Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Presentazione

Quando il mondo era giovane – Presentazione

Buongiorno cari lettori,
pochi giorni fa è uscito il nuovo e attesissimo romanzo di Carmen Korn, intitolato Quando il mondo era giovane, edito Fazi Editore.

Carmen Korn è stata definita la Elena Ferrante della Germania, e nel nostro paese è già famosa per la “Trilogia del secolo” (pubblicata sempre da Fazi).

Trama


1 gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello che si è appena concluso ha lasciato ferite profonde: nelle città, nelle menti e nei cuori. La casa di Gerda e Heinrich Aldenhoven a Colonia è stata distrutta e la galleria d’arte di Heinrich non basta per sfamare tutti. Ad Amburgo, invece, l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt hanno meno preoccupazioni economiche: come manager pubblicitario di una cassa di risparmio, Kurt riesce a sostenere la sua famiglia; anche qui, però, i problemi non mancano: il genero Joachim non è ancora tornato dalla guerra. E infine Margarethe, nata Aldenhoven, si è trasferita da Colonia a Sanremo. La vita al fianco del marito italiano sembra spensierata, ma la presenza della suocera è molto ingombrante… Ognuno festeggia il capodanno a modo suo, ma il mattino seguente tutti si pongono le stesse domande: le ferite finalmente guariranno? Cosa riserva il futuro?


Per festeggiare l’inizio di questa nuova saga in due volumi, la Fazi ha deciso di regalare il taccuino ispirato al romanzo

PER RICEVERE IL TACCUINO

• Acquista “Quando il mondo era giovane” nel corso della prima settimana

• Scatta una foto alla tua copia cartacea e condividila su Facebook e/o Instagram e/o Twitter, taggando il profilo social di Fazi Editore

• Ricorda di utilizzare l’hashtag #QuandoIlMondoEraGiovane

• Invia, all’indirizzo email web@fazieditore.it (con oggetto “Taccuino”), lo screenshot del post condiviso, indicando il tuo indirizzo per la spedizione

(promozione valida dal 3 al 10 giugno, fino ad esaurimento scorte)

Grazie alla Fazi Editore (in particolare a Cristina) per la copia 🖤

Carmen Korn nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. Fazi Editore ha pubblicato Figlie di una nuova era (2018), È tempo di ricominciare (2019) e Aria di novità (2020), che compongono una trilogia dall’enorme successo.

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Scrittori e Amanti – Presentazione

Buongiorno cari lettori, oggi voglio presentarvi la nuova uscita di Fazi Editore.

Esce oggi Scrittori e Amanti di Lily King, un romanzo molto amato negli Stati Uniti, che ora, grazie alla Fazi, possiamo apprezzare anche nel nostro paese.

Con un tocco leggero ed elegante, Lily King ha dato vita a un personaggio indimenticabile che rappresenta una generazione e uno stato d’animo: quello di chi cerca il proprio posto nel mondo. Scrittori e amanti ha messo d’accordo pubblico e critica: sostenuto da un ritmo travolgente e punteggiato di un umorismo fine, è un romanzo di rara intensità in cui ciascun lettore sarà in grado di rintracciare una parte della propria esperienza.

Titolo: Scrittori e Amanti

Autore: Lily King

Editore: Fazi Editore

Collana: Le Strade

N.Pagine: 331

Genere: Narrativa letteraria

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La protagonista è Casey Peabody, ha 30 anni e non sa cosa desidera nella vita, il suo unico sogno nel cassetto è quello di diventare una scrittrice. Conosciamo la protagonista in uno sfortunato momento della sua vita: sua madre è morta da poco e la sua mancanza è incolmabile; inoltre, Casey è sfortunata in amore ed è costretta a fare il doppio turno come cameriera per pagare l’affitto del piccolo capanno in cui vive.

Rimane però aggrappata al sogno che quasi tutti i suoi vecchi amici hanno ormai abbandonato e, con ostinata determinazione, ogni mattina continua a scrivere. Casey sa che la vita non sta andando come sperava, ma è convinta che prima o poi qualcosa cambierà.

Una domenica, durante un brunch all’Harvard Social Club, Casey incontra due scrittori che cambieranno le cose: da una parte c’è Silas, giovane poeta gentile e sognatore spiantato quanto lei, dall’altra Oscar, maturo padre di famiglia, autore affermato e prigioniero del proprio talento. La storia della protagonista sarebbe stata troppo semplice se ci fosse stato un solo uomo nella sua vita…

È impossibile non entrare in empatia con Casey e con la sua voglia di riscatto, perché in alcuni momenti della vita ognuno di noi si è trovato in una situazione simile alla sua. Lily King ci descrive una protagonista reale, con preoccupazioni e sogni, gioie e dolori, e lo fa in maniera moderna e spumeggiante.

