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I Leoni di Sicilia – Recensione

Cari lettori, finalmente sta per arrivare il grande giorno!
Da domani, lunedì 24 maggio, sarà disponibile in tutte le librerie il secondo volume della saga dei Florio, intitolato L’ inverno dei Leoni.

Ma andiamo con ordine

Vi è mai capitato di amare così tanto un libro da volerlo acquistare una seconda volta, soltanto per avere anche la versione illustrata? A me è successo con I Leoni di Sicilia di Stefania Auci, edito nel 2019 da Editrice Nord.

“L’ inverno dei Leoni”, il seguito de “I Leoni di Sicilia”, è uno dei libri più attesi dell’anno e io non vedo l’ora di continuare questa meravigliosa storia.

C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. 
Una famiglia che ha conquistato tutto.
Una famiglia che è diventata leggenda.
Questa è la sua storia.

Titolo: I Leoni di Sicilia

Autore: Stefania Auci

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

N.Pagine: 437

Genere: Saga familiare, Romanzo storico

Trama


 Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione… E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri – il marsala – viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno – sott’olio e in lattina – ne rilancia il consumo… In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile. Intrecciando il percorso dell’ascesa commerciale e sociale dei Florio con le loro tumultuose vicende private, sullo sfondo degli anni più inquieti della Storia italiana – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia – Stefania Auci dipana una saga familiare d’incredibile forza, così viva e pulsante da sembrare contemporanea.


Con oltre 700mila copie vendute e più di 35 edizioni, si conferma il titolo più venduto in Italia dall’uscita ad oggi negli ultimi anni. Già pubblicato negli Stati Uniti, in Olanda e in Spagna, il romanzo è in corso di traduzione in 31 Paesi. A distanza di quasi due anni il romanzo di Stefania Auci è ancora intesta alla classifica dei libri più venduti. RAI Fiction ha annunciato una serie tratta da I leoni di Sicilia tra i progetti più ambiziosi in via di sviluppo.

Cosa ne penso

“I Leoni di Sicilia” è il primo volume di una saga famigliare che ha come protagonisti i Florio: una delle più ricche e imponenti famiglie di imprenditori italiani, vissuta a Palermo fra il XIX e il XX secolo. Quella dei Florio è una storia grandiosa, appassionante e drammatica, che inizia dal nulla per poi sbocciare in qualcosa di magnifico.

Inizialmente, i Florio sono una delle innumerevoli famiglie di origini umili che, per ambizione o necessità, provano a migrare in un altro luogo, con la speranza di ricominciare da capo una seconda vita. Tutto comincia con il terremoto del 16 ottobre 1799: ci troviamo a Bagnara Calabra, in piena notte, quando la casa dei fratelli Paolo e Ignazio Florio inizia a tremare ( i due, nel 1783 avevano perso entrambi i genitori per un’altra violentissima scossa, in cui Bagnara venne quasi rasa al suolo).

Paolo Florio è un uomo ambizioso, stufo di vivere in una terra piegata dalla miseria e priva di opportunità così, dopo l’ennesimo terremoto, decide di andare via dalla Calabria. I due fratelli, seguiti dalla nipotina Vittoria e da Giuseppina e Vincenzo (moglie e figlio di Paolo), scelgono di sbarcare sulle coste siciliane, dove entreranno a far parte dei commercianti della caotica e ricca Palermo dei primi anni dell’Ottocento.

Presto però, Paolo e Ignazio inizieranno a fare i conti con una terra che non accoglie calorosamente i nuovi arrivati ma, spinti da una grande ambizione, continueranno a mirare sempre più in alto e col tempo si trasformeranno da semplici facchini (termine dispregiativo usato dai palermitani) ai potenti e invidiati Leoni di Sicilia.  

Il romanzo copre oltre sessant’anni e segue il percorso di tre generazioni di casa Florio. Alla morte prematura di Paolo, il fratello Ignazio prenderà in mano la gestione degli affari di famiglia, provvedendo anche a mantenere Giuseppina e a crescere il piccolo Vincenzo, di soli 8 anni. Con Ignazio gli affari iniziano a espandersi e a fiorire e, parallelamente alla crescita economica dei Florio, seguiamo anche il percorso del piccolo Vincenzo: vedremo i suoi primi amori, le delusioni e la sua formazione, divisa tra Italia e Inghilterra. Il piccolo di casa Florio cresce con un carattere forte e orgoglioso, che si scontrerà spesso con l’aristocrazia di Palermo.

Vincenzo Florio (seduto) accanto alla moglie Giulia Portalupi, insieme al figlio Ignazio e la nuora Giovanna D’Ondes

Alla morte di Ignazio, Vincenzo ha 29 anni e i Florio sono già una delle più potenti famiglie palermitane. La fortuna della prima generazione di casa Florio furono le spezie e gli aromi, in particolare la corteccia di china, usata come cura per la malaria, l’influenza, i crampi e i dolori muscolari e i disturbi gastrici. Con Vincenzo, che aveva appreso le tecniche industriali inglesi, la produzione di casa Florio decolla, espandendosi sempre di più.

Il giovane, riesce a diversificare gli affari dalle tonnare (con l’innovativo metodo di conservazione del tonno sott’olio) alle compravendite di merci, dalle produzioni vinicole fino alle flotte di navi per gestire i trasporti.

Con grande sorpresa ho trovato una storia terribilmente attuale: conosciamo una famiglia che, nonostante l’impegno e la forza di volontà, non verrà mai accettata completamente dai palermitani, che continueranno a screditarli e a considerarli come stranieri. Per decenni, i Florio saranno vittime di pregiudizi, invidie e malumori, non solo per la loro provenienza geografica, ma anche per l’approccio imprenditoriale troppo moderno nei confronti di un’economia ancora poco sviluppata.

Ogni capitolo inizia con un proverbio siciliano e con brevi inquadramenti storici del periodo narrato, che consentono al lettore di collegare le vicende storiche e sociali con gli avvenimenti della famiglia Florio.

Stefania Auci, infatti, non ci mostra soltanto la crescita dei Florio ma segue anche lo sviluppo di Palermo stessa, dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia. L’autrice è stata davvero abilissima ad intrecciare la storia della città con le vicende private di una famiglia che ha segnato un’epoca.

Gli episodi famigliari e amorosi, anche se molto romanzati, sono perfetti per rendere leggera la narrazione e non appesantire troppo la trama.

Lo stile dell’autrice è scorrevole ma ricco, con descrizioni di luoghi e personaggi che riescono a impreziosire il racconto, facendo respirare al lettore le atmosfere siciliane di quel periodo. Inoltre, ho apprezzato tantissimo l’inserimento di alcune frasi in dialetto siciliano, che hanno reso ancora più veritiera la narrazione.

Man mano che procedevo con la lettura, mi sentivo sempre più vicina ai personaggi del libro, soprattutto a Vincenzo e Ignazio e mi sembrava di essere insieme ai protagonisti nel loro negozio di spezie, circondata dai profumi provenienti da tutto il mondo. Le descrizioni della Auci sono minuziose e vivide, e hanno convinto una mia amica a fare un tour della Sicilia per visitare i luoghi in cui i Florio hanno vissuto (tour che vorrei fare anche io a fine pandemia).

La saga dei Florio di Stefania Auci resterà per sempre una delle migliori saghe famigliari italiane di tutti i tempi e consiglio la lettura agli amanti del genere e a ogni italiano che vuole conoscere un pezzetto di storia del proprio paese.

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Vi ricordo che il secondo volume della saga dei Florio uscirà DOMANI!
Ecco la TRAMA:

Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme. E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai, fino all’ultimo… Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato? Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele. Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un’isola e di una città. Unici e indimenticabili.

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Stefania Auci è nata a Trapani, ma vive da tempo a Palermo, dove lavora come insegnante di sostegno. Con I Leoni di Sicilia, che ha avuto uno straordinario successo – più di cento settimane in classifica, in corso di traduzione in 32 Paesi –, ha narrato le vicende dei Florio fino alla metà dell’Ottocento, conquistando i lettori per la passione con cui ha saputo rivelare la contraddittoria, trascinante vitalità di questa famiglia. Una passione che attraversa anche L’inverno dei Leoni, seconda e conclusiva parte della saga, e che ci spalanca le porte del mito dei Florio, facendoci rivivere un’epoca, un mondo e un destino senza pari.

Pubblicato in: Fanucci, Libri, Recensione

L’ombra del tempo passato – Recensione

Oggi parliamo del primo volume di una trilogia fantasy che sta facendo impazzire tutti gli amanti del genere: L’ombra del tempo passato é il primo romanzo della Licanius Trilogy Series ed è stata paragonata alle opere di Sanderson e Rothfuss.

L’autore è il brillante James Islington, che inizialmente aveva pubblicato la sua opera in self publishing, per poi essere notato dalla casa editrice inglese Orbit. In Italia, la sua serie è stata tradotta e pubblicata dalla Fanucci, che ringrazio per avermi omaggiata con la copia del primo volume (in particolare, ci tengo a ringraziare Rosa).

“L’ombra del tempo passato” ci introduce in un nuovo mondo magico descritto alla perfezione ed è davvero difficile pensare che questo romanzo sia un esordio.

