesce a renderli quasi reali ed immaginabili nella mente del lettore; questa particolarità è uno dei punti di forza della scrittrice.

Lucy M. Montgomerty, in sole 250 pagine, riesce a creare due personaggi concreti e a parlare di tematiche profonde, come l’amore e l’amicizia, e attuali, come la discriminazione, l’insicurezza e l’accettazione di sé. Il suo stile è straordinario e le sue capacità narrative fanno respirare un’atmosfera di magia e di incanto.

Altro tema fortissimo è quello del dolore, visto come dolore amoroso, dolore legato alla famiglia, dolore dovuto alla diversità e all’impossibilità di comunicare normalmente. Se ci pensiamo bene il dolore fa parte del percorso di crescita di ognuno di noi, è un passaggio fondamentale per lo sviluppo e, a volte, serve per l’accettazione di sé stessi, ed è stata una caratteristica che ha reso il romanzo reale.

Il problema di Kilmeny rischierà di rovinare (o comprometterà) il legame dei due protagonisti, mettendo a rischio il coronamento del loro amore. Ho apprezzato moltissimo la componente psicologica dei personaggi, approfondita tramite alcuni racconti del passato.

Non è un romanzo perfetto, c’è un lato che mi ha infastidita, cioè, il punto di vista che si ha verso gli stranieri, in questo caso un italiano, che viene visto come l’ignorante e sgradevole cattivo del racconto. Questo è un difetto giustificabile dal fatto che Kilmeny del frutteto è un romanzo scritto nei primissimi anni del 1900, e in quel periodo la discriminazione verso i forestieri era, purtroppo, un punto di vista oggettivo e comune di tutta la società; malgrado i pregiudizi del tempo, l’autrice era una donna molto intelligente ed istruita e questo cliché era del tutto evitabile.

Nonostante questo particolare, ho deciso di dare al romanzo 5 stelline su goodreads, perché la Montgomerty è in grado di farmi sognare ad occhi aperti e di trasmettermi emozioni e sentimenti soltanto con l’uso della sua scrittura unica e straordinaria.

Consiglio questo libro a tutti gli amanti dell’amore e della bellezza descrittiva.

In più, l’edizione della Caravaggio è annotata e arricchita dalle illustrazioni originali, infatti, il curatore Enrico De Luca sta portando avanti il progetto di pubblicare in Italia i romanzi della Montgomery, in versione integrale e del tutto fedeli alle opere originali. Seguo Enrico da tempo e posso assicurarvi che la sua passione per questa autrice è immensa ed è riuscito a influenzare anche me.

Lucy Maud Montgomery (1874-1942) è autrice canadese di racconti, romanzi, componimenti poetici e saggi. Oltre ai nove romanzi che compongono la saga di Anne Shirley, inaugurata nel 1908 con il bestseller mondiale Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), ricordiamo la trilogia dedicata a un’altra orfana, Emily (Emily of New Moon, Emily Climbs e Emily’s Quest), e ancora: Kilmeny of the Orchard; The Story Girl; The Golden RoadMagic for MarigoldThe Blue Castle.

Enrico De Luca è docente a contratto presso l’Università degli Studi della Calabria e si interessa, prevalentemente, di filologia e metrica, sia in àmbito letterario che musicale. Ha curato un’edizione annotata di Anne di Tetti Verdi di L. Montgomery, e per la Caravaggio Editore ha tradotto e curato anche A Christmas Carol e Il Grillo del Focolare di Charles Dickens, oltre che L’Ultimo Amico di Edmondo De Amicis.