L’autrice riesce a trattare tematiche serie mantenendo una certa freschezza e sono sicura che Casey farà breccia nel cuore di moltissimi lettori.

Voglio ringraziare la Fazi (in particolare Cristina) per la copia e per il bellissimo planner abbinato al romanzo.

Siete ancora indecisi se leggere il romanzo? Vi ricordo che sul sito della Fazi potete leggere gratuitamente il primo capitolo del libro (oppure cliccate QUI).

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Lily King: nata nel 1963 e cresciuta nel Massachusetts, dopo aver ottenuto una specializzazione in Scrittura creativa Lily King comincia a insegnare in diverse università statunitensi coltivando al contempo la passione per la letteratura. Sebbene il suo primo romanzo risalga al 1999, è solo nel 2014 con Euforia – ispirato alla giovinezza dell’antropologa Margaret Mead – che Lily King raggiunge l’intensità stilistica che le permette di ottenere il plauso della critica e il favore dei lettori. Con Scrittori e amanti, il suo ultimo libro, Lily King conferma appieno il proprio talento e mostra il completo conseguimento di un’incontestabile maturità narrativa.

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Perdersi – Presentazione

”Mi ha lasciato. Quest’ultimo colpo, il più tremendo di tutti, mi ha messo al tappeto. Non riesco a soffermarmi su questo pensiero abbastanza a lungo da farmi un’idea pur vaga del perché sia accaduto. Era innamorata di me -ne sono certo- oppure si trattava di semplice attrazione sessuale?”

Inizia così ” Perdersi”, il nuovo romanzo psicologico di Elizabeth Jane Howard, in uscita oggi in tutte le librerie. Anche in questo libro, come nel resto delle sue opere, l’autrice prende spunto da un’esperienza realmente vissuta. Il romanzo è quasi uno sfogo in seguito ad momento tragico e doloroso: Elizabeth Jane Howard si mette a nudo e condivide, seppure in forma romanzata, un’esperienza tragica vissuta in prima persona, ritraendo magistralmente un plagio psicologico di una mente malata. Perdersi è, ancora una volta, una testimonianza e una conferma del suo grande talento narrativo.

Titolo: Perdersi

Autore: Elizabeth Jane Howard

Editore: Fazi Editore

Collana: Le Strade

N.Pagine: 416

Genere: Fiction, Suspense, Thriller

Trama


Henry è un ultrasessantenne solo e piuttosto male in arnese, che vive sulla barca di una coppia di amici. La sua è stata un’esistenza sfortunata e apparentemente segnata dalla crudeltà delle donne. Lettore e pensatore, è un uomo privo di mezzi, ma non di fascino. Daisy è una drammaturga di successo, anche lei ha superato i sessant’anni e conduce una vita piuttosto solitaria in un piccolo cottage di campagna con giardino che ha da poco acquistato, dove contempla l’enorme vuoto affettivo che nessun uomo ormai riempirà più, nonostante una parte di lei continui a desiderare di essere amata ancora una volta. Quando Henry si offre come giardiniere, all’inizio Daisy è diffidente, ma poi gli consente di insinuarsi pian piano nella sua vita quotidiana: bisognosa com’è di affetto e attenzione, abbocca facilmente al suo amo. La tensione sessuale tra i due cresce in modo graduale, fino a che Daisy ne è obnubilata e non è più in grado di vedere Henry per quello che realmente è, nonostante i suoi amici e sua figlia, perplessi e sospettosi, continuino a metterla in guardia…


Tutti noi abbiamo conosciuto e imparato ad amare Elizabeth Jane Howard grazie alla famiglia Cazalet, e per nostra fortuna esistono case editrici come la Fazi che investono sulla traduzione e pubblicazione di romanzi scritti a inizio secolo, spesso inediti in Italia, e ne curano l’edizione in ogni dettaglio.

Ho appena iniziato la lettura del romanzo e fin da subito si riconosce la distintiva prosa raffinata di Elizabeth Jane Howard, che spesso racconta storie basate sulle dinamiche familiari, sulle relazioni malate tra uomini e donne e sul ruolo della figura femminile.

Nel libro, in alternanza, i due protagonisti danno la loro versione dei fatti, mostrando i due punti di vista della storia: i capitoli di Henry sono narrati in prima persona, mentre quelli di Daisy sono esposti in terza persona.

Non vedo l’ora di leggerlo tutto. Per quanto mi riguarda Fazi Editore non ha mai sbagliato un colpo e sono sicura che anche questo romanzo ci conquisterà tutti💜


Voglio ringraziare la Fazi, in particolare Cristina, per avermi inviato una copia del libro

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Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014). Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle mo – lestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del No – vecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Oltre ai cinque volumi della saga, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Il lungo sguardo, All’ombra di Julius, Cambio di rotta, Le mezze veritàe Perdersi.