Titolo: L’ombra del tempo passato

Autore:  James Islington

Editore: Fanucci

Collana: Fantasy

N.Pagine: 660

Genere: Fantasy

Trama


Sono passati vent’anni da quando gli Augurs, considerati alla stregua di divinità, sono stati spodestati e uccisi. Ora, chi una volta li serviva – i Talenti – sono stati risparmiati solo perché hanno accettato i Quattro Canoni della ribellione, limitando enormemente i propri poteri. Come giovane Talento, Davian soffre le conseguenze di una guerra persa prima che nascesse. Lui e i suoi amici sono disprezzati dai più al di fuori delle mura della scuola per i magici poteri che non possono più esercitare… poteri che Davian, anche con i migliori sforzi, non riesce a controllare. Peggio ancora, con l’avvicinarsi del test finale e delle gravose conseguenze nel caso dovesse fallire, il tempo per superare le sua paure si sta esaurendo rapidamente. Quando però scopre di essere in grado di gestire i poteri proibiti degli Augurs, mette in moto involontariamente una catena di eventi che cambieranno la sua vita e scuoteranno il mondo per sempre…


Cosa ne penso

La storia è ambientata in una terra fantastica dove vent’anni prima si è conclusa una sanguinosa guerra tra i potentissimi Auguri e i Lealisti. Il conflitto è stato vinto dai secondi e ha creato profonde spaccature nella popolazione. I Talenti, ossia coloro che sono capaci di manipolare l’Essenza, (magia invisibile in grado di influenzare le cose fisicamente) sono stati risparmiati soltanto perché hanno accettato di vivere sotto quattro canoni inviolabili, che limitano il loro potere. Prima, i Talenti assistevano gli Auguri, mentre ora sono costretti a vivere sotto pesantissime restrizioni emanate dai potenti del regno e vengono spesso presi di mira dalla popolazione.

In questo scenario complicato e spiacevole conosciamo Davian, ragazzo che studia in una prestigiosa scuola che addestra e istruisce i giovani Talenti. Davian e i suoi amici, Wirr e Asha, si stanno preparando ad affrontare delle prove che valuteranno la loro capacità di utilizzare l’Essenza; coloro che falliranno gli esami diverranno Ombre (Talenti infranti), scarti della società disprezzati da tutti.

A differenza dei suoi amici, Davian non riesce ad evocare e manipolare l’Essenza e rischia seriamente di diventare un’Ombra. All’improvviso però, qualcosa di misterioso e potente risveglia in lui una forza antica e pericolosa: la magia proibita degli Auguri. Questo inaspettato potere mette in moto una catena di eventi che cambieranno la sua vita e sconvolgeranno il mondo intero.

Intanto, a nord, un antico nemico a lungo creduto sconfitto comincia a destarsi, mentre a ovest un giovane, il cui destino è intrecciato con quello di Davian, si sveglia nella foresta, coperto di sangue e senza alcun ricordo di chi sia…

Tra leggende, viaggi nel tempo, amicizie e amori, riusciranno i protagonisti a salvare il loro mondo?

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Già dai primi capitoli, l’autore, mette moltissima carne al fuoco e sono rimasta decisamente spiazzata dalla mole di informazioni che ho dovuto immagazzinare nella mia mente, ma vi assicuro che, lungo la lettura, i termini diventano più famigliari e facili da capire. Quindi, se decidete di leggere “L’ombra del tempo passato” non lasciatevi intimorire dall’inizio.

Il worldbuilding è davvero ben articolato e descritto minuziosamente, l’autore si prende molto spazio per presentare il suo mondo, sia sul fronte fisico che burocratico. Mi è piaciuta molto la spiegazione dei meccanismi politici e governativi e ho apprezzato davvero tantissimo la parte della discriminazione al rovescio: di solito nei fantasy gli oppressori sono coloro dotati di poteri magici che, credendosi superiori rispetto ai comuni mortali, decidono di governare la popolazione, sfruttando i vantaggi della loro magia. Islington, nella sua opera, crea una società al contrario, in cui i possessori di magia vivono ai margini della società, discriminati e odiati dalle persone normali, che limitano i loro poteri tramite dei canoni.

Mappa del libro

Ho adorato la nuova idea di magia, vista come un’energia posseduta da ogni essere vivente, ma che solo alcuni individui riescono a manipolare.

Il vero punto di forza del romanzo, però, sono i personaggi giovani, quasi per sottolineare che sono le nuove generazioni a portare grandi cambiamenti nel mondo.

I ragazzi che popolano il libro sono molti e hanno tutti una loro personalità, un proprio viaggio e una evoluzione personale, dettata dagli eventi che sono costretti ad affrontare.

L’autore segue i quattro personaggi principali a 360°, alternando i capitoli del libro con i punti di vista di Davian, Asha, Wirr e Caeden; anche questa volta, Islington, si è preso il tempo necessario per presentarli al lettore, delineando ogni sfumatura del carattere. Non ci sono buoni e cattivi al 100% ma ogni protagonista ha dei lati chiari e scuri e spetta al lettore scegliere da che punto di vista interpretare la storia. Tutti i personaggi sono caratterizzati con precisione e maestria e, ancora una volta, mi stupisce che questo libro sia un esordio. L’alternanza dei punti di vista permette al lettore di allargare i vari scenari, di immaginare le varie ambientazioni e di fare ipotesi per svelare i molti misteri presenti nel romanzo.

L’evolversi della trama mi ha lasciata a bocca aperta e non avevo mai letto un fantasy con mondi paralleli e viaggi temporali.

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L’ombra del tempo passato è la dimostrazione di come si possa partire da elementi classici per creare qualcosa di unico e appassionante e non vedo l’ora di continuare questo favoloso viaggio.

Consiglio il romanzo a tutti coloro che amano i fantasy, in particolare le opere di Tolkien, Martin, Sanderson e Rothfuss.

James Islington è nato e cresciuto nel Sud di Victoria, in Australia. Avido lettore per molti anni di autori come Robert Jordan e Raymond E. Feist, è stato solo quando ha letto la serie Mistborn di Brandon Sanderson e Il nome del vento di Patrick Rothfuss che si è sentito ispirato a scrivere qualcosa di suo ed è nata la Licanius Trilogy così composta: L’ombra del tempo passato (#1), L’eco del tempo futuro (#2), La luce del tempo presente (#3), tutti disponibili in questa collana. Ora vive con la moglie e i figli nella Mornington Peninsula in Victoria e sta lavorando al suo nuovo romanzo, il primo di una nuova serie, The Will of the Many (Hierarchy #1).

Pubblicato in: Libri, Recensione, Rizzoli

L’albero di mandarini – Recensione

Buongiorno cari lettori 🖤
Oggi, martedì 13 aprile, esce per Rizzoli il nuovo romanzo di Maria Rosaria Selo.
 L’albero di mandarini è una saga famigliare dal ritmo travolgente, ambientata tra Napoli e Rio De Janeiro, con al centro una protagonista femminile indimenticabile.

Titolo: L’albero di mandarini

Autore:  Maria Rosaria Selo

Editore: Rizzoli

Collana: Narrativa italiana

N.Pagine: 348

Genere: Saga familiare, Romanzo storico

Trama


Maria Imparato è cresciuta in una casa piccola e affollata, con un albero di mandarini proprio al centro del cortile. Ha mani da sarta, una massa di capelli scuri, il corpo sottile di chi ha conosciuto la fame e il calore di Napoli che le scorre nelle vene. Quando incontra Tonino Balestrieri, la guerra è finita da poco e sognare sembra di nuovo possibile: quel ragazzo di buona famiglia, bello ed elegante, non ha occhi che per lei. Per diventare sua moglie, Maria dovrà sfidare l’ignoranza della gente dei vicoli e il pregiudizio dei quartieri alti, e infine emigrare in Brasile, con un oceano a separarla da tutto ciò che ama. Ma la miseria torna sempre a galla, come la schiuma del mare. A Rio de Janeiro, insieme a Tonino, la aspetta Severina, elegantissima e spietata, una suocera dagli occhi di serpente disposta a tutto pur di scacciarla via. Maria sa che il futuro si affronta senza paura, e per la sua libertà è disposta a lottare. «Se tieni delle ferite devi guardarci dentro» si dice, «perché è là che ci trovi la bellezza.» Sarà il suo passato a darle la forza per andare avanti, per sfidare il destino e ripartire ancora una volta. La sua storia attraversa il Novecento come un’onda ribelle e tenace, e ci racconta una vita eccezionale, fatta di sogni, di fatica e di passione.


Cosa ne penso

Negli ultimi anni ho sviluppato una grande passione per le saghe familiari, soprattutto se ambientate in determinati periodi storici. Intrighi, tradizioni, amori, segreti e rivalità: le saghe familiari sono storie intense e reali, che hanno la capacità di trasportare il lettore all’interno delle loro pagine, facendolo sentire parte integrante del romanzo. L’albero di mandarini è un romanzo familiare che segue la vita di Maria Imparato, accompagnata della vicende della sua famiglia e dei suoi conoscenti.

Napoli è sempre presente: il mare, le piazze, le vie e i palazzi dominano la scena, rendendo ogni pensiero e azione dei protagonisti come uno spiraglio temporale, da cui possiamo sbirciare e seguire lo sviluppo e i problemi della città di quegli anni. Il romanzo di Maria Rosaria Selo non è soltanto una saga familiare ma è anche un romanzo storico, la cui trama si basa su fatti realmente accaduti, rispettando date e avvenimenti storici, propri del periodo in cui il libro è ambientato.