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Il Gioiello della Corona – Recensione

Buonasera amici lettori, ho appena finito di leggere un nuovo libro a tema storico, e sono contentissima di potervene finalmente parlare.

The Jewel in the Crown (Il Gioiello della Corona) è il primo romanzo dei quattro libri della nota tetralogia “The Ray Quartet” che Paul Scott pubblicò in Inghilterra a partire dal 1966. Ogni volume è autoconclusivo, nonostante le ambientazioni, i personaggi e il periodo storico siano gli stessi per tutti i romanzi. All’epoca della pubblicazione, il libro fu definito come il “Guerra e Pace” anglo-indiano e rappresenta una impareggiabile rappresentazione storica degli ultimi giorni del Raj britannico in India durante la seconda guerra mondiale.

Titolo: Il Gioiello della Corona

Autore: Paul Scott

Editore: Fazi Editore

Collana: Le Strade

N.Pagine: 584

Genere: romanzo storico

Trama


India, 1942. La seconda guerra mondiale ha mostrato che l’Impero britannico non è invincibile: la frattura con l’India – il gioiello della corona imperiale – si sta facendo sempre più profonda e pericolosa, mentre gli indipendentisti ingrossano le loro fila. In questo clima carico di tensioni e contraddizioni vive la giovane inglese Daphne Manners, che si è da poco trasferita nella cittadina di Mayapore. Qui ha conosciuto il bellissimo Hari Kumar, ragazzo intelligente e colto che come lei è nato e cresciuto in Inghilterra, ma è indiano; per questo, i due sono costretti a tener segreto il loro amore. Una notte, dopo un incontro appassionato con Hari nei giardini di Bibighar, Daphne viene sorpresa da un gruppo di uomini e violentata: per la polizia, guidata dal sovrintendente Merrick, questa è l’occasione ideale per stringere il pugno di ferro sulla popolazione locale. A partire dalla missionaria Miss Crane, insegnante da sempre vicina alla causa indiana che si trova spiazzata e incapace di agire di fronte all’aggressività degli scontri, tutti i membri della comunità di Mayapore dovranno fare i conti con questo e altri crimini violenti.


La trama dell’intero romanzo gira intorno ad un avvenimento drammatico: lo stupro di Daphne Menners una giovane donna inglese coinvolta in una relazione segreta e pericolosa con l’affascinante Hari Kumar, un indiano colto e bello, nato e cresciuto come lei in Inghilterra. Il tragico evento è avvenuto nei giardini di Bibighar da parte di alcuni uomini indiani, all’interno dell’immaginaria città indiana di Mayapore, al termine di un appassionante incontro tra i due giovani amanti clandestini.

Il doloroso episodio offrirà al sovraintendente inglese della polizia locale la giusta opportunità per stringere la cinghia sulla popolazione, dando inizio a una drammatica catena di eventi legati a questioni razza, di classe e di genere, nella società inglese e indiana.

Il tutto viene scritto come una sorta di resoconto: ogni personaggio racconta il proprio punto di vista sulla vicenda, fino ad arrivare alla versione della protagonista stessa, che ci narra i fatti realmente accaduti e le sue emozioni interiori. Le varie esposizioni creano un affresco magnifico e complesso che ci fa prendere conoscenza di come sia veramente il popolo indiano e come per cultura sia molto distante da quello inglese. Alla fine si ha un’immagine molto intensa dell’India che sembra quasi di averla vissuta realmente.

Amori, segreti, rivolte e complotti fanno da sfondo ad un panorama storico di grande impatto, che mostra in maniera dirompente il razzismo e l’ingiustizia sociale, ma anche la forte crisi politica e identitaria di due paesi molto diversi tra loro, ma dai destini inscindibilmente intrecciati per quasi un secolo.



Un grazie a @fazieditore per questo libro omaggio, in particolare a Cristina, sempre disponibile e gentile.


Paul Scott Nacque a Londra e durante la seconda guerra mondiale prese servizio principalmente in India e Malesia. In seguito lavorò per molti anni nell’editoria. Dei suoi tredici romanzi, i più celebri sono quelli appartenenti a The Raj Quartet, pubblicati a partire dal 1966. Nel 1977 ha vinto il Man Booker Prize con il romanzo Staying On. Dalla tetralogia è stata tratta una serie TV.

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Il mare senza stelle

C’è un pirata nel sotterraneo.

(Il pirata è una metafora, ma anche una persona).

(Il sotterraneo potrebbe essere considerato, a buon diritto, una prigione).

Inizia così Il mare senza stelle di Erin Morgenstern, un fantasy young adult, uno di quei libri che tengono incollati alle pagine fino alla fine, anche in piena notte perché, ad un certo punto, diventa impossibile lasciarlo andare.

Bisogna innanzitutto dire che la scrittura di Erin Morgenstern è decisamente particolare, caratterizzata da frasi brevi e a tratti ripetitive, ma rimanendo comunque scorrevole e piacevole. Ho apprezzato molto la struttura del libro nel libro, il mondo che è riuscita a creare e che invoglia a visitare, oltre che ad immaginare.

E’ un libro che narra di porte e castelli, di cuori, piume, spade, chiavi e corone, di gufi, topi e gatti, della luna e delle stelle, di Fato e Tempo. Ed è veramente difficile parlarne senza fare spoiler, perché tutto quello che accade lo si ritroverà alla fine. E’ un libro che richiede molta attenzione durante la sua lettura, dal momento che ci sono diversi salti temporali che sono fondamentali al fine ultimo della storia (o delle storie?). Tutto ruota intorno all’allegoria: avete presente i tarocchi che Fazi Editore regalava ai primi cento che avrebbero effettuato l’acquisto del libro? Ecco, allora state attenti, perché la scelta non è affatto casuale.

Tutto inizia con il ritrovamento di un libro da parte dello studente di Nuovi Media Zachary Ezra Rawlins nella biblioteca della sua università. Il libro in questione si intitola Dolci Rimpianti e la sua particolarità è quello di non avere un autore e alcun tipo di informazione sulla sua pubblicazione. Niente di niente. Tant’è che non è neanche registrato all’interno del sistema informatico bibliotecario.

Zachary riesce comunque a prendere in prestito il libro e fa subito una scoperta sconcertante: l’ultima parte del libro parla di un episodio della sua infanzia, che ancora ricorda, mentre vede una porta disegnata su un muro che vorrebbe aprire, ma che non apre e dove viene chiamato Il figlio della Veggente (sua mamma è proprio una veggente, di quelle che leggono i tarocchi). Da questo momento decide di saperne – o forse capirne – di più e inizia tutta una serie di ricerche che hanno inizio con tre simboli, tre indizi, che vede disegnati sulla copertina del libro: un’ape, una chiave e una spada. Dopo aver trovato una foto su internet di una ragazza mascherata che aveva una collana con proprio questi tre simboli come ciondoli, decide di partire per New York, dove ogni anno si tiene la festa in maschera dove c’era proprio la ragazza nella foto, nella speranza di incontrarla e cercare spiegazioni.

Per coloro che provano nostalgia verso un luogo dove non sono mai stati.

Coloro che cercano anche se non sanno cosa (o dove) sia ciò che stanno cercando.

Coloro che cercano, troveranno.

Le loro porte li stanno aspettando.

Comincia quindi l’indagine di Zachary, che lo porterà prima al Club dei Collezionisti e poi riuscirà finalmente ad aprire la famosa porta che lo condurrà nel Cuore, dove incontra il Custode, un uomo con lunghe trecce in cui sono incastonate delle perle, una per ogni anno in cui ha vissuto lì. L’avventura di Zachary è accompagnata da un uomo avvenente di circa mezz’età che si fa chiamare Dorian e da una ragazza con i capelli rosa, Mirabel. Quest’ultima in particolare sarà la conduttrice del “gioco”, che indirizzerà Zachary verso le scelte migliori (se per lei stessa o per il protagonista… non sono tenuta a specificarlo).

Dopo una serie di vicissitudini e incontri, di storie e fiabe (alcune bellissime, sotto ne riporterò un pezzo che considero una piccola poesia d’amore), di persone sparite e ritrovate, di conigli e di api, Zachary riesce infine a mettere i tasselli al loro posto e a trovare sia l’amore che il tanto famigerato mare senza stelle.

“Dovrò andarmene domani mattina”, ripeté la donna. Una lacrima le scivolò sulla guancia.

“Con questo tempo, chi riesce a capire quando è mattina?”, disse il locandiere, e la donna sorrise.

Si alzò dalla sedia vicino al fuoco e prese il locandiere per mano e lo portò nella sua stanza, nel suo letto, il vento ululò intorno alla locanda, piangendo per l’amore trovato e rimpiangendo l’amore perduto.

Perché nessun mortale può amare la luna. Non per molto.

La locanda alla fine del mondo
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Ho terminato la lettura la settimana scorsa, ma ho dovuto assimilare il libro per bene prima di riuscire a scrivere qualcosa in merito. È veramente un piccolo capolavoro, che va gustato pagina per pagina, mai banale, mai noioso.

Spero di avervi incuriositi e ringrazio Fazi Editore per avermi dato la possibilità di leggerlo in anteprima!

Buona giornata, Sognalettori!

Ringrazio Fazi Editore per avermi inviato, oltre al libro, la shopper e i tarocchi!

Qualche dettaglio sul libro

Titolo: Il mare senza stelle

Titolo originale: The starless sea

Autrice: Erin Morgenstern

Editore: Fazi

Collana: Lainya (n. 23)

Pagine: 618

L’autrice

Erin Morgenstern, classe 1978, è un’artista multimediale americana. Nata in Massachusetts, vive a New York. Il mare senza stelle è il suo secondo romanzo.