Sta tutto scritto
sta tutto signato.
Chi pe’ na mano
chi pe’ n’ata mano…
Chello pe’ cchesto
e chesto pe’ chell’ato…
Sta tutto scritto
sta tutto signato.
-EDUARDO DE FILIPPO, Ca si fosse…

Conosciamo Maria durante una partenza dolorosa, un difficile addio alla sua amata Napoli e ai suoi cari. Presto scopriremo che la giovane sta lasciando tutto e tutti per raggiungere l’amore della sua vita in Brasile. Quello che ancora non sappiamo, però, è che il dolore e il senso d’angoscia non abbandoneranno mai del tutto la protagonista e gli altri personaggi.

Dopo un brevissimo scorcio sul suo futuro, torniamo indietro, negli anni ’40, dove conosciamo i bassifondi di Napoli. A quei tempi Maria ha soltanto 9 anni ed è una bambina sveglia e piena di vita, che ama scorrazzare per il suo quartiere e nascondersi tra le fronde del suo albero di mandarini, che è piantato nel giardino di casa. La sua spensieratezza durerà pochissimo perché presto arriveranno la guerra, le malattie e i primi lutti.

L’incontro con Tonino Balestrieri sembra dettato dal destino, il ragazzo è bello, intelligente, elegante, romantico e non ha occhi che per lei. I due si innamorano quasi al primo sguardo e per stare insieme andranno contro tutto e tutti. Il loro amore non sarà mai una cosa semplice: i due sono separati dall’oceano e Maria, per sposarlo, deve andare in Brasile, dove troverà Severina, una suocera sadica e senza scrupoli, disposta a tutto pur di allontanarla dal suo unico figlio maschio.

La vita di Maria Imparato è un viaggio attraverso le avversità del Novecento, tra la miseria e la fame, la guerra e le ingiustizie, le rinunce e le difficoltà: una storia profonda e reale, che ho adorato dall’inizio alla fine.

Il fulcro di ogni saga familiare sono i personaggi profondi e la loro evoluzione.
All’interno de “L’albero di mandarini” i protagonisti sembrano persone vere; l’autrice, infatti, è riuscita ad inserirli in maniera reale nel loro contesto storico, rispettando usi, tradizioni e pregiudizi della loro epoca. La Selo è stata abile ad intrecciare le vicende storiche con la vita privata dei suoi personaggi, riuscendo a portare completamente la mente del lettore all’interno di una storia ricca di vita, dolore e inquietudine.

Una riflessione sulla condizione femminile del tempo è d’obbligo. L’autrice ci propone principalmente personaggi femminili con una personalità forte e con caratteri molto disparati, ma ben costruiti, che hanno un’unica peculiarità: essere donne in un’epoca dominata esclusivamente da uomini. La parità dei sessi era solo un miraggio e ogni protagonista femminile del romanzo, in quanto donna, è costretta a compiere delle rinunce o ad agire all’ombra del marito.
La Selo ci mostrerà il vissuto di ogni personaggio, analizzando le conseguenze che le loro esperienze hanno avuto sul carattere di ciascuno.

Maria è la primogenita degli Imparato, una famiglia povera che vive nella periferia di Napoli. Ci viene presentata come una bambina dalla carnagione chiara come il latte, i capelli neri e gli occhi azzurri. A nove anni si dimostra molto diversa dalle altre bimbe della zona: Maria è intelligente, buona, determinata, ed è un’eterna sognatrice; pagina dopo pagina la vedremo sbocciare in una donna forte, intraprendente e coraggiosa. Il suo carattere, diverso e moderno, entra spesso in contrasto con la mentalità chiusa della madre e con il carattere schietto della sorella minore, con le quali ha sviluppato un rapporto conflittuale. Le uniche figure a donarle conforto durante l’infanzia sono il padre, spesso assente a causa del lavoro; Pupella, una giovane donna che ama e rispetta come se fosse sua madre, e l’albero di mandarini, suo compagno di crescita e di vita. Le misere condizioni in cui vive da bambina la spronano a sognare una vita migliore e un ceto sociale più agiato, ma le sue ambizioni la porteranno nella morsa di Severina, l’antagonista della sua vita. Gli strascichi della guerra, il bullismo e il problematico rapporto con la madre, sono soltanto i primi ostacoli della sua difficile vita. Quella di Maria, infatti, non è una storia semplice, il dolore la seguirà sempre, come un velo invisibile, ma lei non si piegherà mai ad esso.

Pupella è una donna bellissima e intelligente, che crea desiderio negli uomini e invidia tra le donne. La sua vita è stata rovinata da un ragazzo ricco che, dopo averle promesso mari e monti e aver ottenuto la sua innocenza, la abbandona come se fosse un rifiuto qualsiasi. Pupella diventa, secondo i pregiudizi e le credenze dell’epoca, una donna guasta, rovinata e segnata a vita; nessun uomo l’avrebbe più sposata, costringendola a guadagnarsi da vivere a modo suo. Soltanto gli occhi puri e innocenti di una bambina come Maria la vedono per quello che è veramente. Le due si conoscono per caso ma il loro legame diventa indissolubile: Maria vede in lei la madre dei suoi sogni, gentile, disponibile e affettuosa, mentre Pupella, grazie alla piccola, conosce un amore che non aveva mai provato prima. Pupella è un personaggio ammirevole, è una donna forte, intelligente, emancipata e disinteressata alle cattiverie che dicono sul suo conto ma, soprattutto, è un personaggio che ha imparato a costruirsi la felicità, nonostante il mondo grigio che la circonda.

Abbracciò la bambina, e fra i suoi capelli
disse: «Se non conosci a fondo il male, non potrai mai capire il
bene. Ricordatelo sempre, piccere’».
Maria avvertì una morsa al cuore, come se il dolore, ora,
fosse suo.
«Lo so che la vita è complicata.»
Pupella le prese il viso e la fissò dolce.
«Mari’, la cosa importante è che non ti devi mettere paura
a vivere. Se vuoi piangere piangi, e se tieni delle ferite guardaci
dentro, ché è là che ci trovi la bellezza.»

Maria e Pupella trasmettono una forza positiva immensa, perché più volte la vita ha cercato di piegarle, ma loro sono sempre andate avanti e alla fine riescono a lasciare al lettore un messaggio di speranza: l’idea di non arrendersi mai e di provare a scavare più a fondo per trovare nuove soluzioni ai problemi.

Nunzia è la madre di Maria, una leonessa dal carattere di ferro e la lingua irrefrenabile, placata soltanto dal marito e dalle moine dalla sua secondogenita. I tre figli che sono nati dal matrimonio con Giuseppe Imparato non sono gli unici bambini che ha allevato perché, rimasta orfana da ragazzina, è stata costretta a crescere i suoi fratellini. Ha vissuto entrambe le Grandi Guerre ed è una donna dura e concreta, con i piedi per terra, abituata a lavorare sodo; non comprende le ambizioni di Maria e cerca di proteggerla a modo suo: scoraggiandola e sminuendola, nella speranza che non si illuda troppo e che non resti delusa quando non riuscirà a realizzare i suoi intangibili sogni. Secondo Nunzia, se nasci nel fango morirai nel fango ed è inutile studiare o provare a cambiare in meglio. È la tipica madre di un tempo, che ama i suoi figli ma che si sente in dovere di manovrare la loro giovinezza, credendo di compiere il loro bene.

Severina è un personaggio con innumerevoli caratteristiche negative e da quando ci viene presentata, fino al termine del romanzo, non ha un solo momento positivo. Nemmeno suo marito Raffaele conosce la storia del suo passato: Severina viene dal nulla, esattamente come Maria. Quando era ragazzina curava mucche e galline, la pelle delle sue mani era rovinata e piena di graffi. Ha vissuto nella miseria più totale, fino alla sera in cui suo padre tornò a casa con una vincita del bancolotto. Da quel momento in poi la sua vita passerà letteralmente dalle stalle alle stelle e, in un battito di ciglia, la giovane Severina si abituerà soltanto più al lusso, cancellando quel passato doloroso e umiliante. Per questo Maria la ripugna: in lei rivede il riflesso di sé stessa e di come sarebbe stata la sua vita senza la fortunata vincita di soldi.
Nessuno riesce a tenerle testa, nonostante gli sforzi. Le sue parole sono manipolatorie e le sue battute talmente velenose da lasciare tutti senza parole. È una donna intelligente e spregevole, sadica ma brillante; lei si definisce un individuo con la mente da uomo in un corpo da donna, carico di charme e classe. Comanda tutta la famiglia e opera all’ombra del marito.

Queste quattro donne sono personaggi poliedrici che l’autrice ha saputo descrivere nella loro enorme complessità e all’interno di un periodo storico tortuoso. La Selo è riuscita a proiettarmi in mondi lontani e tra personaggi estremamente reali, tantoché il loro percorso potrebbe tranquillamente rappresentare la storia di una delle nostre nonne o bisnonne.

Ci sono decine di altri personaggi nel romanzo che sono ben caratterizzati e che riescono a lasciare il segno ma, per non dilungarmi troppo e per non fare spoiler, ho preferito parlarvi di queste quattro donne, che secondo me rappresentano l’anima del libro.

I mandarini sono considerati da tempo dei portafortuna. La forma tonda è simbolo di eternità e di buon auspicio per una lunga vita.

L’albero di mandarini è una presenza costante nel libro, fino a diventare quasi un personaggio vero e proprio. Per Maria l’albero rappresenta un porto sicuro, un amico, una via di fuga e un compagno di vita: le permette di nascondersi tra i suoi rami e sognare ad occhi aperti, di scappare fuori dalla finestra quando Nunzia le grida contro, di trovare conforto tra le sue fronde quando è triste. In ogni momento della vita e in ogni luogo, il profumo dei mandarini le ricorderà sempre la sua casa.