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Tornare a casa

Buona sera amici lettori!

Nel mese che si è da poco concluso ho avuto l’opportunità d leggere in anteprima questo bellissimo romanzo della scrittrice tedesca Dörte Hansen intitolato Tornare a casa, edito Fazi Editore, uscito in tutte le librerie il 25 giugno.

La storia è quella di Ingwer Feddersen, figlio di Marret, una ragazza madre diciassettenne e ritardata, e nipote di Sönke ed Elle. Ripercorriamo la sua vita fin da quando è piccolo, che si svolge  in un paesino rurale della Germania del nord, Brinkebüll. Il destino di Ingwer sembra già deciso: negli anni ’60 se sei nato in una famiglia contadina, la via è segnata. Non a caso Sönke gli insegna come arare e concimare, oltre che a spillare birra per i clienti della sua osteria. L’osteria è il fulcro di questo villaggio: qui avvengono feste, riunioni e gli incontri del post lavoro.

Ma succede poi qualcosa di straordinario a Brinkebüll: Ingwer inizia le elementari e, come constata anche il maestro Steensen – che di giovani ne ha visti! – è molto bravo e intelligente e lo incita quindi a continuare gli studi, prima il ginnasio e poi l’università, perché una mente come la sua non può rimanere chiusa in un piccolo villaggio. E così succederà: il figlio di una ritardata, con stupore di tutti gli abitanti, diventa addirittura professore universitario.

Ingwer Feddersen di Brinkebüll, che aveva rifiutato la sua vita ereditata. Che aveva detto no a una locanda sul Geest, ai quindici ettari di terreno, alla casa e alla fattoria. No a tutto quello che Sönke Fedderson, il vecchio, voleva dargli. No alla moglie e ai figli. Semplicemente no, grazie mille. Ma a cosa aveva detto sì? Se Brinkebüll non faceva per lui e neanche la casa condivisa a Kiel, qual era la sua strada?

Alla soglia dei cinquant’anni, però, come si intuisce anche dalla citazione, Ingwer capisce che qualcosa non va come dovrebbe nella sua vita, a partire dalla convivenza decisamente equivoca con Ragnhild e Claudius a Kiel, luogo in cui lavora. Sente che c’è ancora qualcosa da capire, qualcosa di non detto, rimasto a Brinkebüll. Per questo motivo decide di tornare a casa e di prendersi cura dei nonni, ormai novantenni, con problemi di deambulazione l’uno e con demenza senile l’altra.

In questo frangente, ci si accorge di tutti i cambiamenti che il tempo ha inevitabilmente portato con sé e che è, secondo me, una delle parti più belle ed emozionanti del romanzo. Assistiamo al cambiamento di Brinkebüll, da villaggio rurale a villaggio e basta. I “vecchi” abitanti del villaggio sono ormai anziani, i figli hanno preso le loro strade (i giovani non pensano più in cerchio, ma in avanti), il cemento sta prendendo il posto della natura, la scuola elementare ha chiuso, da Berlino arrivano delle persone che si insediano in un mulino ormai in disuso, ci sono lavatrici, supermercati e impianti fotovoltaici:

Da un giorno all’altro tutto era possibile: raddrizzare i fiumi, ampliare i campi, via gli stagni, le siepi e le erbacce, resa più alta, mucche migliori, bambini più intelligenti. Volevano cemento e vetro adesso, luci nelle case, grandi finestre di plastica che non richiedevano nessun tipo di manutenzione. Eternit sui tetti per sempre, via la paglia, che ogni trent’anni si sciupava, Era come se si stessero vendicando di quello che avevano subito in passato, estirpando tutto ciò che volesse crescere, verdeggiare, fiorire e consumare inutilmente. Via tutto ciò che era storto, logoro e misero, da contadino, da bifolco. Si liberavano dalla natura come schiavi dai loro padroni, per tanto tempo erano stati sballottati e logorati, oppressi da forti venti, malnutriti da quella terra. Avevano vissuto come ciuffi di erica, come omuncoli miserabili. Quei tempi erano ormai finiti.

Ho particolarmente apprezzato i racconti relativi alla vita di Marret (su cui vi lascio una citazione e basta, altrimenti rovino tutto!) e come vengono tratteggiati i personaggi, sia principali che secondari, come la bottegaia, l’amico d’infanzia o il prete: sembrano infatti persone che tutti abbiamo incontrato, almeno una volta nella vita.

Ma un altro doveva averlo visto. Seta color blu notte, buonasera, signorina. Uno bravo a fare stime, misurazioni e calcoli. Era tutto perfetto: la luna e le stelle, una notte d’estate, una ragazza che sapeva nascondersi e scomparire. Bella signorina. Niente di straordinario, una storia banale, vecchia come il mondo, solo che Marret ancora non la conosceva.

La sensazione che era nata nelle prime pagine del libro – un mix di malinconia e ilarità, ma uniti alla perfezione – si è confermata alla fine della lettura.

Menzione speciale va anche alla traduttrice di questo libro, Teresa Ciuffoletti, perché si vede che c’è stato un nutrito lavoro da parte sua. Non conosco il tedesco (è una delle poche lingue che manca all’appello!), ma per rendere in italiano alcuni elementi, come per esempio la parlata contadina in contrapposizione a quella più colta, la ricerca deve essere stata molto, molto difficile e particolareggiata.

Tornare a casa è un romanzo intenso con una scrittura fluida, mai banale, mai stancante. Lo consiglio vivamente, in sole 300 pagine sarete catapultati in un paesino completamente sconosciuto della Germania, ma che non potrete non amare, così come i suoi protagonisti. Rimarrete incollati fino all’ultima riga perché durante la lettura vi farete più e più volte una precisa domanda e aspetterete con impazienza la risposta.

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Qualche dettaglio tecnico sul libro

Titolo: Tornare a casa

Titolo originale: Mittagsstunde

Autrice: Dörte Hansen

Editore: Fazi Editore

Collana: Le strade (n. 439)

Pagine: 310

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L’autrice

È nata nel 1964 in un paese vicino a Husum, nella Frisia settentrionale, e ha frequentato l’Università di Amburgo. Ha studiato svariate lingue, tra cui il gaelico, il finlandese e il basco, e ha conseguito un dottorato in Linguistica. In seguito ha lavorato come autrice per la radio e la stampa. Tornare a casa, il suo secondo romanzo, è stato promosso a bestseller dell’anno da «Der Spiegel» e dai librai tedeschi. Ha vinto il Grimmelshausen-Preis e il Rheingau Literatur Preis.

Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Recensione

Bentornati a Jalna! – Il gioco della vita

Un anno è passato da quando abbiamo lasciato la famiglia Whiteoak del primo volume (ve ne parlo qui) e ora è ufficiale: nonna Adeline ha compiuto i suoi tanto attesi 100 anni e nonostante tutto continua a tenere salde le redini della famiglia, grazie anche al fatto che non si sa ancora a chi andrà la sua fortuna, dal momento che continua a cambiare testamento. Tutti si chiedono a chi andrà l’eredità: a Renny, colui che ha tirato su la famiglia? Al piccolo e intrepido Wakefield? O al primogenito Nicholas come ci si apetterebbe?

Gran parte del libro è incentrata su Finch, figlio dei defunti Philip e Mary, personaggio con cui sono entrata non solo in sintonia ma anche in empatia e che giocherà un ruolo importante nelle vicende familiari. Dopo essere stato costretto dal fratello maggiore Renny a interrompere la sua passione per la musica, si butta nel teatro e in questo ambiente fa la conoscenza di Arthur Leigh, un ragazzo più grande di lui e proveniente da una famiglia ricca. Arthur cerca di mostrarsi come un vero amico per Finch, ma in diverse occasioni fa trasparire un sentimento diverso dall’amicizia – Finch stesso si stupisce di essere chiamato più volte Finch caro, tesoro e ammette che l’amico sia un po’ troppo effeminato. Penso che sia un rapporto che vedremo svilupparsi nei prossimi libri.

Volendo guadagnare dei soldi per conto proprio, Finch mente alla famiglia e la notte, invece di dormire da una zia dell’amico George Fennel, il figlio del pastore, esce di soppiatto per andare a suonare in locali dove si balla. Una volta, però, torna nel cuore della notte a Jalna completamente ubriaco, i fratelli maggiori lo scoprono e, oltre ad insultarlo per le condizioni in cui si trova, lo deridono per il biglietto che gli è scappato di tasca, su cui leggono le parole quasi d’amore di Arthur Leigh nei suoi confronti. Si vede in queste pagine un chiaro atteggiamento di omofobia da parte di Renny e Piers, ma ricordiamoci che siamo alla fine degli anni ’20, quando certe “libertà” di certo non erano ancora concepite.

Finch decide quindi di scappare e rifugiarsi a New York da Alayne, che nel mentre ha fatto ritorno nella sua città e ha ripreso il suo lavoro nella casa editrice in cui lavorava prima di sposarsi, e lo accoglie con entusiasmo dopo aver sentito la sua storia, trovandogli anche un lavoro con possibilità di fare carriera. Le settimane passano e Finch si trova bene nella sua nuova vita, finchè da Jalna non arriva lo zio Ernest per portarlo indietro, con la promessa che avrebbe potuto continuare a suonare e con la sua vita artistica.