Nei momenti bui, l’albero diventerà la sua cosa più preziosa, un posto fisico e astratto in cui rifugiarsi fisicamente e metaforicamente, un luogo felice della sua mente che nessuno potrà mai toglierle. Nel bene o nel male, l’albero parteciperà ad ogni momento della vita di Maria, condividerà la sua miseria durante la guerra, sarà con lei nel momento del suo sviluppo, sarà al fianco di Tonino la prima volta che andrà a cercarla sotto casa, e riuscirà anche ad accompagnarla all’altare, perché i suoi fiori saranno parte del bouquet nuziale.

Ho adorato lo stile di scrittura dell’autrice, ogni parola sembra ponderata per donare alla frase una determinata intensità e carica emotiva. Durante la lettura pareva quasi di essere tra le vie di Napoli o di Rio con i personaggi e di provare i loro sentimenti del momento. “L’albero di mandarini” è un romanzo che sa emozionare, infatti, già dalle prime pagine si riscontra una grande capacità descrittiva, sia dei luoghi che degli stati d’animo.

Ogni tanto ci sono alcuni dialoghi in dialetto napoletano, fortunatamente sono di facile comprensione anche per coloro che non sono del luogo e aiutano a rendere più reali le ambientazioni e a marcare lo stato sociale dei personaggi, facendo assaporare la parlata del luogo senza rallentare la lettura.

L’autrice fa trasparire moltissimo il senso di appartenenza alla sua terra e alla sua cultura, e questo è davvero molto apprezzabile. Si sente l’amore per Napoli, per le sue tradizioni, per la sua storia e per il mare. Non sottolinea soltanto i lati positivi della città ma mostra anche la miseria e i lati più oscuri, mettendola spesso a confronto con Rio De Janeiro.

La lontananza da Napoli ha qualcosa di misterioso,
ti fa sentire straniero in ogni altra terra,
ti strugge, è una città che nasconde la bellezza nel dolore, c’è
qualcosa in lei che non c’è in alcun luogo.
Chi nasce a Napoli, a Napoli vuole morire.

Consiglio “L’albero di mandarini” a chi ama i romanzi storici e le saghe familiari (questo romanzo appartiene ad entrambi i generi) e a tutti coloro che fanno il tifo le donne forti, sognatrici e coraggiose, come Maria Imparato.

✧༺★༻✧

Voglio ringraziare la Rizzoli per avermi concesso di leggere questo meraviglioso romanzo in anteprima.

Maria Rosaria Selo (Napoli, 1961) è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Ha pubblicato: iosonodolore (Kairòs 2013), La logica del gambero (CentoAutori 2015), Le due lune e la raccolta contro il femminicidio Non una di più (Guida Editori). Con la raccolta di racconti La donna immaginaria ha vinto il premio Anna Maria Ortese.

Pubblicato in: Graphic Novel, Mondadori, Recensione, Senza categoria

Pumpinkheads – Recensione

Buongiorno cari lettori, oggi voglio parlarvi di una dolcissima graphic novel, dopotutto è appena passato San Valentino e c’è ancora una nota d’amore nell’aria.

Pumpinkheads di Rainbow Rowell e Faith Erin Hicks è stato pubblicato in Italia da Mondadori Oscar INK, che ringrazio moltissimo (in particolare Alfonso) per avermi mandato una copia omaggio.

Titolo: Pumpinkheads

Autore: Rainbow Rowell e Faith Erin Hicks (vignettista)

Editore: Mondadori

Collana: Oscar Ink

N.Pagine: 224

Genere: Graphic Novel

Trama


Josiah è pronto a passare tutta la notte crogiolandosi nella malinconia (è un tipo malinconico). Ma Deja ha un piano: e se, invece che deprimersi, e invece della solita zuppa di fagioli alla Casetta del Mais e Fagioli, facessero il botto? Potrebbero visitare tutti gli stand della fiera. Assaggiare tutto. E forse Josiah potrebbe perfino parlare con quella ragazza carina su cui fantastica da tre anni…


Cosa ne penso

Josiah e Deja sono due ragazzi all’ultimo anno di liceo e hanno la consapevolezza che non potranno più passare la serata di Halloween come hanno sempre fatto negli ultimi anni: lavorando alla Casetta del Mais e Fagioli della Fiera Autunnale del Campo di Zucche. Il prossimo anno i due protagonisti andranno al college e sanno che la loro vita verrà stravolta da cambiamenti e, per questo, decidono di godersi la serata al meglio, cercando di visitare ogni stand della fiera, assaggiando ogni prodotto tipico, e chissà, magari Josiah troverà il coraggio di parlare con la ragazza per cui ha una cotta da vari anni.

La storia narrata nella graphic novel dura una sola sera, ma segna un passaggio importante per i due ragazzi e, forse, l’inizio di qualcosa di magico. Le autrici in poco più di 200 pagine, riescono a delineare e a farci conoscere le caratteristiche e le sfumature di Josiah e Deja, il primo è timido, riservato, malinconico e taciturno, mentre la seconda è ironica, radiosa, sicura di sé e piace praticamente a tutti; sono due personaggi con caratteristiche opposte e probabilmente si trovano bene anche per questo.

Accompagneremo i due protagonisti per tutto il campo, alla ricerca della ragazza per cui Josiah prova dei sentimenti ma le serata diventerà presto movimentata, fino a trasformarsi in una vera e propria avventura, con meravigliose atmosfere autunnali.

Ho apprezzato moltissimo come l’autrice sia riuscita a celare fino all’ultimo le sue vere intenzioni, riuscendo a sorprendere il lettore con un finale di una dolcezza estrema.

Il punto forte della graphic novel sono sicuramente i disegni: ogni tavola trasuda di autunno e i colori predominanti sono l’arancione, il rosso, il giallo, il marrone e l’ azzurro. I personaggi sono disegnati con un tratto dolce ma nitido, e l’intero volume è suddiviso in brevi capitoli, simili ad atti di un’opera teatrale, che rendono la lettura ancora più piacevole.

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Pumpinkheads è un racconto ricco di tenerezza, dolcezza e riflessioni, potrei definirlo come “il racconto della porta accanto”, una storia semplice e vera, che potrebbe capitare a chiunque di noi.

Rainbow Rowell: laureata in giornalismo, dal 1995 al 2012 ha curato una rubrica di costume e cultura pop sull’«Omaha World-Herald», per poi dedicarsi interamente alla narrativa. È autrice di numerosi romanzi di successo tra cui, per il pubblico young adult, Eleanor & Park, Fangirl, Ti chiamo sul fisso e Per l’@more basta un clic, oltre alla serie “Simon Snow”, popolata di vampiri innamorati e ragazzi dalle ali di drago. Per adulti ha invece scritto Attachments e Landline. Ha esordito nel mondo del fumetto come autrice per la serie Marvel “Runaways”, che scrive dal 2017. Pumpkinheads è il suo primo graphic novel. Rainbow vive e scrive a Omaha, Nebraska, dove ci sono i migliori campi di zucche del mondo.

Faith Erin Hicks: Scrittrice, animatrice e artista, vive a Vancouver, Canada. Si è fatta notare con la serie webcomic “Demonology 101”, pubblicata tra il 1999 e il 2004, e con il graphic novel Zombies Calling (2007). Tra i suoi lavori, la “Trilogia della Città senza Nome” (il cui terzo volume ha vinto l’Eisner come Miglior Libro per Bambini), Friends with Boys, The Last of Us: American Dreams (con Neil Druckmann), Nothing Can Possibly Go Wrong (con Prudence Shen), The Adventures of Superhero Girl (premio Eisner come Miglior Libro per Bambini) e il romanzo young adult Comics Will Break Your Heart.

Pubblicato in: Harper Collins, Libri, Recensione

Serpent & Dove. La strega e il cacciatore – Recensione

Buongiorno amici lettori,
tra un mese esatto, il 25/02/2021, uscirà Blood & Honey, il secondo volume dell’acclamatissimo Serpent & Dove. La strega e il cacciatore di Shelby Mahurin edito in Italia dalla Harper Collins Italia.

Ho acquistato Serpent & Dove a settembre ma sono riuscita ad iniziarlo soltanto nel 2021 e devo ammettere che se l’uscita del secondo libro non fosse imminente, avrei comprato il volume in inglese per sapere come continua della saga di Shelby Mahurin, composta da:
1. Serpent & Dove. La strega e il cacciatore – (10/09/2020 Harper Collins Italia)
2. Blood & Honey – (25/02/2021 Harper Collins Italia)
3. Titolo sconosciuto – (In uscita nel 2021 in lingua originale)

Titolo: Serpent & Dove. La strega e il cacciatore

Autore: Shelby Mahurin

Editore: Harper Collins Italia

N.Pagine: 528

Genere: Fantasy, Romance

Trama


Una strega e un cacciatore di streghe legati nel sacro vincolo del matrimonio. Quella storia poteva andare a finire in un unico modo: un palo e un fiammifero.
Due anni fa, Louise Le Blanc è fuggita dalla sua congrega e si è rifugiata a Cesarine, rinunciando a ogni forma di magia e vivendo di furti ed espedienti. Perché in quella tetra città le streghe come lei fanno paura. Vengono braccate. E mandate al rogo.
Reid Diggory è un cacciatore, ha giurato fedeltà alla Chiesa e da sempre vive secondo un unico, ferreo principio: uccidere le streghe. La sua strada non avrebbe mai dovuto incrociare quella di Lou, ma un perverso scherzo del destino li costringe a un’unione impossibile: il santo matrimonio. Ma anche se quella tra le streghe e la Chiesa è una guerra antica come il mondo, un nemico crudele ha in serbo per Lou un destino peggiore del rogo. E lei, che non può cambiare la propria natura e nemmeno ignorare sentimenti che stanno sbocciando nel suo cuore, si trova di fronte a una scelta terribile.