Non dimentichiamoci di Eden, che alla fine del primo libro era scappato dopo essere stato scoperto in atteggiamenti intimi con Pheasant, moglie di suo fratello Piers e ora mamma del piccolo Maurice. Zio Ernest trova Eden a New York per puro caso, decisamente mal ridotto e con una grave malattia ai polmoni. Dopo aver chiesto ad Alayne se acconsentisse a fargli da infermiera (d’altronde, sono ancora a tutti gli effetti marito e moglie), lei, Eden, Finch ed Ernest ritornano infine a Jalna.

In questo ritorno, chi patisce più di tutti è sicuramente Alayne. Ormai è chiaro che non ama più Eden e deve tenere nascosti i suoi sentimenti per Renny, nonostante li ricambi. Nel trovarsi fra le mura di Jalna, di nuovo, si rende conto della vera essenza dei Whiteoak:

Come alberi troppo vicini piantavano radici profonde per accaparrarsi l’acqua e spingevano in alto i rami per prendere la luce, e lottavano tra loro, in guerra con gli elementi. Non vedevano nulla di particolare nella loro famiglia: erano i Whiteoak di Jalna. Non c’era altro da dire.

Il gioco della vita, Mazo de la Roche, pagina 241

Intanto, un’altra donna entra a scombussolare gli equilibri di Jalna, Si tratta della bambinaia scelta da Meg per sua figlia Patience, Minny Ware, una ragazza dalle forme prosperose, sempre allegra e festosa e con vestitini colorati, che per alcuni membri della famiglia sono decisamente troppo corti.

Mi accorgo a questo punto di non poter dire altro sugli svolgimenti della trama del libro, perché vi rovinerei la lettura. Vi consiglio però di stare molto attenti ai personaggi citati, in quanto sono veramente fondamentali.

Vi renderete anche conto di come le pagine volino essendo così ricche di dettagli e avvenimenti e dialoghi, di quanti patacrac avverranno e non riuscirete più a staccarvi dalla scrittura fluida e lineare di Mazo de la Roche.

Ringrazio ancora Fazi Editore per avermi gentilmente inviato questo volume in anteprima. Ora rimangono solo più 14 volumi e lo scaffale dedicato alle saghe familiari più belle è già pronto!

Pubblicato in: Fazi Editore, Libri

Il Capofamiglia & Il gioco della vita

Prima collaborazione con Fazi Editore

Buongiorno amici!
Oggi ci tengo a pubblicare questo post, con due libri che mi sono stati gentilmente inviati da Fazi Editore e di cui vi ho già parlato nelle stories di Instagram (Se volete, le trovate nel circoletto intitolato per l’appunto “Fazi Editore” nella mia home).

𝘐𝘭 𝘤𝘢𝘱𝘰𝘧𝘢𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 di Ivy Compton-Burnett è un romanzo finora inedito in Italia, uscito nelle librerie il 14 maggio e sono veramente felice di poterlo leggere!
Il libro narra della famiglia Edgeworth, a base patriarcale, composta dal padre tirannico Duncan, la timorosa moglie Ellen, le figlie ventenni Nance e Sybil (completamente diverse fra loro) e il nipote donnaiolo Grant, in continuo contrasto con lo zio. La vita trascorre normalmente, piena di verità non dette, finché la famiglia non viene colpita da un lutto improvviso che farà sì che la vera natura dei personaggi venga infine alla luce.

𝘐𝘭 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 di Mazo de la Roche è il secondo volume della saga di Jalna, composta da ben 16 capitoli e uscito il 28 maggio. Non voglio rischiare di fare spoiler inavvertiti, per cui se siete interessati alla saga, in attesa della recensione completa, vi rimando al mio post, sia sul blog che su IG, dove vi racconto del primo romanzo, intitolato proprio Jalna. Se amate le saghe familiari come me, non ne potrete fare a meno!

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Qualche informazione in più sui volumi

Titolo: Il capofamiglia

Titolo originale: A House and its Head

Autrice: Ivy Compton-Burnett

Editore: Fazi Editore

Collana: Le Strade (n. 431)

Pagine: 347

Trascorsi molte notti felici leggendo i romanzi di Ivy Compton-Burnett. Era impossibile non accorgersi che aveva qualcosa di unico.

Rebecca West

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Titolo: Il gioco della vita

Titolo originale: Whiteoaks of Jalna

Autrice: Mazo de la Roche

Editore: Fazi

Collana: Le strade (n. 434)

Pagine: 477

Un ritratto di famiglia reso attuale dalla vena ironica che lava via la patina post-ottocentesca e lascia sulla carta un divertito affresco sociale e sentimentale. Vale davvero la pena di riscoprirla.

Francesca Frediani, “D-la reubblica”
Pubblicato in: Fazi Editore, Libri, Recensione

Benvenuti a Jalna!

Buongiorno amici!
In questo articolo voglio parlarvi di Jalna di Mazo de la Roche, il primo volume di una saga familiare (composta da ben 16 libri!). Trovate anche il post in forma ridotta su Instagram cliccando qui.

Il racconto inizia con la storia dei capostipiti della famiglia Whiteoak e di come si sono conosciuti: di stanza a Jalna, in India, il capitano inglese Philip incontra, si innamora e si sposa con l’irlandese Adeline Court. Alla fine dell’800, complici l’eredità lasciata da uno zio benestante di Philip e una lettera del suo amico, il colonnello Vaughan, i due decidono di trasferirsi in Canada. Qui costruiscono la loro casa, che decidono di ribattezzare Jalna, in memoria degli anni passati, e attorno a cui ruoteranno le situazioni famigliari che verranno a crearsi.

In un accesso di romanticismo, Philip e Adeline la battezzarono Jalna, in ricordo della postazione militare dove si erano conosciuti. Tutti lo trovarono un nome grazioso, e Jalna si rivelò pervasa da un’atmosfera di allegria e di inespugnabile benessere.

Ora è il 1924 e siamo appunto in Canada, Ontario. Philip è morto e a Jalna rimangono Adeline, quasi centenne, che passa ormai il tempo a disprezzare chiunque la pensi diversamente da lei, a mangiare dolci e a ricevere baci (le uniche cose che sembrino calmarla) e, non per ultimo, ad amare il suo pappagallo Boney – diminutivo di Napoleone – a cui ha insegnato ad imprecare in hindi (vi giuro, fa morire dal ridere!!!). ⠀ ⠀

Problemi… Problemi…⠀Problemi… Quanti problemi che mi date. Mi è rimasto solo l’appetito a tenermi in vita. Voglio ancora dolci. Forza, datemene una fetta!

Philip e Adeline hanno avuto 4 figli:⠀
Augusta, la primogenita mai voluta e forse mai amata;⠀
Nicholas, al momento l’unico divorziato in famiglia;⠀
Ernest, eterno scapolo e amante di Shakespeare;⠀
Philip, deceduto, l’unico che abbia dato dei nipoti alla coppia (ben 6), avuti da due mogli diverse:

  • Meg, ex fidanzata ed ex promessa sposa del figlio del Capitano Philip, Maurice Vaughan, una donna in sovrappeso che si rifiuta di vivere una vita normale da quando il matrimonio è saltato;
  • Renny, ad oggi 38 anni, ha preso le redini della famiglia e fisicamente è quello più vicino ai Court che ai Whiteoak
  • Eden, aspirante poeta
  • Piers, ragazzo dedito ai lavori di campagna, molto forte fisicamente e caratterialmente;
  • Finch, un adolescente che non riesce ancora a trovare la sua strada;
  • Wakefield, bambino di 9 anni molto furbo e intelligente e sempre con la risposta pronta.

L’equilibrio familiare verrà messo a dura prova prima con il matrimonio di Piers con Pheasant e con l’arrivo a Jalna dell’americana Alayne Archer poi (non posso però rivelarvi chi sono queste due ragazze però!)⠀

Chi mi conosce e mi segue da un po’ sa quanto io ami le saghe familiari e anche se sono 16 volumi, la sfida è ben accettata!⠀

Lo stile della scrittrice è sorprendentemente moderno, nonostante sia stato scritto proprio durante gli anni in cui è ambientato. Molte volte vige una sottile ironia a cui non si può resistere. E ve l’assicuro, nonna Adeline è un vero personaggio! Nonostante i suoi quasi cent’anni riesce a tenere salde le redini della famiglia (che sia anche grazie al fatto che non si sa ancora chi erediterà il patrimonio?)

Se amate anche voi gli intrecci, che siano di amore o odio, correte ai ripari e trovate tanto, tanto tempo, perché non vi libererete tanto facilmente della cara Mazo de la Roche e dei suoi personaggi.

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Qualche informazione in più sul volume

Titolo: Jalna

Titolo originale: Jalna

Autrice: Mazo de la Roche

Editore: Fazi Editore

Collana: Le Strade (n. 398)

Pagine: 381

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L’autrice

Mazo de la Roche (1879-1961) è stata una delle più importanti e prolifiche scrittrici del XX secolo, un’icona della letteratura canadese. Divenne famosa a livelli internazionale grazie alla pubblicazione di Jalna nel 1927 e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize, che al tempo ammontava a 10.000 dollari. La sua vita privata rimase invece avvolta nel mistero; con l’aumento della popolarità, aumentava anche il suo desiderio di riservatezza, tanto da farle costruire una figura pubblica fittizia. Visse quasi tutta la sua vita insieme a Caroline Clement, che ufficialmente aveva adottato come sorella, convivenza allora chiamata “Boston Marriage”. Mazo de la Roche fu una figura talmente particolare da ispirare anche un film sulla sua vita, intitolato “The mystery of Mazo de la Roche”.