Cosa ne penso

Strega

Non è ben chiaro il periodo storico in cui è ambientato il romanzo, ma sappiamo di trovarci a Cesarine, una città del Regno di Belterra, paese fortemente ispirato alla Francia del XVII. Iniziamo questa avventura al seguito di Louise (Lou), una giovanissima donna che si nasconde nella capitale dopo essere fuggita dalla congrega di sua madre e aver abbandonato quasi totalmente l’uso della magia. Lou si è dovuta reinventare come ladra per sopravvivere perché, a Belterra, le streghe sono considerate come il simbolo del male, tant’è che esiste un ordine guidato dalla Chiesa (gli Chasseurs) a cui è stato affidato il compito di cacciarle e bruciarle sul rogo, senza nessuna pietà.

Sul fronte opposto, incontriamo Reid Diggory, un orfano che è stato cresciuto per odiare le streghe e che, col tempo, è diventato una componente fondamentale dell’ordine degli Chasseur. Serpent & Dove è il classico esempio di ”enemies-to-lovers”, cioè due personaggi su fronti opposti che finiscono per innamorarsi, infatti Reid e Lou si ritrovano coinvolti in una sfortunata situazione compromettente e viene offerta loro la scelta di sposarsi o perdere tutto. La scelta sembra facile, ma la vita matrimoniale non lo sarà affato. Questo non è uno spoiler perché il destino dei due personaggi è ben chiaro dal loro primo incontro e porterà Lou a vivere insieme al giovane cacciatore nella torre Chasseur: il peggior luogo in cui una strega potrebbe trovarsi; perché la magia, quando praticata, lascia un odore inconfondibile.

Il fulcro principale del romanzo è il rapporto tra Lou e Reid: non vi aspettate un fantasy convenzionale basato su combattimenti, animali fantastici e ambientazioni magiche, infatti sconsiglio la lettura a chi non apprezza i romance perché troverebbe la storia terribilmente pesante. Essendo il primo libro di una trilogia, Serpent & Dove è molto introduttivo e anche la relazione tra i due personaggi è soltanto agli inizi, così come il sistema magico, che spero venga approfondito maggiormente nei prossimi volumi, perché è davvero originale e interessante.

Lo stile è piacevolissimo: le pagine scorrono molto velocemente e mi sono ritrovata a leggere fino a notte fonda senza accorgermi dell’orario.
La narrazione è divisa tra i due protagonisti e ci mostra sia i pensieri di Lou che di Reid, aiutando il lettore a capire meglio le dinamiche della loro storia da entrambi i punti di vista.

Un lato che non ho apprezzato è quello delle ambientazioni, che vengono ridotte al minimo indispensabile ed è un peccato perché alcuni luoghi sarebbero stati interessanti e suggestivi da approfondire. Per alcuni aspetti si vede che Serpent & Dove è il primo libro dell’autrice, che seppure risulta un ottimo debutto, resta comunque una ”prima volta”.

Serpent & Dove non è un romanzo perfetto, ma resta una lettura molto godibile, composta da una storia d’amore accattivante, che farà sognare gli amanti del romance e appassionerà gli amanti del fantasy, nonostante alcuni punti poco chiari.
Il finale regalerà parecchi colpi di scena e vi obbligherà a leggere i libri successivi.

Quindi, se amate il romance e il fantasy mescolati per formare uno young adult, con una storia che vi coinvolgerà completamente, il romanzo fa assolutamente al caso vostro.

✧༺★༻✧

Shelby Mahurin è un’autrice americana di narrativa per giovani adulti. È cresciuta in una piccola fattoria nell’Indiana rurale. Ha frequentato la Turkey Run High School di Marshall, nell’Indiana. Il suo romanzo Serpent & Dove ha debuttato al secondo posto nella lista dei bestseller del New York Times.

Pubblicato in: Libri, Nord, Recensione

Storia di due anime – Recensione

Buongiorno amici lettori ❤

Oggi voglio parlarvi di una delle mie ultimissime letture del 2020: Storia di due anime, il primo romanzo di Alex Landragin, che è stato pubblicato in Italia da Editrice Nord.

La prima caratteristica che mi ha attratta del libro è stata la meravigliosa copertina, creata da gatsby_books, ricca di dettagli e particolari inerenti alla storia, ma la vera sorpresa è stata la storia.

Titolo: Storia di due anime

Autore: Alex Landragin

Editore: Editrice Nord

N.Pagine: 400

Genere: Narrativa storica

Trama


A Parigi, una ricca collezionista incarica un uomo di rilegare insieme tre manoscritti, composti in epoche diverse e da mani diverse. A una condizione: non leggerli. Ma quando viene a sapere che la donna è morta – qualcuno dice assassinata – il rilegatore rompe la promessa. Rimane così colpito – e turbato – dalla lettura dei manoscritti che decide di pubblicarli col titolo di “Storia di due anime”. “L’educazione di un mostro”. Dopo essere stato investito da una carrozza, Charles Baudelaire viene soccorso e portato in una villa subito fuori Bruxelles. Anche se lui non l’ha mai vista, la misteriosa padrona di casa dimostra di conoscere il suo passato fin troppo bene. E gli fa una proposta inquietante… “La città fantasma”. A Parigi, davanti alla tomba di Baudelaire, un uomo e una donna s’incontrano per la prima volta. Lui è un rifugiato tedesco, lei – Madeleine -, un’enigmatica appassionata di poesia. Con l’esercito nazista ormai alle porte, la città viene evacuata, ma i due decidono di restare. E, in quei giorni di passione, Madeleine gli racconta una storia incredibile: la storia di due anime che si perdono e si ritrovano da quasi due secoli. E poi gli chiede di partecipare a un’asta, dove si venderà il manoscritto di un racconto inedito di Charles Baudelaire, “L’educazione di un mostro”. L’uomo la asseconda, rimanendo così invischiato in una serie di brutali omicidi che sembrano portare la firma dell’esclusiva – ed elusiva – Société Baudelaire… “I racconti dell’albatro”. È la storia di Alula, colei che ricorda, e di Koahu, colui che dimentica. Una storia che comincia al tramonto del XVIII secolo, in una sperduta isola del Pacifico, e si dipana fino ad arrivare a Parigi, nel 1940, davanti alla tomba di Charles Baudelaire, dove il cerchio si chiude.
O forse no…


Cosa ne penso

La trama all’interno del libro è un viaggio di più storie che si intrecciano e si districano, senza mai scollegarsi. La vicenda principale parla di una ricca collezionista di libri, che incarica un rilegatore di mettere insieme tre manoscritti antichi, composti in epoche diverse e da persone diverse, con il solo vincolo di non leggerli. Ma dopo pochi giorni la donna viene trovata morta, forse assassinata, e il rilegatore, preso dalla curiosità, decide di rompere la promessa e di leggere il libro.

La prima storia si intitola L’educazione di un mostro e racconta le vicende di Charles Baudelaire che, dopo essere stato investito da una carrozza, viene portato nella villa di una donna sconosciuta e misteriosa, che sembra conoscere un po’ troppo del suo passato.

La città fantasma è il titolo della seconda storia, e ci porta a Parigi, davanti alla tomba di Charles Baudelaire, dove una donna e un uomo si incontrano per la prima volta. Lui è un rifugiato tedesco, mentre lei (Madeleine) è una letterata appassionata di poesia. I due trascorreranno alcuni giorni di passione, durante i quali Madeleine racconterà al suo amante una storia di due anime, che si perderanno e ritroveranno nel tempo.

La terza ed ultima storia, I racconti dell’Albatro, narra di Alula, colei che ricorda, e di Koahu, colui che dimentica: due anime che si ameranno senza limiti. Nel XVIII secolo danno origine ad alcune vicende, che inizieranno in una sperduta isola del Pacifico, e finiranno nel 1940, davanti alla tomba del poeta maledetto, dove la storia sembra avere fine, o forse no..

“Non ho scritto questo libro. L’ho rubato.”

Il rilegatore decide di mettere insieme le tre storie, una dopo l’altra, come se fossero racconti singoli, ma dà al lettore la possibilità di leggere il libro nell’ordine in cui gli era stato commissionato dalla collezionista.

L’opera di Alex Landragin può essere letta in due modi: dalla prima pagina all’ultima, quindi leggendo i tre romanzi separatamente, oppure seguendo il codice di lettura indicato al termine della prefazione, offrendo così al lettore due esperienze diverse.

Storia di due anime è il primo libro di Alex Landragin ed è stato portato in Italia da Editrice Nord; è un esordio davvero straordinario, che contiene al suo interno tre libri, che possono comporne un quarto ma, soprattutto, è una storia fuori dal comune e molto lontana dai racconti cui siamo abituati: la trama è originalissima, ben pensata e parla di anime che si perdono e si ritrovano, e di anime con il destino segnato e da cui non possono sfuggire.

Storia di due anime è un libro unico, che lega mistero e omicidi, magia e letteratura, amore e guerre, ed è impossibile classificarlo all’interno di un unico genere letterario. È una lettura stupenda, diversa e surreale. Un libro che rileggerò due volte, per seguire entrambi i percorsi proposti dall’autore e per scoprire ogni particolare.

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Alex Landragin è nato in Francia da una famiglia di produttori di champagne, ma si è trasferito in Australia quand’era bambino. Dopo aver conseguito un master in Scrittura Creativa, è diventato autore di guide turistiche per Lonely Planet, prima di iniziare a lavorare a tempo pieno come copywriter. Ha vissuto a Washington, Parigi, New Orleans, Los Angeles, Alice Springs e Marsiglia, per poi stabilirsi definitivamente a Melbourne.

Pubblicato in: Libri, Recensione, Rizzoli

Ragazzi della Tempesta – Recensione

Buongiorno amici lettori, Natale si avvicina e voglio darvi un ultimo consiglio libroso da regalare ad un amico o da leggere durante le vacanze.

Ragazzi della Tempesta, edito Rizzoli, è il primo volume della nuova duologia di Elle Cosimano ed è anche il primo romanzo dell’autrice che è stato tradotto e portato in Italia.
Il libro è un fantasy che non disdegna quel pizzico di romance e quelle scene piene di azione che attirano il lettore, ma possiede anche alcuni elementi tipici dei romanzi distopici alla Hunger Games. Il sistema magico è davvero originale e si basa sulle quattro stagioni, personificate da altrettanti ragazzi che si susseguono ogni anno, per un ciclo infinito.

Voglio subito ringraziare l’ufficio stampa della Rizzoli per avermi dato la possibilità di leggere e recensire questo particolarissimo fantasy.

Titolo: Ragazzi della Tempesta

Autore: Elle Cosimano

Editore: Rizzoli

N.Pagine: 544

Genere: Fantasy

Trama


In una gelida notte d’inverno, Jack Sommers è chiamato a scegliere tra vivere per sempre, secondo le antiche leggi magiche di Gaia, o morire. Jack sceglie di vivere e in cambio da quel momento in poi sarà un Inverno. Come le altre Stagioni, ogni anno Jack deve dare la caccia e uccidere chi viene prima di lui. Le leggi di Gaia sono chiare: l’Inverno uccide l’Autunno, l’Autunno uccide l’Estate, l’Estate uccide la Primavera, la Primavera uccide l’Inverno. Questo significa che Jack uccide Amber. Amber uccide Julio. Julio uccide Fleur. E Fleur uccide Jack. Sono tutti addestrati a cacciare e uccidere, e tutti a turno muoiono. Ma quando Jack e Fleur – Inverno e Primavera – sono attratti l’uno dall’altra contro ogni buon senso e regola della natura, la legge spietata che governa le loro vite eterne a un tratto diventa qualcosa di personale e di doloroso. Fleur verrà bandita per sempre, se insieme non troveranno il modo per fermare il ciclo naturale delle cose. Quando le quattro Stagioni si coalizzano, mettendo a rischio la loro immortalità in cambio di amore e libero arbitrio, la loro fuga attraverso il Paese li condurrà in un luogo in cui saranno costretti a difendersi contro un creatore che vuole annientarli.


Cosa ne penso

L’idea di base mi ha subito incuriosita, al posto di creature mitologiche troviamo adolescenti molto particolari, in grado di cambiare il tempo nel loro specifico territorio. Ma come mai questi ragazzi sono diventati la manifestazione fisica delle stagioni? Chi erano all’inizio? La Cosimano ci spiega quasi tutto (ha sicuramente lasciato qualcosina per il secondo volume): inizialmente, i nostri protagonisti erano ragazzi qualunque, con una storia personale normale e senza doti straordinarie, insomma non sono nati con poteri magici o cose simili. Ad un certo punto della loro vita, per un incidente o per cause naturali, si trovano in punto di morte, ma con la possibilità di scegliere se morire o diventare immortali sotto forma di stagione, sottostando, però, alle regole di Cronos e Gaia.

Ma andiamo con ordine: ci troviamo in un presente alternativo, dove la nostra Terra è divisa in alcune zone precise, controllate climaticamente da quattro ragazzi, che rappresentano Inverno, Primavera, Estate e Autunno. Tra le varie regole che i protagonisti devono rispettare, spicca quella più crudele ma fondamentale per far funzionare il sistema: alla fine di ogni stagione, quella che sta per giungere al termine deve essere uccisa dal giovane del periodo successivo.

A spezzare il ciclo ci pensano 2 giovani, Inverno e Primavera, due stagioni diversissime che si sfiorano nel tempo, fino ad innamorarsi perdutamente, rischiando tutto pur di stare insieme. La storia è narrata dal punto di vista dei due protagonisti Jack e Fleur, rispettivamente Inverno e Primavera ma, oltre a loro due, conosceremo anche Julio (Estate) e Amber ( Autunno), insieme ai quattro supervisori che hanno l’incarico di aiutare le stagioni durante il loro periodo annuale.

Gaia, infatti, concede a tutti i ragazzi che salva di effettuare tre scelte:
– la prima è quella di vivere come stagione o morire,
– la seconda consiste nella possibilità di scegliere un nuovo nome,
– la terza è la possibilità di salvare da morte certa un altro adolescente, che diventerà il proprio supervisore e consigliere.
Conosceremo così Chill, Poppy, Woody e Marie.

Jack è un Inverno, e ogni anno dà la caccia ad Amber (Autunno) e fugge da Fleur (Primavera) fino a quando lei lo uccide, per poi essere ammazzata da Julio (Estate) che a sua volta sarà tolto di mezzo da Amber. Questo tragico ciclo mantiene le stagioni e il tempo in ordine ed è una costante che non può essere spezzata. Ma Jack e Fleur, corrono comunque il rischio di distruggere l’equilibrio del mondo, solo per amarsi ed essere liberi.

I nostri otto protagonisti troveranno la forza e il coraggio di sfidare Cronos e Gaia, iniziando un’avventura piena di pericoli e peripezie, con il sogno di vivere liberi. Comincia così una storia basata su forti legami, in cui il potere della speranza, dell’amicizia e dell’amore, risultano più potenti di qualsiasi cosa.

“Guardo Fleur. Poi Julio e Amber. E in loro – in noi- vedo possibilità che non mi ero mai permesso di vedere fino ad ora. Tutti insieme, noi siamo la tempesta.”

La premessa della trama è davvero intrigante e ben costruita, l’impostazione della storia è originale ed unica nel suo genere. All’inizio ho fatto un po’ fatica, perché la Cosimano non perde tempo ed entra subito in azione, spiegando il sistema magico già dai primissimi capitoli. L’alternanza narrativa tra i due protagonisti principali (Jack e Fleur) rende il ritmo fluido e non fa perdere corposità alla storia.

Lo stile della scrittrice è davvero piacevole, scorrevole e coinvolgente e, nonostante il libro sia indirizzato ad un pubblico molto giovane, certamente sarà apprezzato anche da lettori più adulti.

Il romanzo fa parte di una duologia ma il finale può essere letto anche come autoconclusivo, con la speranza che la Rizzoli decida di tradurre anche il secondo ed ultimo volume della saga.

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Elle Cosimano ha debuttato come scrittrice con un thriller, Nearly Gone, che è stato finalista all’Edgar Award e ha vinto l’International Thriller Award for Best Young Adult Novel. Il suo secondo romanzo, Holding Smoke, è arrivato in finale al Bram Stocker Award e all’International Thriler Award. Elle vive tra le Blue Ridge Mountains in Virginia e una casa nella giungla nel Mar dei Caraibi.
Puoi seguirla su http://www.ellecosimano.com

Pubblicato in: Caravaggio, Libri, Recensione

Kilmeny del frutteto – Recensione

Ciao amici lettori,
scusate la mia assenza ma ogni tanto la cefalea mi tiene in ostaggio per qualche giorno. Nonostante il mal di testa, sono riuscita a leggere un romanzo classico, che è stato capace di portarmi indietro nel tempo, quando la natura era ancora incontaminata e gli esseri umani erano semplici e liberi dai vizi materiali odierni.

Kilmeny del frutteto è uno dei primi romanzi di Lucy Maud Montgomery, l’autrice di Anne di Tetti Verdi, ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1910, vantando un grande successo tra il pubblico dell’epoca; oggi è stato portato in Italia dalla Caravaggio Editore e da Enrico De Luca.

Voglio subito ringraziare l’ufficio stampa della Caravaggio per avermi donato una copia dell’opera.

Titolo: Kilmeny del Frutteto

Autore: Lucy Maud Montgomerty

Editore: Caravaggio Editore

Collana: I Classici Ritrovati

N.Pagine: 256

Genere: Romanzo d’amore

Trama


Kilmeny del frutteto (Kilmeny of the Orchard) è un romanzo diverso dai due precedenti di Montgomery (Anne di Tetti Verdi e Anne di Avonlea), tanto che l’autrice stessa temeva che il pubblico non lo avrebbe gradito; ma si sbagliava: la sua uscita nel maggio del 1910 fu accolta da recensioni entusiastiche, nelle quali venivano esaltati sia lo stile dell’autrice sia la piacevolezza della trama e dei personaggi, in particolare della protagonista, Kilmeny, che porta il nome della celebre eroina del folclore scozzese e, come lei, è dotata di notevole bellezza. Kilmeny del frutteto è un romantico idillio poetico che riporterà i lettori, che hanno amato la  saga di Anne Shirley, sull’Isola del Principe Edoardo.


Kilmeny del frutteto è stata una lettura semplice ma estremamente gradevole: l’autrice, ancora una volta, è riuscita a valorizzare la purezza dell’essere umano, confermandosi una della mie scrittrici preferite.

La bellezza della collana I classici ritrovati della Caravaggio Editore è proprio quella di riportare alla luce i romanzi classici inediti o poco conosciuti in Italia, facendo scoprire e apprezzare a 360° i grandi autori associati esclusivamente a determinate opere.

Con Lucy Maud Montgomery, grazie ad Anne di Tetti Verdi, è stato amore a prima vista (in questo caso a prima lettura), infatti sono entrata subito in sintonia con il suo stile di scrittura, capace di rendere poesia ogni singola parola.
Impronta stilistica, che sono stata felicissima di riscontrare anche in Kilmeny del frutteto:

Si trovò a guardare verso un frutteto; un vecchio frutteto con tutta evidenza trascurato da lungo tempo e abbandonato. Ma un frutteto fatica a morire; e questo, che un tempo doveva essere stato un luogo incantevole, lo era tutt’ora, non di meno per l’aria di dolce malinconia che sembrava pervaderlo, quella malinconia che investe tutti i posti che sono stati un tempo lo scenario di gioia, piacere e giovinezza, e ora non lo sono più; luoghi dove cuori hanno sobbalzato, e polsi hanno tremato, e occhi si sono illuminati, e voci allegre hanno riecheggiato. I fantasmi di tutte queste cose sembrano trattenersi nei loro antichi posti nel corso di tanti anni vuoti.

Protagonista assoluto dell’opera è l’amore dolcissimo, travolgente e senza tempo tra Eric Marshall e Kilmeny Gordon, ma andiamo con ordine:

Eric è un giovane ragazzo fortunato, dotato di bell’aspetto, che proviene da una famiglia abbiente e che si è appena laureato. Il suo futuro sembra roseo e pieno di brillanti possibilità, ma prima di aiutare il padre nell’azienda di famiglia, decide di fare un favore ad un amico, sostituendolo come supplente in una scuola sull’Isola del Principe Edoardo, luogo che lo cambierà sempre.

Veniamo trasportati nell’accogliente villaggio di Lindsay, dove Eric, tra una passeggiata nella natura e i compiti da correggere, non fatica ad inserirsi tra gli abitanti del luogo. Una sera il nostro protagonista decide di esplorare una nuova stradina e si ritrova davanti ad un affascinante frutteto abbandonato, che una volta doveva essere stato rigoglioso e incantevole. Ad aggiungere pathos all’atmosfera c’è una deliziosa musica, che si libera nell’aria come magia pura ed irresistibile.

Giungeva una melodia di musica deliziosa, così bella e irreale che Eric trattenne il fiato per lo stupore e il piacere. Stava sognando? No, si trattava di musica reale. Era una melodia sfuggente, ossessionante, stranamente adatta al momento e al luogo; aveva in sé il sospiro del vento nei boschi, il misterioso sussurro delle erbe al posarsi della rugiada, i candidi pensieri dei gigli di giugno; l’anima di tutte le vecchie risate e delle canzoni, delle lacrime, della felicità e dei singhiozzi che il frutteto aveva conosciuto negli anni perduti; e, oltre a questo, c’era in essa un grido pietoso e lamentoso, come di un essere imprigionato che chiedesse libertà e possibilità di esprimersi.

La musica lo guida attraverso la natura incontaminata, fino ad arrivare ad una vecchia panca di legno, su cui siede e suona Kilmeny, una ragazza con lunghissimi e lucenti capelli neri, raccolti in trecce, e due occhi azzurri come il mare calmo, che valorizzano maggiormente un viso perfetto, il più bello che Eric abbia mai visto.
La ragazza è circondata da un alone di mistero, non è mai stata vista da nessuno a Lindsay e scappa appena si accorge di essere osservata da Eric.

Tavola della prima pubblicazione (1910) riportata nell’edizione della Caravaggio

Presto scopriremo che Kilmeny non può parlare perché è muta, ma riesce a trasmettere la sua felicità ed ogni sua emozione attraverso la musica. Essenzialmente, la melodia diventa la sua voce e la sua libertà di espressione.

L’incontro tra i due segna l’inizio di parecchi avvenimenti che cambierà nel profondo entrambi i protagonisti.

✧༺★༻✧

Non voglio dirvi altro sulla trama perché è un romanzo da leggere e da assaporare, senza troppi spoiler, vi basti sapere che ho amato l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, fino a sbocciare in una deliziosa e dolcissima storia d’amore. Il romanzo è di altri tempi e lo si vede per il rispetto, la delicatezza e l’innocenza di alcuni pensieri intimi, ma la storia d’amore tra Kilmeny ed Eric è senza tempo e appassionerà i lettori per altre generazioni.

L’autrice ha una capacità descrittiva molto poetica e concisa, soprattutto nel delineare i paesaggi bucolici e idilliaci della natura canadese, tantoché riesce a renderli quasi reali ed immaginabili nella mente del lettore; questa particolarità è uno dei punti di forza della scrittrice.

Lucy M. Montgomerty, in sole 250 pagine, riesce a creare due personaggi concreti e a parlare di tematiche profonde, come l’amore e l’amicizia, e attuali, come la discriminazione, l’insicurezza e l’accettazione di sé. Il suo stile è straordinario e le sue capacità narrative fanno respirare un’atmosfera di magia e di incanto.

Altro tema fortissimo è quello del dolore, visto come dolore amoroso, dolore legato alla famiglia, dolore dovuto alla diversità e all’impossibilità di comunicare normalmente. Se ci pensiamo bene il dolore fa parte del percorso di crescita di ognuno di noi, è un passaggio fondamentale per lo sviluppo e, a volte, serve per l’accettazione di sé stessi, ed è stata una caratteristica che ha reso il romanzo reale.

Il problema di Kilmeny rischierà di rovinare (o comprometterà) il legame dei due protagonisti, mettendo a rischio il coronamento del loro amore. Ho apprezzato moltissimo la componente psicologica dei personaggi, approfondita tramite alcuni racconti del passato.

Non è un romanzo perfetto, c’è un lato che mi ha infastidita, cioè, il punto di vista che si ha verso gli stranieri, in questo caso un italiano, che viene visto come l’ignorante e sgradevole cattivo del racconto. Questo è un difetto giustificabile dal fatto che Kilmeny del frutteto è un romanzo scritto nei primissimi anni del 1900, e in quel periodo la discriminazione verso i forestieri era, purtroppo, un punto di vista oggettivo e comune di tutta la società; malgrado i pregiudizi del tempo, l’autrice era una donna molto intelligente ed istruita e questo cliché era del tutto evitabile.

Nonostante questo particolare, ho deciso di dare al romanzo 5 stelline su goodreads, perché la Montgomerty è in grado di farmi sognare ad occhi aperti e di trasmettermi emozioni e sentimenti soltanto con l’uso della sua scrittura unica e straordinaria.

Consiglio questo libro a tutti gli amanti dell’amore e della bellezza descrittiva.

In più, l’edizione della Caravaggio è annotata e arricchita dalle illustrazioni originali, infatti, il curatore Enrico De Luca sta portando avanti il progetto di pubblicare in Italia i romanzi della Montgomery, in versione integrale e del tutto fedeli alle opere originali. Seguo Enrico da tempo e posso assicurarvi che la sua passione per questa autrice è immensa ed è riuscito a influenzare anche me.

Lucy Maud Montgomery (1874-1942) è autrice canadese di racconti, romanzi, componimenti poetici e saggi. Oltre ai nove romanzi che compongono la saga di Anne Shirley, inaugurata nel 1908 con il bestseller mondiale Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), ricordiamo la trilogia dedicata a un’altra orfana, Emily (Emily of New Moon, Emily Climbs e Emily’s Quest), e ancora: Kilmeny of the Orchard; The Story Girl; The Golden RoadMagic for MarigoldThe Blue Castle.

Enrico De Luca è docente a contratto presso l’Università degli Studi della Calabria e si interessa, prevalentemente, di filologia e metrica, sia in àmbito letterario che musicale. Ha curato un’edizione annotata di Anne di Tetti Verdi di L. Montgomery, e per la Caravaggio Editore ha tradotto e curato anche A Christmas Carol e Il Grillo del Focolare di Charles Dickens, oltre che L’Ultimo Amico di Edmondo De Amicis.

Pubblicato in: Autori Emergenti, Libri, Recensione

Gemini – Recensione

Ciao carissimi lettori, oggi voglio presentarvi Gemini, il primo romanzo del giovanissimo autore emergente Omar Costenaro.

Voglio subito ringraziare Omar per avermi invitata nel suo magico mondo.

Titolo: Gemini

Autore: Omar Costenaro

Editore: Self Publishing

Collana: –

N.Pagine: 350

Genere: Fantascienza, Fantasy

Trama


In un mondo post-bellico Syter e l’allievo Ologold si ritrovano improvvisamente privati di ogni potere.
In un mondo primordiale tre ragazzini lottano per sopravvivere.
Magia. Che cos’è? Un’arte occulta? Un’illusione? Un potere sovraumano? Un termine per definire qualcosa di indescrivibile?
Il vero dilemma però è un altro: come è nata la magia?
La leggenda narra che tutto ebbe inizio con tre gemelli, ma se i racconti tramandati per secoli non fossero del tutto veri? Un indimenticabile viaggio nel tempo per cambiare il passato, salvare il presente e riscrivere il futuro sarà l’unica chiave per svelare il mistero.


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GEMINI è il primo episodio di una saga letteraria a metà tra la fantascienza e il fantasy, in cui si attorcigliano storie, ambientazioni ed epoche diverse.

Il libro è ambientato in un pianeta ipotetico in uno scorrere temporale che attraversa presente, passato e futuro, senza seguire l’ordine cronologico.

All’inizio del romanzo, per seguire meglio i vari salti e viaggi temporali, Omar ci dona una legenda in cui ci spiega il suo sistema di date, preparandoci ad intraprendere un viaggio misterioso, magico e intrigante.

« Il vero dilemma è: come è nata la magia? La leggenda narra che tutto ebbe inizio con tre gemelli… »

Il libro inizia con Ologold, un bambino di nove anni dotato di poteri magici, che si allena con il suo maestro, nonché il più potente stregone dell’universo, Syter.
Ologold è coraggioso, impulsivo e tremendamente testardo, lui e il suo maestro sono avvolti da una nube fitta di mistero e, fino alla fine, non capiremo le loro origini e la loro reale potenza.

Sembra una giornata come le altre, quando improvvisamente la magia scompare, lasciando tutti senza poteri, e i nostri due protagonisti sono costretti a compiere un tedioso viaggio nel tempo per salvare la vita ai tre gemelli che, secondo le leggende, hanno creato e diffuso la magia.

Omar

Alla storia iniziale, si aggiunge la storia che coinvolge i gemelli Jake, Andy e Luke.
I tre gemelli sono totalmente uguali tra di loro e sono distinguibili soltanto grazie alla differente colorazione degli occhi:
Jake: il maggiore dei tre, nonché il più saggio ed intelligente, ha gli occhi azzurri
Andy: il gemello di mezzo, irruento e impulsivo, ha gli occhi neri
Luke: il fratello minore e più tranquillo, ha gli occhi verdi
Le loro vicende mi hanno coinvolta particolarmente e ho trovato interessante vedere i loro cambiamenti nel corso della trama.

La Magia. Che cos’è? Una pratica occulta? Un’illusione? Un potere sovrumano? Un termine per definire l’indescrivibile?

Tutta la storia ruota intorno alla scomparsa della magia. Ai due filoni narrativi principali se ne aggiungeranno altri e la rivalità tra le due più potenti famiglie magiche mai esistite, Syter e Key, prenderanno sempre più piede, fino ad assumere un ruolo fondamentale.

« Cambia il passato. Salva il presente. Riscrivi il futuro. »

Il TEMPO è uno dei due elementi chiave della trama: è possibile cambiare il futuro? Agire sul passato consente di mutare il presente? Oppure il destino di ognuno è già scritto ed è invariabile a dispetto di qualsiasi cosa si faccia?
La MAGIA è il filo conduttore che collega mondi ed epoche lontane, ma sarà la chiave per salvare il presente e scrivere un nuovo futuro?

Ho adorato il worldbuilding, merito del contrasto che si crea con i viaggi nel tempo, dove vedremo l’alternarsi di ambientazioni fantascientifiche, con pianeti lontani, navette spaziali e città futuristiche, in contrapposizione alle ambientazioni fantasy del passato, caratterizzate da villaggi nei boschi, caverne abitate da animali preistorici e da posti misteriosi, molto simili alla nostra Terra.

Lo stile è semplice, chiaro e descrittivo, soprattutto i dettagli sono molto minuziosi e, anche se aiutano il lettore ad immergersi e a capire il mondo creato dall’autore, ogni tanto rallentano la lettura.

 Nel complesso Gemini è un grande esordio e non vedo l’ora di leggere i prossimi volumi della saga.

E voi siete pronti ad intraprendere un viaggio nel tempo che potrebbe ripristinare la magia in tutto mondo?

Mi chiamo Omar Costenaro, sono nato e cresciuto a Marostica: una piccola città del Veneto.
Ho scoperto il mondo della lettura fin da giovanissimo con i grandi classici del fantasy. Gli intriganti personaggi dei libri che leggevo mi hanno ispirato nella stesura di brevi racconti, ma il mio viaggio era solo all’inizio.
Con il tempo, i protagonisti delle mie avventure hanno infatti assunto sempre più spessore, le ambientazioni si sono evolute e la trama si è intrecciata al punto da dare vita a un vero è proprio romanzo.
All’età di sedici anni ho così ideato GEMINI: il mio primo libro fantasy.
Mi sono cimentato anche in altri generi letterari, una nuova sfida con me stesso: scrivere un libro diverso da tutto ciò che, fino a quel giorno, avevo letto o scritto.
Il frutto di questa esplorazione è un romanzo giallo: A NIGHT IN ALLDALE.

Vi lascio il collegamento con il sito di Omar
➡️ www.omarcostenaro.it/ ⬅️

Pubblicato in: DeA, Libri, Recensione

Enola Holmes. Il caso del Marchese scomparso – Recensione

Buonasera amici lettori, oggi voglio parlarvi della piccola di casa Holmes.

Tutte le generazioni del mondo conoscono l’eccezionale detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle infatti, Sherlock Holmes, è da sempre il più amato e celebre investigatore letterario; ora tornerà a far parlare di sé, non come personaggio principale, ma come fratello maggiore di Enola Holmes, la protagonista della nuova saga per ragazzi scritta da Nancy Springer e pubblicata in Italia dalla DeA.

Voglio subito ringraziare la @deaplanetalibri  per l’invio di una copia del romanzo in omaggio.

L’autrice della saga ha scritto, per ora, sei libri sulle avventure della piccola di casa Holmes:

1 – The Case of the Missing Marquess – Il caso del Marchese scomparso (DeA 15/09/2020)
2 – The Case of the Left-Handed Lady – Il caso della dama sinistra (DeA 13/10/2020)
3 – The Case of the Bizarre Bouquets – Il caso del bouquet misterioso (DeA 10/11/2020)
4 – The Case of the Peculiar Pink Fan (ancora inedito in Italia)
5 – The Case of the Cryptic Crinoline (ancora inedito in Italia)
6 – The Case of the Gypsy Goodbye (ancora inedito in Italia)

Titolo: Enola Holmes – Il caso del marchese scomparso

Autore: Nancy Springer

Editore: DeA

Serie: Enola Holmes

N.Pagine: 224

Genere: Mistery, Young Adult

Trama


Enola Holmes non augurerebbe a nessuno di essere la sorella minore dei due zucconi inglesi più famosi al mondo. Mycroft e Sherlock Holmes. Che la guardano sempre dall’alto e la credono una femminuccia capricciosa. Per fortuna la loro madre la pensa diversamente… Quando però la donna scompare nel nulla, le cose per Enola precipitano e i fratelli decidono di spedirla in collegio, convinti che quel posto farà di lei una docile signorina. Ma Enola, che non ha mai obbedito a Mycroft e Sherlock un solo giorno in vita sua, non inizierà certo adesso. E se quei due sono troppo ottusi per aiutarla nella ricerca della madre, ci penserà lei a indagare. Così, in sella alla sua bicicletta, Enola fugge di casa e si mette in viaggio verso Londra. E se sulla strada dovesse imbattersi nello strano rapimento di un giovane marchese, be’… sarebbe l’occasione perfetta per dimostrare quanto risolvere casi sia elementare, per una Holmes! Tra intrighi, indagini e inseguimenti mozzafiato, con questo romanzo iniziano le avventure di un’eroina intelligente e caparbia, capace di farla sotto il naso dello stesso Sherlock Holmes.


Enola è soltanto una ragazzina di 14 anni, ma è intelligente, geniale, avventurosa e imprevedibile; vuole essere lei a decidere del proprio destino, imponendosi in un periodo in cui le donne erano viste esclusivamente come una proprietà maschile, legate prima alla volontà del padre, poi a quella del marito.

La sua avventura inizia il giorno del suo quattordicesimo compleanno, quando la madre scompare di casa in circostanze misteriose, lasciando ad Enola indizi ed enigmi legati ai giochi di parole fatti in passato. La protagonista è praticamente costretta a fuggire di casa, per evitare che Sherlock e Mycroft decidano per il suo futuro, negandole la libertà tanto desiderata; mentre si sta recando a Londra, sulle tracce della madre, viene coinvolta nel caso della sparizione di un giovane marchese…

Enola è un’eroina giovane ma munita di grande coraggio e intuito, ed è determinatissima a dimostrare il proprio valore alla madre e ai due fratelli. Nonostante la sua risolutezza, Enola risulta un personaggio umano, perché non nasconde mai ai lettori le sue fragilità o le sue debolezze, che verranno raccontate lungo l’arco della storia.

Lo stile è semplice e, anche se il romanzo è ricco di dettagli, la narrazione risulta fluida e coinvolgente.

Enola Holmes. Il caso del marchese scomparso è un mistery che ha tutte le caratteristiche ideali per essere un perfetto libro per ragazzi, perché unisce la freschezza e l’ironia della protagonista ad una trama che non ha nulla da invidiare ad un romanzo giallo per adulti.

Sono sicura che, oltre ad essere un libro perfetto per i più giovani, verrà apprezzato anche da moltissimi adulti, e lo consiglio soprattutto a coloro che vogliono evadere e staccare la spina, senza rinunciare ad un’ottima qualità narrativa.

Due fratelli di troppo, un marchese scomparso e un mistero che si infittisce di minuto in minuto… niente paura, sta per arrivare Enola Holmes!

Nancy Springer è l’autrice del romanzo in questione, con protagonista la sorella degli Holmes. Nata nel 1948, ha scritto numerosi romanzi, e i suoi libri hanno ottenuto importanti riconoscimenti letterari. Durante la carriera ha trattato sia tematiche per adulti, sia per ragazzi, spaziando dal fantasy al mistery, dalla mitologia alla fantascienza. Enola Holmes, la sua serie di maggior successo, è stata tradotta in 21 Paesi e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.